Capolavoro assoluto, dal respiro sempre attuale, La scuola delle mogli scritta nel 1662, è senz’altro una delle commedie più riuscite di Molière. Ambientata in un’atmosfera piccolo borghese della Francia degli anni ’20, viene proposta al Teatro Argentina di Roma dalla Compagnia del Teatro Stabile di Genova per la regia di Marco Sciaccaluga.

Il personaggio di Arnolphe, interpretato dallo straordinario Eros Pagni, è ossessionato dal tradimento che secondo lui rappresenta uno dei mali della società contemporanea; decide, allora, di adottare una bambina di quattro anni, di farla crescere ed educarla nell’ignoranza per sposarla poi senza correre alcun rischio. Infatti, egli sostiene che: “Se una donna è sciocca e poco attraente non sarà portata a tradirmi”. Nella convinzione di creare in questo modo una sorta di moglie ideale e di rifuggire così alle dicerie della gente, diventa in realtà a sua insaputa lo zimbello di tutti. Le fobie di Arnolphe si amplificano nei momenti di delirio e si traducono nelle scene più drammatiche attraverso i monologhi che mettono in luce i suoi pensieri, la sua infelicità, la sua totale ossessione proprio per la paura delle corna. Anche la sapiente composizione dei dialoghi tra Arnolphe e Agnès (Alice Arcuri) attraverso un metodo che ricorda quello socratico, riescono a tirar fuori delle crudeli verità e sintetizzano il contrasto generazionale, causa anche della difficile o quasi impossibile comunicazione tra i due.

Tutto si concentra nell’azione  in un turbinio di sentimenti che si rincorrono e trasmettono tutta la forza vitale del teatro, quel teatro che si distacca dalla letteratura e  prende vita e vigore su una scena sempre in movimento. Il gioco degli intrecci narrativi rivela una struttura armonica che ricorda gli schemi tipici della commedia degli equivoci, come ne è da esempio il cambio del nome di Arnolphe in Signor Del Ciocco che carica tutta la pièce di una comicità straordinaria che si protrarrà fino allo scioglimento narrativo del finale. La forza delle azioni pervade tutta la scena  grazie anche ad una scenografia originale e ben studiata che nulla toglie alla parola di Molière e all’intentio auctoris ma anzi, aggiunge dinamicità al testo rendendolo più vicino all’immaginario dello spettatore. L’alternarsi degli spazi interni ed esterni permette agli attori di vivere a pieno la scena, mescolandosi all’ambiente e incastrandosi perfettamente nelle situazioni. Uno spettacolo davvero unico nella sua interpretazione e nella sua realizzazione capace di riprodurre un classico della letteratura francese e riadattarlo, senza stravolgerlo affatto, in un’altra epoca storica. L’arte che sa parlare sempre e sempre in modo diverso. Questa, la sua bellezza.

 

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