Carissimi lettori de La Nouvelle Vague, abbiamo avuto l’ onore di intervistare in esclusiva Elda Olivieri, attrice, regista e sceneggiatrice dello spettacolo “Non Toccare Mia Sorella” in scena al Teatro dal Verme di Milano lunedì 25 Novembre in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle Donne. Lo spettacolo andrà in scena per gli studenti delle scuole di Milano ed è patrocinato dalla Provincia di Milano e dal Provveditorato agli studi di Milano.

 

Ciao Elda!

E’ un piacere per me poterti intervistare in quanto fan di Lara Croft.

Grazie Vincenzo!  Mi fa piacere che tu abbia seguito la mia Lara…

 

Elda hai un’attività artistica molto vasta e varia, passi dal doppiaggio alla recitazione e alla regia… sei un’artista poliedrica. Quale di queste “attività” ti appassiona e coinvolge maggiormente e in quale ti trovi maggiormente appagata?

Mi è piuttosto difficile rispondere alla prima domanda.

Io amo il mio lavoro e lo affronto sempre con grandissimo slancio, passione, energia! L’aspetto più bello e interessante è proprio quello di passare da un ruolo all’altro anche all’interno delle proprie competenze. Dunque dal doppiaggio alla direzione del doppiaggio, dalla recitazione alla regia, dall’insegnamento allo studio personale. Non mi stanco mai di approfondire e di proseguire nell’arricchimento professionale.

Hai prestato la voce a molti personaggi, sia televisivi che cinematografici. Tua la voce italiana di Judy Garland ne “Il mago di Oz”. Hai qualche aneddoto o qualche personaggio a cui ti senti più legata?

Sono molto affezionata a questo cult movie, alla grandissima e giovanissima Judy Garland, e sono onorata di essere presente in un film di valore inestimabile quale “Il Mago di Oz”. Mi sono confrontata con un fascino e uno stile d’altri tempi, quello dei fasti di una Hollywood in pieno fermento. È stato magnifico non solo restituire tutta la freschezza del personaggio ma anche e soprattutto quel gusto, quelle sonorità, quel genere di recitazione che appartengono a un’altra epoca. È stato il primo film che ho doppiato senza l’ausilio della cuffia e mi sono talmente immedesimata nel ruolo che… indossate le magiche scarpette rosse… ero con lei sul set! Esperienza magnifica che non dimenticherò mai.

Sono molto legata anche a Ally Mc Beal… l’ho sempre considerata una sorella. Come direttrice di doppiaggio sono dell’opinione che, oltre alla vocalità, sia soprattutto il carattere ad indicare quale attore-doppiatore assegnare a un determinato attore-personaggio. Come docente verifico costantemente con i miei giovani allievi che se non vi è corrispondenza caratteriale è molto più difficile immergersi in una situazione e immedesimarsi nel personaggio. Ho una formazione artistica che nasce dal teatro ma ho fatto anche molta televisione. Se mi fosse capitato di interpretare un personaggio come Ally, avrei fatto esattamente quello che faceva lei, mi sarei mossa sulla scena con le sue stesse movenze, avrei assunto le stesse espressioni, mi sarei divertita un mondo nei suoi stessi scatti isterici… Le nostre energie erano in perfetto accordo, all’unisono. Il direttore della serie, che mi conosceva bene e mi aveva visto tante volte sulla scena, aveva fatto una scelta non solo di voce ma anche di carattere. Gli adattamenti ai dialoghi erano perfetti, respirare con lei non mi risultava minimamente difficile. Così mi sono sentita subito a mio agio, mi bastava leggere le battute e sapevo come interpretarle; potevo fare a meno di guardarla, sapevo le pause che avrebbe fatto, conoscevo le intenzioni prima ancora di ascoltarle, mi rispecchiavo totalmente nel suo istinto interpretativo, la percepivo come fosse una sorella gemella. È stata un’esperienza davvero emozionante e sempre molto molto divertente, anche se, così come respiravo e ridevo con lei, nell’ultima puntata, ho pianto lacrime vere con lei. Tutti gli attori piangevano perché nella storia si sarebbero separati (era evidente che piangessero davvero, la serie era finita). Io mentre doppiavo ho pianto con lei, senza ritegno. Non era certo la prima volta che, interpretando un personaggio sulla scena, sul set o in sala di incisione, l’emozione e l’immedesimazione salissero fino ad arrivare alle lacrime vere, ma in quell’occasione il dispiacere era tale da procurare un’autentica sofferenza. L’ho amata tantissimo ed è rimasta nel mio cuore.

Nel 2011 sei fondatrice di LessICO ArmonICO. Come nasce questa avventura e cosa ti ha spinto a lanciarti in questa nuova iniziativa, dato il tuo passato che ti vede già fondatrice tra le altre cose della cooperativa Teatro degli Eguali.

L’esperienza in giovanissima età di appartenere a una cooperativa di teatro ha segnato il mio percorso di attrice e di donna. Forte poi di una vasta competenza acquisita in lunghi anni di lavoro al microfono, ho affinato le capacità di modulazione della voce e delle emozioni, a favore della comunicazione e dell’espressività. Ho fondato LESSICO ARMONICO con lo scopo di diffondere la cultura attraverso frammenti dell’universo femminile, nella ricerca di una formula nuova per proporre l’ascolto dalla parola scritta. Nei miei spettacoli diverse forme di espressione dialogano tra loro. Attraverso la musica dal vivo, la danza, il canto, le videoproiezioni, il lessico si fa armonico per avvicinare e coinvolgere il pubblico, in una riflessione comune su argomenti che toccano tutti: gli avvenimenti storici, gli affetti, la famiglia, l’impegno civile e sociale.

“Non Toccare Mia Sorella” è lo spettacolo che ti vede in scena per la Giornata Internazionale contro la violenza sulle Donne. Lo spettacolo è tratto da “Lividi- storie di donne ferite” di Laura Romano e tu ne curi sia la drammaturgia che la regia. Come nasce l’ idea e cosa ti ha guidato in questa prova?

Lo spunto per lo spettacolo NON TOCCARE MIA SORELLA nasce dall’esigenza sempre più pressante di conoscere e di essere consapevoli di quanto la violenza, nelle sue svariate declinazioni, sia entrata a far parte del nostro quotidiano. Violenza intesa anche come prepotenza, arroganza, presunzione, desiderio di prevaricazione. Ascoltare le storie di chi ha vissuto un’esperienza di violenza è una delle molte vie possibili per restituire speranza al futuro. Nello spettacolo si toccano argomenti quali il bullismo, l’autolesionismo, l’abuso sessuale di minori, l’anoressia, la violenza intra-familiare. Lo scopo di NON TOCCARE MIA SORELLA non è solo quello di rappresentare ma quello  soprattutto di sensibilizzare, di sollecitare la condivisione e la partecipazione, di spezzare l’indifferenza di chi, per fortuna sua, non ha subito, di suggerire la denuncia, di recuperare stima e fiducia in se stessi. La stesura del tessuto drammaturgico mi ha appassionato moltissimo, analizzare i risvolti psicologici e le dinamiche mentali è stata una prova intensa per me e per tutte le interpreti e gli artisti che hanno abbracciato il progetto.

Elda, progetti per il futuro? cosa possiamo ancora aspettarci da te?

Dopo questa impegnativa esperienza teatrale, apriremo le porte al progetto dedicato espressamente alle scuole. Gli stessi temi dello spettacolo verranno portati con il comparto musicale nelle scuole che aderiranno al progetto di approfondimento e saranno seguiti da un dibattito/laboratorio a cura di Laura Romano.

A gennaio, con replica a maggio,  propongo un po’ di sana e cerebrale leggerezza portando sulla scena un personaggio meraviglioso uscito dalla sapiente penna di Erich Emmanuel Schmit. Isabella, la protagonista del monologo TUTTO PER ESSERE FELICE, sulle note di alcune celebri canzoni di Edith Piaf, da me interpretate, e alcune fra le più belle musiche di Piazzolla e Tiersen, suonate alla fisarmonica e al bandoneon, da Flaviano Braga, racconterà la sua frizzante e intricata storia d’amore. Mi permetto di dire: da non perdere! Teatro Alta Luce 17 e 18 gennaio – Teatro Delfino 8 – 9 e 10 maggio

Grazie mille a Elda Olivieri e come sempre…. ci vediamo a teatro!

Grazie mille a te e… ci vediamo a teatro!

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Quel che c’è di anormale nella vita è in normale rapporto con l’arte. È la sola cosa nella vita che sia in normale rapporto con l’arte. (O. Wilde)
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Quel che c’è di anormale nella vita è in normale rapporto con l’arte. È la sola cosa nella vita che sia in normale rapporto con l’arte. (O. Wilde)

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