Lo scorso 13 marzo, presso la sala conferenze della Biblioteca Nazionale di Roma, è stata presentata alla stampa la 55 esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia. Il presidente Paolo Baratta e il curatore Massimiliano Gioni hanno illustrato le caratteristiche peculiari della prossima mostra che inaugurerà il 1 giugno.
Dal 1998, a seguito della prima sperimentazione attuata dal critico d’arte Achille Bonito Oliva, le biennali non seguono esclusivamente il filone dedicato ai padiglioni nazionali ma sviluppano di fatto un progetto parallelo, una mostra nella mostra che ha luogo negli spazi dell’Arsenale e dei giardini di Venezia e che prende forma secondo le idee di un curatore.

Il Palazzo Enciclopedico è la “mostra ricerca” ideata quest’anno da Massimiliano Gioni. Il titolo prende spunto dal progetto dell’artista italo – americano Marino Auriti che nel 1955 depose presso l’ufficio brevetti statunitense l’idea di un museo immaginario che avrebbe contenuto tutto lo scibile umano, dalla ruota al satellite, una sorta di wunderkammer cinquecentesca dove i visitatori avrebbero potuto rintracciare l’infinita ricchezza della genialità universale.
Il progetto rimase ovviamente incompiuto ma Auriti costruì in Pennsylvania un modello dell’edificio che avrebbe ospitato il museo, alto 700 metri avrebbe occupato 16 isolati della città di Washington.

Gioni, partendo dalle premesse del Palazzo Enciclopedico di Auriti, ha voluto rendere omaggio alle personali cosmologie di centocinquanta artisti provenienti da 37 nazioni coprendo un arco cronologico che va dall’inizio del secolo scorso fino ai nostri giorni.
Mondi onirici, geografie irreali, deliri di conoscenza, il Palazzo Enciclopedico è testimone di molteplici esperienze cognitive dove l’artista diventa un po’ profeta e un po’ sciamano.

Il percorso del progetto ispirato da Auriti raccoglie diverse espressioni figurative e immaginifiche: dai film di Melvin Moti alle piccole ceramiche di Ron Nagle fino ai corpi smaterializzati di Ryan Trecartin.

L’Arsenale accoglie anche un progetto espositivo dell’artista Cindy Sherman che , accettando l’invito di Gioni di partecipare alla mostra, ha deciso di curare personalmente uno spazio dove creerà un suo personale museo immaginario.

Tra i nomi italiani coinvolti nel Palazzo Enciclopedico si menzionano le opere di Yuri Ancarani, di Enrico Baj, di Carol Rama senza dimenticare il doveroso omaggio al lavoro di Marisa Merz.

Il presidente Paolo Baratta ha continuato la conferenza descrivendo le novità di questa edizione della Biennale di Venezia. La più clamorosa, che ha incuriosito maggiormente i giornalisti in sala, riguarda la presenza per la prima volta di un padiglione dedicato alla Santa Sede. Baratta non ha specificato molto in merito lasciando ai rappresentanti del Vaticano le risposte ai vari quesiti posti in sala.

Le novità di questa 55 esposizione riguardano anche la partecipazione di nazioni mai coinvolte prima nella manifestazione: Angola, Bahamas, Regno del Bahrain, Costa d’Avorio, Repubblica del Kosovo, Kuwait, Maldives, Paraguay e Tuvalu completano il panorama artistico mondiale.

Il 1 giugno la Biennale aprirà le sue porte al pubblico, molte sono ancora gli elementi da scoprire e da indagare, valuteremo se il lavoro di Gioni appagherà le aspettative degli addetti al lavoro e degli appassionati che visiteranno gli spazi dell’esposizione.

1 commento

  1. Pino Boresta vivrà. Nuova performance-blitz dell’artista romano durante la conferenza stampa della Biennale. L’outsider per eccellenza rivendica ancora una volta la propria esistenza
    “I don’t give up”, urla a pieni polmoni Pino Boresta. E se c’è qualcosa che va riconosciuto all’artista romano, insieme a una rara genuinità, sono la tenacia e la convinzione con cui porta avanti la sua ricerca, da almeno un paio di decadi. Performer, situazionista (o “situazionauta” come ama definirsi), oltre che street artist ante litteram, Boresta è sbucato fuori dal pubblico della conferenza stampa della Biennale di Venezia, ieri a Roma, al grido di “Io vivrò”.
    Dopo aver provocatoriamente annunciato, con email, post su forum e pubblicità sui giornali, che si sarebbe tolto la vita se Gioni non l’avesse invitato alla mostra, ha invece a sorpresa deciso di riaffermare con forza la propria esistenza, la propria condizione di outsider, di irregolare, di allegro e consapevole disturbatore. La performance, interrotta dal servizio d’ordine come ogni blitz che si rispetti, si è chiusa con un forte applauso, mentre Paolo Baratta, presidente della Biennale, riprendeva la parola dicendo a Massimiliano Gioni: “pensavo fosse una delle tue trovate”…
    V.T.

    Qui ii video:
    http://www.youtube.com/watch?v=gDxYnZFyx_0

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