Giovedì 5 febbraio, è stato pubblicato online il progetto del libro projet 192.

Madrid, 10 esplosioni di matrice terroristica fermarono 192 vite per sempre. Era l’11 marzo 2004.

A distanza di 10 anni da quella terribile data 193 fotografi, dietro l’impulso di Ciro Prota, fotografo napoletano trapiantato a Parigi, hanno unito le loro forze, creatività e coscienze per ricordare quei morti, quel giorno e per dare un contributo alla memoria collettiva.

Nel novembre 2013 Prota ha iniziato a raccogliere adesioni tra fotografi, professionisti e non, per il progetto che prenderà il nome di Projet 192: 192 fotografi per le 192 vittime di Madrid.

Ufficialmente 192, ma a queste si aggiunge successivamente due mesi dopo un bimbo appena nato e subito morto a causa delle ferite subite dalla madre nell’attentato.

Il progetto nasce su internet tra persone che credono nel valore sociale della fotografia. Una foto per una vittima, dando spazio alla creatività, fantasia e sensibilità di ognuno.

Ogni fotografo viene abbinato ad una vittima, si chiede a ciascuno di produrre entro un mese una singola foto in bianco e nero, dove sia presente il nome della persona deceduta assegnato e un elemento ferroviario ad interpretazione libera.

Nel giro di pochi giorni dalla fine di novembre arrivano adesioni da tutto il mondo (dall’Italia alle Filippine, dalla Turchia all’India, passando per Francia, Germania, Spagna, Canada, Inghilterra e Portogallo) completando il numero necessario di fotografi per portare a termine il progetto.

I partecipanti non si conoscono tra di loro, se non via Internet, si danno delle regole, delle linee guida, sempre basate sul rispetto e sul ricordo delle vittime cercando di evitare inutili retoriche e pietismi. In meno di un mese e mezzo producono 192 foto di forte impatto artistico ed emotivo.

Tra i fotografi coinvolti ci sono anche nomi di rilievo ma allo stesso tempo anche i non professionisti donano un apporto fondamentale al progetto mettendoci tutta la loro passione e amore per la fotografia.

Una grande anima collettiva di persone che lavorano con l’immagine, con i propri occhi e la propria sensibilità interpretando vite di persone mai conosciute, con il solo scopo di non dimenticare.

Affinché il tempo non cancelli i ricordi e le persone, i loro nomi sono incorniciati da immagini di binari, stazioni, vecchie locomotive abbandonate, traversine disegnate sulla sabbia e tanti visi e persone.

Viene chiesta spesso la partecipazione di amici, colleghi e persone incontrate per caso coinvolgendoli in una idea di memoria collettiva per fare in modo che il tempo non cancelli i ricordi e le persone.

Il tutto raccolto con quella delicatezza, simbolismo e interpretazione di attimi che la fotografia sa dare quando cerca di colpire il cuore tramite gli occhi.

L’assenza è di fatto il filo conduttore dell’opera, assenza che spesso coincide con quella di altre vittime della follia umana del passato, come per esempio la foto fatte davanti alla lapide che ricorda la strage della stazione di Bologna.

L’assenza può divenire però allo stesso tempo una presenza consapevole, ed è questo che vuole raccontare questo progetto nato dalla coscienza di uno e condiviso tramite gli occhi di 193 artisti di tutto il mondo.”

Dal progetto nasce “Association projet 192” di cui Prota ne è il presidente, associazione che si prefigge di organizzare progetti fotografici a scopo sociale e che ha già in programma per il 2015 il progetto qualcuno mi tenga per mano, dedicato ai DCA.

www.projet192.org

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