Quando scrivi una storia si ha come l’impressione di camminare tra le macerie, poi scopri la coda di un topo, la prendi e all’improvviso ti rendi conto che sotto il topo si nasconde il corpo di un elefante.

Federico Fellini descriveva in questo modo il processo creativo che un regista deve affrontare per intraprendere il percorso più arduo nella realizzazione di un film: cercare l’idea che possa far scaturire una storia da raccontare.

Lo scorso martedì Giuseppe Tornatore, presso la Libreria del Cinema in Trastevere, ha incontrato il pubblico in occasione dell’uscita del suo ultimo lavoro cinematografico intitolato La Migliore Offerta.

Tornatore, intervistato dalla giornalista Concita De Gregorio, ha raccontato la genesi e gli aneddoti che hanno caratterizzato la realizzazione della sua ultima pellicola, coinvolgendo in un dibattito molto animato il numeroso pubblico presente durante l’intervista.

“La genesi del film è il frutto dell’incrocio di due diverse storie che avevo scritto e che non pensavo all’inizio potessero avere una relazione. I racconti riguardavano una ragazza affetta da agorafobia e la vita di un battitore d’asta. Sulla ragazza affetta da agorafobia avevo pensato a diverse possibili storie, ma nessuna mi convinceva. Molti anni dopo iniziai ad interessarmi alle vicende di un battitore d’asta, mi affascinava la potenza allegorica di questo personaggio, il suo riuscire a dare ad un oggetto il proprio valore. Non so bene come è avvenuto il procedimento, ma ad un certo punto da queste due storie ne è nata una terza, l’idea perfetta per realizzare la pellicola che avevo in mente. Una storia che avesse le sembianza di un giallo ma che in realtà non ne possedeva le caratteristiche, vista la mancanza di un assassinio e di un ispettore coinvolto in un’indagine.”

Tornatore ha continuato il suo intervento chiarendo quali siano le regole che uno sceneggiatore deve rispettare durante la stesura di un testo. Secondo il regista siciliano, il passaggio dal soggetto alla sceneggiatura presuppone anche la cancellazione o l’enfatizzazione di un personaggio secondario che dimostri grandi potenzialità nell’intreccio della storia, ma quando il copione arriva al cast tutto è già definito, le capacità dell’attore possono dare qualcosa in più al personaggio, ma questo ha già preso la sua forma definitiva.

Proprio sulla formazione del cast Tornatore ha ricordato i straordinari attori che ha diretto nei suoi capolavori, da Marcello Mastroianni a Philippe Noiret fino al suo ultimo impegno con Geoffrey Rush. Il rapporto più difficile da sostenere è stato quello tra Roman Polanski e Gérard Depardieu durante la lavorazione del film Una pura formalità. I due protagonisti, provenienti da metodi di recitazione differenti, avevano molte difficoltà ad interagire ed è stato complicato dare alle loro forti personalità il giusto spazio di azione.

Concita de Gregorio ha continuato la discussione incentrando il discorso sullo stato di salute del cinema italiano e sulla qualità delle pellicole nostrane. Tornatore, con molta enfasi, ha precisato che si parla troppo della crisi dell’industria cinematografica, i film italiani hanno un’indiscutibile forza ma bisogna essere più coraggiosi, c’è la necessità di dare spazio anche a generi diversi dalla commedia che possano ampliare l’arco espressivo – narrativo che caratterizza la nostra cinematografia.

“Una volta raccontai una storia ad un produttore, narrai il soggetto di Nuovo Cinema Paradiso. Totò, nel racconto originario, aveva un padre. Il produttore, finito di ascoltare la storia, mi disse che c’era qualcosa che non lo convinceva: Totò aveva un padre di troppo.  La sua analisi era ineccepibile, Totò vedeva in Alfredo la figura paterna che aveva perso, era inutile dargli anche un genitore, per questo decisi di renderlo orfano di padre. Un tempo il produttore riusciva a dare al regista uno spunto su cui riflettere, oggi, dopo aver ascoltato una storia, il massimo che ti viene chiesto è di elencare i costi della realizzazione. Arriverà il giorno che un regista non avrà più bisogno di cercare finanziamenti per realizzare un progetto, la tecnologia  permetterà di realizzare un film da solo e di riuscire a portare ad un distributore il prodotto già confezionato.”

L’incontro è proseguito con una serie di domande del pubblico presente, Tornatore ha voluto precisare le difficoltà che si incontrano nel suo mestiere, dando comunque ai giovani in sala un barlume di speranza.

“Il cinema è la macchina della verità, non della menzogna, non c’è nulla di più reale di un film.”

Il maestro siciliano ci ha lasciati con un ricordo molto speciale che riguarda Federico Fellini: “ Chiesi a Fellini di comparire nell’ultima sequenza di Nuovo Cinema Paradiso, volevo fosse lui a proiettare le scene dei baci tagliati. Rispose alla mia lettera con molto garbo, ma rifiutò, affermando che la sua presenza avrebbe distratto il pubblico  nel momento emotivamente più importante della pellicola, allora mi disse che forse sarebbe stato meglio scegliere un perfetto sconosciuto, sarebbe stato meglio se l’avessi fatto io! E così feci.”

Aver assistito all’incontro con un grande regista come Tornatore è stata un’esperienza emozionante, il cinema rimane una grande macchina magica che ha accompagnato l’immaginario onirico di generazioni, sostenere l’industria cinematografica italiana rimane un impegno edificante per la crescita culturale di ognuno di noi.

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