Questo è stato il mio primo pensiero quando questa mattina ho letto la lista dei vincitori degli Oscar 2019 assegnati a Los Angeles questa notte.

Una sorta di filo invisibile ha unito il palco dell’Ariston di Sanremo al palco del Dolby Theatre di Los Angeles (tra l’altro, essendo salita su entrambi, piccolissimi).

I faraoni egiziani si sono risvegliati e stanno conquistando il mondo. Da noi sta facendo sfracelli in classifica il vincitore di Sanremo Mahmood  (padre egiziano) la cui “Soldi” risulta essere la canzone italiana più ascoltata al mondo su Spotify.

Negli Usa e nel resto del mondo ha fatto sfracelli Rami Malek (genitori egiziani, il primo americano della sua famiglia) che con la sua sublime, convincente, incredibile, sentita interpretazione di Freddie Mercury, ha vinto tre premi importanti: il Golden Globe (critica esterna negli Usa), il Bafta (l’Oscar inglese), e l’Oscar. Un “triplete” degno di Mourinho. 

Nonostante la crescente “insofferenza” (parola più elegante di odio) per lo straniero, per l’immigrato, per il diverso, molti dei premi assegnati questa notte vanno proprio ad artisti che, in qualche modo, fanno parte di questa categoria.

Gli altri premi

Oltre a Malek, il film vincitore è stato “Green Book”, storia di un musicista americano nero e gay che viene accompagnato in un suo viaggio da un autista bianco, ambientato in un’America razzista degli anni ’60. Il film vince anche per la migliore sceneggiatura originale e Iper l’attore non protagonista Mahershala Ali, alla sua seconda statuetta in soli due anni (due anni fa la stessa per Moonlight), afro americano musulmano.

Il miglior regista è stato Alfonso Cuaron per “Roma”, spaccato di vita nella Città del Messico dei primi anni ’70, film che vince anche per la categoria miglior film straniero e per la fotografia

E la miglior attrice non protagonista è stata l’afro americana Regina King per “Se la strada potesse parlare”.

La sceneggiatura non originale è andata a “Blackkklansman” di Spike Lee (con chiaro argomento razziale).

Se poi andiamo a vedere qualche premio minore ad un altro film “colored” ma decisamente più leggero di quelli nominati sopra. Il film della Marvel “Blackpanter” ha vinto per la miglior scenografia e i miglior costumi.

Facendo le pulci, anche Lady Gaga, che ha preso il premio per la miglior canzone “Shalllow” di “A Star is Born”, è nipote di emigranti italiani.

Una premiazione quindi che lancia segnali forti al pensiero razzista, in ogni sua forma.

Per quanto riguarda le assegnazioni, non tutto è andato come previsto. La favorita Glenn Close per la miglior interprete femminile è rimasta con le mani in mano e la statuetta è andata a Olivia Colman per “La favorita”. Il titolo era in lizza anche per le attrici non protagoniste. La papabile era Rachel Weisz, ma il premio è andato a Regina King (ma la mia preferita era Amy Adams per “Vice”)

“Vice” è stato un po’ lasciato nel dimenticatoio. Niente Amy Adams, niente Christian Bale (protagonista), niente Sam Rockwell (non protagonista, che avrebbe meritato per un meraviglioso George Bush jr). Il film ha preso la statuetta solo per il miglior trucco (a Bale ovviamente che ingrassando però ci ha messo molto del suo). Non ha preso invece il premio per il montaggio (sublime, impeccabile, geniale) che invece è andato a Bohemian Rhapsody (probabilmente il premio dato per l’impeccabile montaggio della parte finale del film, quella dell’esibizione dei Queen al Live Aid).

Al poco convincente “The first man” hanno voluto comunque dare un premio, quello degli effetti speciali. Immeritato a parer mio, visto che tra le nomination vi era anche Avengers Infinity War (che doveva vincere), Ready Player One e “Solo: a Star Wars story”

Tutti in piedi, cantano i Queen

Non ho visto la cerimonia. Ma non potevo non cercare stamani l’esibizione dei Queen, Opening Act (ossia numero di apertura) della cerimonia.

Hanno trasformato il minipalco del Dolby Theatre in un enorme stage da concerto. Non hanno fatto mancare nulla nella loro scenografia anche le immagini di Freddie Mercury in chiusura di We are the champions.

Mi ha colpita una cosa di questa esibizione. Il pubblico. Un pubblico fatto al 70% di artisti che si sono alzati si sulle note di We Will rock you (Adam Lambert grandioso e bellissimo, ma il nostro Salvo Vinci sul palco di”We will rock you” è più bravo), ma mi parevano quasi tutti ingessati. Per non parlare di quando si sono riseduti per “We are the champions”, imbalsamati. Ma capperina! Artisti, alcuni dei quali anche ottimi cantanti…muti, immobili.

Comunque in questa stagione cinematografica la musica ha vinto, il rock ha vinto. E si continuerà con le immediate uscite di “Rocket man” (bio di Elton John) e del bizzarro “Yesterday” (basato sulle canzoni dei Beatles).

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Chi sono
Responsabile della Redazione Milano e Autrice La Nouvelle Vague Magazine
Giornalista pubblicista dal 1988 (critico musicale e spettacolo per quotidiani, mensili femminili e musicali), inizia la sua storia professionale come ufficio stampa nel campo della musica e dello spettacolo con uno dei più grandi promoter italiani, Franco Mamone, noto, tra gli altri, per i tour di Springsteen e Sting oltre che per essere stato manager della PFM. Inizia infatti con lui nel 1989 l’attività, tra i pochi consulenti del settore della comunicazione allora in circolazione. Da quel momento collabora con molti promoter italiani per tourneé italiane di cantanti italiani (Ramazzotti, Jovanotti, Carboni, Raf, Antonacci, 883) ed internazioni (U2, Springsteen, Sting, Dire Straits, Paul Mc Cartney, David Bowie, Michael Jackson, Sex Pistols, Cure, Kiss, Metallica, Bob Geldof), festival rock come Sonoria e Gods of Metal ed eventi (per Rai Due si occupa della promozione del Cantagiro 1992 – con Fiorello – e 1993). E’ ufficio stampa di Francesco de Gregori, Enrico Ruggeri, Riccardo Cocciante, Ornella Vanoni, Gino Paoli, Antonello Venditti, Lucio Dalla, Angelo Branduardi, Litfiba. Collabora esternamente con Emi Music Italy, con la quale contribuisce al lancio italiano di Coldplay e Gorillaz e agli album di Robbie Williams, Paul Mc Cartney (con incontro stampa a Milano) ecc.. e con diverse etichette indipendenti. Dal 1990 al 2001 è collaboratrice di Mario Luzzatto Fegiz del Corriere della Sera con il quale firma, per tre stagioni consecutive, il programma di Radio2 Rai “Fegiz Files”. Sempre con Fegiz, oltre a seguire la sua normale attività di critico musicale, lancia le prime collane di musica allegate al quotidiano quali “Cantautori Italiani” e “Musica per Sempre”. Si occupa, sempre per Radio2 de “I concerti dai Magazzini Generali di Milano” per tre stagioni consecutive. Negli ultimi anni ha lavorato sempre come consulente comunicazione, pr, promozione giornali, radio tv anche con importanti tour teatrali come “Notre Dame De Paris” (2003 da diretta tv Rai1 e tour 2004) ,“Tosca Amore Disperato” (tour 2004) “Cirque Du Soleil-Saltimbanco” (2004 Milano e Roma), Joaquin Cortes (2005) Arturo Brachetti “L’uomo dai 1000 volti” (2007). Dal settembre 2009 a gennaio 2013 è ufficio stampa del Teatro degli Arcimboldi di Milano. Nel 2010 ha seguito, sempre come ufficio stampa, le produzioni del Teatro delle Erbe (Divina commedia, Caveman, Christmas show). Ha assunto l’ufficio stampa del tour 2011 del decimo anniversario di “Notre Dame De Paris” e nel 2012 ufficio stampa di “Peter Pan il Musical” per Il Sistina. Nel 2013 è’ ufficio stampa dell’evento “Sensation Source of light” in esclusiva per l’Italia il 13 aprile 2013; di “Siddharta il Musical” e della pièce teatrale “Apnèa” Nel 2014 consulente comunicazione del musical “Spring Awakening”
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