Nella vita bisogna sempre avere una buona storia da raccontare

ci dice Momo, il protagonista di questo monologo intenso e toccante in scena fino al 13 gennaio al Teatro dei Conciatori di Roma.

“La Vita Davanti”, diretto e interpretato da Tony Allotta, è ispirato al romanzo ‘La vita davanti a sé’ di Romain Gary, scrittore francese emigrato dalla Russia quando era ancora ragazzino e conosciuto anche con lo pseudonimo di Emile Ajar.

Momo è un ragazzo mussulmano affidato fin da piccolo dalla madre-prostituta alle cure di Madame Rosa di origine polacca, prostituta anche lei, sopravvissuta ai campi di concentramento di Aushswitz.  È proprietaria di un appartamento nella Parigi multietnica degli anni ’80 nel quale ospita e si prende cura dei bambini figli di prostitute.

Il racconto ripercorre la vita difficile del giovane Momo, da quando divideva la stanza con altri bambini sfortunati come lui. Sua madre, che nemmeno conosce, a differenza delle altre che ‘facevano la vita’, non andava mai a trovarlo. Lui non sa esattamente quando è nato, non sa quando festeggiare il suo compleanno, e a tratti dubita perfino di essere veramente arabo.

Madame Rosa è, nella vita di Momo, un punto di riferimento, la forza degli affetti che gli sono sempre mancati. È una donna ormai anziana e corpulenta che fatica sempre di più a percorrere i sei piani a piedi che la separano dal suo appartamento.

Attraverso le parole del giovane mussulmano scopriamo i molteplici aspetti del carattere di Madame Rosa, una persona sensibile e altruista, ma anche profondamente segnata da un’esistenza difficile. Si trucca pesantemente e, quando è molto giù, le basta tirare fuori la foto di Hitler da sotto la poltrona per ricordare da cosa è riuscita a scappare e per sentirsi meglio.

L’essenzialità della scenografia, caratterizzata da una scala, un ombrello chiamato Oliver e piccole balene di carta che pendono dal soffitto, permette allo spettatore di intraprendere un viaggio attraverso l’emozione pura del racconto.

Innumerevoli sono gli spunti di riflessione: il protagonista rivolge al pubblico la stessa domanda che campeggia su un telo bianco che arricchisce la scenografia:‘Si può vivere senza amore?’. Si può vivere senza quell’amore che rappresenta forse la forma di dialogo più bella e significativa che l’uomo abbia mai inventato?

È lo stesso Momo a darci la risposta a conclusione di questo viaggio così emozionante: non si può vivere senza amore, anche se si vive lo stesso.

Uno spettacolo che esplora il mondo delle persone ridotte al silenzio da una vita difficile ma che viene fatto con ironia, sensibilità e delicatezza.

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Collaboratrice , La Nouvelle Vague Magazine
Fabiana Errico si laurea in lingue e letterature straniere a Roma. Coltiva la passione per la lettura, la traduzione e il teatro. Appena può cerca di scappare dal caos cittadino purché ci sia un buon libro e i suoi gatti a farle compagnia.
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