Dopo il grande successo, prima del Festival di Todi e poi del Teatro dell’Orologio con Emingranti,  Giancarlo Fares torna a teatro, ma questa volta non sale sul palco del Teatro Nino Manfredi, ma “si limita” a firmare la regia di Coniugi, il testo di Eric Assous, in scena fino al 31 gennaio con Felice della Corte, Roberto d’Alessando, Claudia Vismara e Francesca Nunzi.

 

Come nasce l’idea di portare in scena Coniugi, è il testo di un autore non molto rappresentato in Italia. Scelta in controtendenza o c’è un messaggio preciso che ti ha colpito nel testo

Giancarlo Fares
Giancarlo Fares

L’idea nasce da me e Felice della Corte, che è anche produttore dello spettacolo. E’ una scommessa su un testo che ci piace molto, divertente e ben scritto,  e su un autore molto amato in Francia ma poco noto in Italia. il tema dello spettacolo è: può il denaro comprare i sentimenti. E’ un tema universale.

In scena ci sono quattro attori. Come sei entrato in contatto con Roberto d’Alessandro, Felice della Corte, Claudia Vismara e Francesca Nunzi?

Felice è un caro amico, con lui condividiamo progetti, gioie e sofferenze teatrali.  Francesca e Roberto sono due attori che stimo molto e che dirigo per la prima volta. Con Claudia ci siamo conosciuti sul set di Spaghetti story di Ciro De Caro, è una talentuosa attrice.

Come hai lavorato sugli attori per far venire fuori le vere caratteristiche dei personaggi.

Lascio molto spazio all’inventiva degli attori. Non amo l’attore esecutore. In questo caso ho avuto un cast molto propositivo, pieno di idee, e bendisposto alla  crisi, necessaria per arrivare ad una valida interpretazione. Io mi sono limitato a costruire degli argini entro i quali hanno fatto scorrere la loro creatività.

Nel comunicato stampa si parla di Convenienza, in che termini viene affrontata?

Delle volte si mettono da parte i sentimenti per arrivare ad un benessere di tipo materiale. Ma alla lunga i soldi non danno la felicità. La felicità non si può comprare.

Com’è il tuo rapporto con la “convenienza”, un termine che si presta ad un’accezione negativa ma anche positiva, come la vivi?

Io cerco di fare il più possibile quello che mi piace. Raramente accetto quello che mi conviene.

Sei reduce dal successo di Emigranti, che sappiamo riporterai in scena. Quale dei due preferisci? Per quale ti sei appassionato di più?

Sono due cose diverse. In Emigranti sono attore e regista. In Coniugi solo regista. Diciamo che Coniugi mi fa soffrire perché delle volte vorrei stare in scena con loro. Emigranti mi stanca perché in scena ci sono. Ma entrambi sono come figli. Ogni spettacolo è come un figlio. Lo ami e ti logora, ma ti dona anche tanta gioia.

 

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