Al via ieri 3 marzo all’Ambra Jovinelli di Roma l’ultima replica di Qui e Ora, nuovo testo mirabilmente scritto da Mattia Torre (noto ai più per la sceneggiatura della serie televisiva Boris).

Il sipario si apre su una strada secondaria della periferia romana in cui è appena avvenuto un incidente. Intorno il nulla, solo campagna e a tratti il rumore degli aerei che passano. Le due persone coinvolte nell’incidente,  due uomini sulla quarantina, si rivelano fin da subito profondamente diversi per estrazione sociale e stile di vita: Aurelio (Valerio Mastandrea) che conduce un programma radiofonico di cucina e si definisce uno ‘chef motivazionale’, è un cinico megalomane senza peli sulla lingua che non esita a giudicare Claudio (Valerio Aprea), disoccupato e tornato a vivere in casa della madre dopo la separazione, come il classico esempio di parassita della società.  Man mano che la storia si delinea, ci rendiamo conto che l’incidente tra i due centauri era quasi inevitabile.  Non sono solo i veicoli a entrare in collisione, ma i due mondi dei protagonisti diametralmente opposti, identici apparentemente solo nella capacità di odiarsi.

Aurelio crede di poter muovere i fili del mondo, tanto da essere in grado di seguire la diretta del suo programma dal luogo dell’incidente mentre aspettano i soccorsi.

Claudio, tormentato al telefono dalla madre apprensiva che lo chiama ogni cinque minuti, è apparentemente non solo il più ammaccato tra i due dopo l’incidente, ma è anche quello che Aurelio definisce senza mezzi termini ‘l’anello debole della catena, quello che il branco lascia dietro’.

Il testo scorre via in poco più di un’ora in cui saltano fuori i conflitti e la mancata coesione sociale e culturale. Quello che spesso succede dopo un incidente, è che le persone coinvolte diventano ‘avversari’, nemici per definizione.

Un atto unico formidabile che colpisce lo spettatore non solo per la bravura indiscussa degli attori, ma anche per l’efficacia del testo, un susseguirsi di battute intelligenti, una comicità graffiante che si fa portavoce della realtà tragica e spietata di tutti i giorni. Dopo gli incidenti, sulla strada e nella vita, si deve andare avanti sempre e comunque. Ci si rispecchia in questi due prototipi, due profili umani che si possono incontrare tutti i giorni. Le scenografie sono di Beatrice Scarpato e i costumi di Alessandro Lai. Completano e arricchiscono l’atmosfera le luci di Luca Barbati e il suono a cura di Cristiano Paliotto.

 

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Collaboratrice , La Nouvelle Vague Magazine
Fabiana Errico si laurea in lingue e letterature straniere a Roma. Coltiva la passione per la lettura, la traduzione e il teatro. Appena può cerca di scappare dal caos cittadino purché ci sia un buon libro e i suoi gatti a farle compagnia.
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