Una bella intenzione fatta di momenti corali molto intensi che di tanto in tanto, però, lasciano il passo a brani e situazioni sceniche di disneyana memoria. “I GEMELLI LEGGENDARI”, il musical sulla nascita di Roma presentato in anteprima ieri sera a Roma, in uno scenario quanto mai appropriato e suggestivo, il palco della rassegna estiva “All’Ombra del Colosseo” sullo sfondo del parco del Celio, ha sofferto forse un po’ delle dimensioni ridotte della scena. Cast e danzatori hanno dato il massimo, ma era palese la difficoltà dei movimenti. E’ sicuramente uno spettacolo da rivedere, magari al Gran Teatro di Roma, il 5, 6 e 7 ottobre prossimo, da dove partirà il tour ufficiale.

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Cosa ci è piaciuto. Gran parte del cast. Su tutti, una scoperta e due “sicurezze”. La scoperta è Paolo Gatti, nelle vesti del cattivissimo Re Amulio che ordina l’uccisione di Rea Silvia (vergine vestale che rompe il suo obbligo di castità) e dei suoi figli Romolo e Remo. Grande voce e bella presenza scenica, totalmente in ruolo. Le “sicurezze”: Vittorio Matteucci, nei panni di Giove e Manuela Zanier in quelli di Tarpea. Ottima anche la prestazione dei “gemelli di Roma”, in particolare Romolo interpretato da Oscar Nini, che già si era distinto nel “Notre Dame de Paris”. Gli altri interpreti : Luca Marconi nei panni di Remo, Leonardo Di Minno è Marte, Angelo Del Vecchio è Faustolo,  Ilaria De Angelis interpreta Ersilia, Francesca Risoli è Venere, Stefania Fratepietro è Giunone  mentre Sharon Alessandri é Rea Silvia.

Belle le coreografie, e in particolare alcune rappresentazioni, come quella di Plutone (bravo Giuseppe Cartellà) – re degli inferi – che si muove contornato dalle anime dannate che strisciano ai suoi piedi. Tanto di cappello al corpo di ballo che ha saputo rendere al meglio anche nonostante le evidenti difficoltà dovute allo spazio.

Ci è anche piaciuta la narrazione iniziale affidata alla voce di Luca Ward. Peccato che sia solo in apertura e che il racconto non accompagni lo spettacolo. Alcuni particolari, infatti, si dimenticano in corso d’opera e la storia non risulta chiara come potrebbe essere.

Cosa non ci è piaciuto. La visone romantica e gli echi cattolici della storia e le troppe “licenze poetiche” rispetto alla storia stessa. Plutone, signore dell’Ade, è rappresentato come un diavolo tentatore, dispensatore di male e discordia. Anche la rappresentazione scenica, che pur ci è piaciuta, ovvero le anime che strisciano ai suoi piedi, riporta alla visione cattolica del diavolo. Contrariamente, nella mitologia romana, Plutone era visto come una divinità buona e generosa, anche se temuta.

Di contro, Giove è Dio. Canuto, vestito di bianco, buono e dispensatore di amore universale. Figura un po’ distante da quella mitologica che tende a rappresentarlo con un tombeur de femme, traditore seriale, capace di ogni stratagemma pur di nascondere alla moglie le proprie infedeltà.

Ma in una storia come quella di Roma, fatta di guerre, fratricidi e potere, una visione romantica può servire a dare al tutto un senso di morbidezza. Una morbidezza che diventa forse esagerata quando si teorizza che la vergine vestale Tarpea “vende” Roma ai Sabini perché innamorata di Romolo, che invece si innamora Ersilia. Tarpea, in realtà, era solo una donna avida che tradisce Roma in cambio degli ori del nemico. Alcune ricostruzioni la vedono anche innamorata, ma non di Romolo, bensì del regnante sabino Tito Tazio.

Ora qualcuno si chiederà il perché di queste precisazioni storiche (anche se per la storia di Romolo e Remo non è possibile parlare di verità storiche. Essendo leggenda abbiamo fatto riferimento alle tesi più accreditate). E qui arriva l’altra nota dolente. Siamo stati portati a rispolverare i libri del liceo in quanto la narrazione teatrale presuppone conoscenze che, chi non è fresco di studi, assolutamente ha perso o non ha compreso per niente. La riconoscibilità dei personaggi  risulta difficile. Anche i gemelli non si riconoscono, perché non si chiamano e non vengono mai chiamati per nome, come nessuno dei personaggi, a parte Tarpea che si presenta a Romolo. I due assumono un’identità solo al momento dell’omicidio: Remo muore quindi colui che resta è Romolo. Il discorso diventa ancor più complicato per le figure mitologiche come Venere e Giunone.

L’ultima cosa: i brani. Alcuni imponenti, anche musicalmente e con testi rigorosi. Altri, soprattutto quelli di amore e morte, forse un po’ troppo disneyani.

Nel complesso è un bello spettacolo. Va riconosciuto che, appunto per la complessità della storia, è assolutamente non facile da affrontare, sia dal punto di vista autorale e registico (interessanti alcune intuizioni del bravo Marco Simeoli, altre troppo classicheggianti) che interpretativo.

Giudizio complessivo:  BUONO CON RISERVA (Da rivedere)

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