COMEDIANS

 

Quando nel 1985 Gabriele Salvatores, anima del Teatro dell’Elfo, riunì un gruppo di comici semi-sconosciuti per portare in scena Comedians, caustico e corrosivo testo del drammaturgo inglese Trevor Griffiths, in Italia si stava realizzando la rivoluzione televisiva che avrebbe portato alla fine del monopolio Rai. Il testo, che prendeva a spallate proprio quel nuovo potere fatto di lustrini, paillettes e vacuità, e di comici venduti alla volgarità seriale, aveva nell’ hic et nunc la sua forza, fotografando una realtà in drammatico divenire.

Per questo si resta un po’ sgomenti nel vedere la riedizione di quel classico, portata sulla scena da uno di quei comici semisconosciuti, Renato Sarti, ora regista, autore e organizzatore teatrale molto attivo nella scena milanese: cosa è rimasto di quella furia iconoclasta, di quella denuncia polemica, ora che la comicità straborda da ogni dove, in tv e altrove, con le sue battute sessiste e volgari e la sua crassa spocchiosità (che molto deve, ahinoi, anche a quegli stessi comici che, dopo aver aperto lo Zelig in una periferia degradata, ne hanno lasciato via via morire lo spirito, svendendone l’anima per un piatto di lenticchie)? Che senso ha, nel nostro paese, dove sembra non esserci differenza fra il comico da tv e lo stand-up comedian?

Sarti, intelligentemente, affida la riedizione a un gruppo di sole donne, e riscrive buona parte del testo, adattandolo all’attualità più recente (con cenni alla guerra in Ucraina e agli sgozzamenti dell’Isis). Il senso del testo, però, rimane lo stesso: 4 attrici in cerca di successo ricevono la visita di una talent-scout televisiva prima della loro esibizione in un locale, e devono scegliere se restare fedeli ai precetti della loro anziana insegnante (“una battuta non si butta via, non deve essere banale, con una battuta puoi cambiare il mondo”) o svendersi pur di entrare nel mondo luccicante della tv. E viene da chiedersi se, oggi, ci siano in Italia comici che si porrebbero questa questione, nella melassa indistinta che pervade la comicità e, soprattutto, con la possibilità comunque di ritagliarsi un proprio spazio a costo zero in qualche angolo di YouTube (nel testo, invece, una delle protagoniste è costretta, per esprimersi liberamente, a gestire un suo locale, con le difficoltà conseguenti).

Le interpreti (Margherita Antonelli, Alessandra Faiella, Rita Pelusio e Claudia Penoni, coadiuvate da Nicoletta Ramorino e Rossana Mola) fanno il possibile per tenere alto lo spessore e l’attualità del testo, e spesso ci riescono, suscitando l’ilarità del pubblico. Ma il gap tra un mondo in cui tutto poteva ancora accadere e uno in cui invece tutto è già accaduto e ci sono sempre meno spazi di verità, è troppo evidente per non spiazzare. E per non farci domandare se il pubblico che ride, abituato alle banalità televisive, riesca a comprendere la disperazione di queste donne a un bivio, consce che nessuna delle scelte che opereranno le renderà felici.

Dal 16 al 22 febbraio al teatro dell’Elfo – Milano

Tratto dalla commedia di Trevor Griffiths

Con Margherita Antonelli, Alessandra Faiella, Rita Pelusio, Claudia Penoni

Regia: Renato Sarti

Produzione: Teatro della Cooperativa

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