Alessandro Tirocchi, voce storica del Morning Show di Radio Globo, in realtà è anche un attore.

Lo abbiamo incontrato al Teatro de’ Servi di Roma prima dello spettacolo “Insieme a te non ci sto più” che lo vede in scena fino al 25 Novembre (leggi la nostra recensione).

Attore, cantante, comico e radio presentatore.  Anche ballerino ?

Ora ti confesso una cosa: quello di essere ballerino è il mio sogno nel cassetto. Quando vedo film come “Save the last dance” io mi fomento. Mi piacerebbe essere il protagonista di uno di questi videoclip americani, ma la natura purtroppo non mi ha donato della flessibilità necessaria e quindi credo, ahimè, che questo, come quello di fare il calciatore, rimarrà un sogno.

Nasce prima l’uovo o la gallina? Qual è stato il tuo percorso artistico?

Ho sempre saputo che questa era la mia vocazione. Pensa che per anni, da piccolo, immaginavo che tutta la vita fosse un’immensa messa in scena, tipo il Truman Show, e che prima o poi sarebbero scattati gli applausi e finiva la rappresentazione. Tutto nasce da un sogno che ho fatto da bambino in cui mi rendevo conto che le persone intorno a me avevano un dettaglio fisico che non era reale e lì mi sono detto: allora è tutta una finzione ?

Faccio un esempio : in questo sogno vedevo un mio parente il cui naso non era reale ma era disegnato, e  ponendomi il dubbio sulla veridicità, arrivavo ad immaginare di essere all’interno di un gigantesco spettacolo.

Il secondo passo importante fu quando i miei genitori mi portarono ad assistere a degli spettacoli dal vivo e rimasi incantato vedendo il palco, le luci, gli artisti che si esibivano, il pubblico che li acclamava portandomi ad avere nel loro confronti una voglia di emulazione.

Poi, come spesso capita, nel periodo dell’adolescenza, ho fatto altre cose, smarrendo un po’ questa vocazione infantile. Sarei dovuto diventare un avvocato, un commercialista e tante altre cose più che altro perché era la società che mi spingeva a queste soluzioni. Anche la mia vita universitaria, non conclusa, è stata variegata e variopinta e per anni sono stato un ragazzo da bisca, un po’ un perdigiorno. Quando intraprendi questa strada poi è difficile ammettere a te stesso ed ai tuoi amici che quel che ti piace in realtà è altro: che vorresti stare su un palco, recitare, scrivere.

Poi il filo rosso della mia vita mi ha permesso, dando sfogo alla mia altra passione che è il giornalismo, di arrivare, partendo dalla redazione di nera di un giornale locale, a Radio Globo in un momento fortunato perché stava nascendo la redazione. MI ritrovai così, per un insieme di coincidenze, nel cast del mattino. Per la prima volta della mia vita, mi ritrovai ad essere pagato per fare quello che mi piaceva: fare intrattenimento. Lo spettacolo era, ed è tutt’ora, il Morning Show.

La radio è un’ottima palestra perché ti insegna, oltre ad intrattenere, anche ad avere un contatto diretto con un pubblico che non vedi, ti costringe a scrivere tutti i giorni. Tante persone non immaginano quanto possa essere massacrante il lavoro radiofonico perché è  un lavoro artistico svolto con le modalità di un lavoro quasi di routine. In radio è proprio la routine che paga: il bombardamento costante e continuo.

Con questo mestiere ho cominciato a pensare in modo diverso al teatro, immaginando che potesse diventare anche quella una mia via.

Ho quindi fondato un’associazione, la Diverbia Et Cantica, con dei miei amici attori e con i quali abbiamo fatto tantissime cose, tra cui un musical, Lady Oscar, con il quale ci siamo esibiti al Teatro Sistina.

Ma la radio mi ha permesso di conoscere e collaborare con Maurizio Paniconi.

E’ questo incontro per me una delle chiave di volta della mia vita artistica quando, per un insieme di casi e coincidenze, ci ritrovammo a condurre in duo il Morning Show.

Un duo fortunatissimo. Come spesso accade, diversi ma complementari.

Esatto. Se tu dovessi cercare le due persone più diverse tra di loro non troveresti nulla di meglio di me e Maurizio: il giorno e la notte.

Però riusciamo a convergere sempre sulle 4 o 5 linee guida fondamentali. Questo il segreto di un duo comico. E’ come una storia d’amore: se hai le basi solide, che tengono, non ti perdi mai. Dopo quasi 15 anni di lavoro quotidiano che inizia con la sveglia delle 5 del mattino, continuiamo ad avere lo stesso entusiasmo e la stessa umiltà dell’inizio, ogni giorni ci si reinventa.

Quest’anno avete portato il programma in versione più teatrale alla manifestazione All’Ombra del Colosseo facendo sold out, mentre l’anno scorso avevate riempito il Gran Teatro. Grandi soddisfazioni.

E’ incredibile. Se penso che c’erano 2.500 paganti lì per noi mi sento una rock star ed è un’immensa soddisfazione perché non c’è nulla di regalato.

Il pubblico che ti segue, ed è venuto a vederti, pagando un biglietto, ha avuto modo di conoscerti, di studiarti, di valutarti giorno per giorno.

AlessandroMa il Morning Show è famoso anche per i tormentoni estivi che riesce a sfornare da ormai un triennio: “Ostia Beach”, “Resto a Roma” e l’ormai celeberrimo “Pulcino Pio”.

Il primo tormentone estivo che creammo in realtà fu “La Casilina” solo che, non essendoci i social network, non ebbe lo stesso impatto popolare.

Oggi è il web che trasforma una canzoncina in tormentone.

A proposito di web, ho notato su Facebook dei gruppi anti pulcino pio, come se rappresentasse il Male.

A me viene da ridere, ma mi fa anche riflettere. Temo che la gente sia arrivata ad un tal livello di saturazione a tutti i livelli, economico, politico, sociale, di valori morali, che poi si sente di dover sfogare la rabbia contro qualcosa.

Ci hanno criticato “Ostia Beach”, ma era solo una satira di costume mentre “Resto a Roma” voleva solo essere una satira di società. E’ evidente che invece il Pulcino Pio è solamente un gioco. E’ una filastrocca brasiliana per i bambini nata più di 30 anni fa e composta da Erisvaldo Pereira Da Silva. Con un’intuizione geniale dei nostri editori in radio, l’abbiamo tradotta ed adattata modificando la fine rispetto alla versione originale.

Questa fine ci ha condotti ad un articolo su Famiglia Cristiana sul cinismo della morte, questi sono gli eccessi che non capisco.

Credo che sia necessario recuperare un po’ di leggerezza e rimane comunque la possibilità, in una società fortunatamente democratica, di scartare quello che non ti piace senza per forza partire a fare le crociate.

Invece di perdere quel quarto d’ora per creare un gruppo anti qualcosa, esci, prenditi un caffè con un amico, fai quella telefonata che rimandi da tanto tempo.

Non posso pensare che il Pulcino Pio possa fare i danni. Secondo me in danni in una famiglia li faccia una madre che non ha amore per i propri figli, un papà che è troppo assente, troppo tempo passato davanti alle TV. Basta anche con il pensiero che la TV è sbagliata: è sempre l’utilizzo che se ne fa a non essere corretto, non lo strumento in sé.

Quali sono quindi gli aspetti negativi dei social network ?

Ma non penso ci siano aspetti negativi. C’è un utilizzo negativo di questi strumenti.

Se lo sapessimo utilizzare sarebbe veramente rivoluzionario. Pensa che il Movimento 5 Stelle nasce così ed è una cosa molto interessante, anche se ora sta prendendo, secondo me, una deriva che sospettavo: si sta politicizzando e strutturando esattamente come tutto quello che combatte e critica.

Oltre a questo c’è un grande vuoto in tante persone che affollano i social network. Non deve essere il sostituto della vita ma una sua componente.

Tornando al Pulcino Pio, il fatto che abbia una sua pagina su Wikipedia, che effetto ti fa?

Già la prima volta che ho letto il mio nome, associato alla voce di Radio Globo, mi ha fatto strano. Vedere ora la pagina del pulcino fa riflettere perché ti serve a capire l’entità del fenomeno.

Abbiamo pensato che, visto il successo, usciremo a Natale con un CD con 13 brani incentrati sulla figura del Pulcino Pio. Un disco per bambini. E’ già in programmazione un singolo, Superstar, che è la storia di Pio, divenuto famoso suo malgrado e che si domanda come e perché la sua canzone ha milioni di visualizzazioni su youtube.

Torniamo al teatro, che ruolo hai nella commedia “Insieme a te non ci sto più”?

La storia si divide tra il 1992, piano narrativo attuale, ed i flashback del 1989.

Il mio ruolo è quello di Andrea, un architetto che si è formato culturalmente negli anni ’70.

E’ un comunista, idealista, con il poster del Che in casa. Ma la vita lo porta man mano a diventare un radical-chic.

Porta le Clark, fa l’architetto perché all’epoca la facoltà di sinistra era un approdo fisiologico, ma diventa vittima di luoghi comuni che appartengono ai benpensanti: si ritrova ad avercela con gli extra comunitari, con gli zingari, ad essere intollerante.

Come tutti gli uomini che si sentono di avere il perfetto controllo della propria vita si ritrova ad un certo punto a capire che non controlla assolutamente nulla perché non si rende conto di quello che succede intorno a lui. Perde ogni riferimento ed entra in crisi. Andrea diventa un uomo smarrito.

Oggi è la prima. Rupert Everet sostiene che “Il rumore del pubblico che entra nel teatro la sera della prima, produce una delle sensazioni più estreme che abbia mai sperimentato. Droga, sesso, amore e dolore svaniscono al confronto”. Tu come vivi l’emozione della prima?

Condivido in pieno questa affermazione. E’ una cosa difficilissima da raccontare. E’ come quando fai il bagno al mare con le onde alte ed hai la sensazione di un equilibrio che si sta per rompere. In quell’attimo preciso tutto quello che è certo non lo diventa più e si apre davanti a te l’ignoto. E’ una sensazione di grande sicurezza nell’insicurezza in realtà. Tu sei tranquillamente sicuro di essere insicuro. Ed ogni sera si ricomincia.

A prescindere dal tipo di spettacolo che vuoi fare, sia esso tragedia o commedia, ogni sera il tuo personaggio prende vita ed hai l’emozione di cercare, in quell’ora e mezza, di far arrivare alla gente quello che tu vivi del personaggio ed è quella la sensazione forte come un orgasmo.

Su quel palco tu metti in scena una parte di te, divertendoti. Solo in Italia usiamo un verbo apposito, recitare, in Francia e nei paesi anglosassoni si usa il verbo “giocare”. Quel posto meraviglioso, il palcoscenico, è la grande concessione fatta a degli adulti per continuare ad essere bambini. Se fai vivere il tuo personaggio senza le paure dell’adulto, ma con l’innocenza del bambino, la gente ti crede e si crea un sottile collegamento tra te sul palco ed il pubblico in sala.

Il complimento più bello che hai ricevuto ?

Quando mi dissero che sembrava vero quello che stavo recitando. Quello è secondo me il più bel complimento che si possa fare ad un attore.

Lavori futuri ?

Dal 12 Novembre sarò con Maurizio Paniconi nella trasmissione di Antonio Giuliani S.C.Q.R. (Sono Comici Questi Romani) su Comedy Central (canale 122 di SKY).

Porteremo lì Agatina ed Elvira, le nostre due vecchiette terribili.

Ti lasciamo con la più classica delle parole di “cambroniana” memoria per la prima e le prossime repliche.

A quintali!

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