Figlie di una nuova era, quattro ragazze raccontano il Novecento femminile

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Cosa voleva dire essere una donna del Novecento?

Cosa poteva significare essere bambina, e poi ragazza e infine donna durante gli anni che hanno messo le basi al secolo che ci siamo appena lasciati alle spalle?

A queste domande cerca di rispondere il romanzo Figlie di una nuova era, il romanzo di Carmen Korn edito da Fazi Editore. La storia, corale, è quella di quattro donne di Amburgo, tutte molto diverse tra loro. Henny, che vive all’ombra della madre ma è appassionata del suo lavoro e si batte per la realizzazione dei suoi sogni. Kathe, la sua migliore amica, di origini più umili e con legami famigliari complessi. Poi Ida, la classica ragazza viziata che cerca di andare contro le convenzioni del suo tempo e infine Lina, indipendente e anticonformista, che vive la vita che i suoi genitori le hanno reso possibile, morendo letteralmente di fame per permettere a lei e al fratello di avere un futuro da potersi costruire.

Quattro ragazze e quattro storie che solcano la linea mai del tutto retta del Novecento, coi suoi conflitti mondiali e le sue contraddizioni, con gli anni bui della povertà e quelli, opposti, del boom economico. Quattro storie che partono come fili distinti, ma che andranno man mano intrecciandosi, in un turbinio di relazioni, (dis)avventure, matrimoni e coincidenze che, forse, non sono tutte opera del caso.

Primo libro di una trilogia interamente dedicata alla voce femminile, Figlie di una nuova era è esattamente il romanzo che un lettore potrebbe aspettarsi prendendo in mano il libro. Un racconto lungo e appassionato di quattro donne che si affacciano su un mondo che non rimane mai uguale a se stesso, ma che al contrario sembra divertirsi a cambiare costantemente le carte in tavola. Ma, attenzione; Figlie di una nuova era non è solo un romanzo di donne. Perché le pagine trasudano anche della presenza di uomini: padri, fratelli, innamorati, nemici, traditori. Una girandola che fa della ripresa dalla realtà il suo marchio di fabbrica. Perché questo primo volume firmato da Carmen Korn cerca di essere il più verosimile possibile e, scegliendo questa strada, ottiene una maggiore partecipazione da parte del lettore che si trova catapultato in un’altra era, dove si parla in modo diverso, si ragiona in modo diverso.

Dove, in poche parole, l’impronta del secolo appena trascorso respira come un personaggio aggiuntivo, qualcosa di cui non si può fare a meno. Da cui non si può trascendere.

Con un arco temporale che va dalla primavera del 1919 – quando ancora si è costretti a pagare lo scotto della prima guerra mondiale – fino all’inverno del 1948, Figlie di una nuova era racconta trent’anni di cambiamenti: storici, sociali ma, soprattutto, individuali. Il lettore verrà così messo di fronte a cambiamenti fisici ed emotivi che si realizzano sullo sfondo di una realtà in continuo movimento.

Naturalmente, però, il maggior pregio di questo romanzo al femminile è la forza prorompente dei suoi personaggi femminili. In questo Figlie di una Nuova Era si avvicina molto a un altro titolo edito da Fazi, quello della saga dedicata a I Cazalet. Come in esso, anche il romanzo della Korn pone un maggior accento sui suoi personaggi femminili, descrivendo caratteri diversi, a tratti opposti, ma mai banali, mai scevri di quell’imperfezione che fa sì che tutti odorino di realtà.

Figlie di una nuova era - Copertina
Figlie di una nuova era – Copertina
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Chi sono
Collaboratrice , La Nouvelle Vague Magazine
Nata a Roma, si innamora perdutamente della capitale che le ha dato origine e finisce col diventare una tifosa appassionata della squadra di calcio della città. Ha cominciato a scrivere quando era molto piccola: dopo aver visto Edward Mani di Forbice di Tim Burton, ha scritto una storia breve per cambiare il finale triste della pellicola. Da allora non ha mai smesso. Nel tempo libero legge un mucchio di romanzi, organizza viaggi (se sono in Francia tanto meglio) e compra montagne di smalti colorati.
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Nata a Roma, si innamora perdutamente della capitale che le ha dato origine e finisce col diventare una tifosa appassionata della squadra di calcio della città. Ha cominciato a scrivere quando era molto piccola: dopo aver visto Edward Mani di Forbice di Tim Burton, ha scritto una storia breve per cambiare il finale triste della pellicola. Da allora non ha mai smesso. Nel tempo libero legge un mucchio di romanzi, organizza viaggi (se sono in Francia tanto meglio) e compra montagne di smalti colorati.
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