5 mesi fuori dall’Italia ti fanno da una parte perdere di vista le sfumature, dall’altra si diventa ancora più obbiettivi, non credi ?

È iniziata così la mia conoscenza di Alessandro Cannistrà, un viaggio distante un oceano, un continente da esplorare, una nazione, l’Argentina, che trasmette emozioni contrastanti in netto disaccordo con l’immaginario stereotipato di una milonga frequentata da tangheri.
Alessandro Cannistrà è un artista da scoprire, le sue opere sono frammenti di coscienza, la tecnica che utilizza è il suo timbro caratterizzante, quel “smoke on canvas” che sin dal primo momento mi ha incuriosito.

“Come afferma l’artista Ubaldo Bartolini, la luce illumina solo se stessa. Nelle mie composizioni sviluppo un processo mentale psicotico che trae origine dagli studi di Freud e Lacan. Sono convinto che bisogna affrontare le  proprie problematiche osservando la parte oscura della psiche; le ombre non sono altro che un sottile confine di demarcazione dove possiamo comprendere i turbamenti che affliggono l’anima. Le mie opere sono frutto di una luce arrogante e di un elemento di casualità con cui interagisco utilizzando il fumo.”

Nella lunga conversazione con Alessandro molti argomenti si sono intrecciati: il trasferimento a Buenos Aires, la sua concezione esistenzialista, i progetti lavorativi in America che si sviluppano anche fuori dall’Argentina tra Bogotà, Miami e Montevideo, l’ambiente artistico romano, il linguaggio vuoto di tante espressioni artistiche.
Le opere di Cannistrà indagano il mondo, sono una radiografia di ciò che ci circonda, immergono lo spettatore in uno spazio indefinito in cui la vista viene offuscata, laddove osservare diventa un compito impegnativo che racchiude tutti i sensi in una comunione d’intenti, volta a comprendere l’essenza della natura stessa.

“Definisco il mio ruolo di artista secondo una matrice puramente egoistica, ma il mio egoismo serba all’interno tutt’altra finalità. Ti faccio un esempio: un uomo fa cadere in terra un rifiuto di plastica, potrei dire a quell’uomo di raccogliere il pezzo di plastica e di gettarlo in un recipiente idoneo; io invece non dico nulla, raccolgo il pezzo di plastica e lo getto affinchè possa essere riciclato. Questo è l’egoismo di cui mi avvalgo, interagire con la società è per me un’immersione dove cerco di esplorare anche i lati peggiori, quelli che mi infastidiscono negli altri; immergendomi in questi sentieri oscuri mi trovo davanti ad un bivio dove incombe una scelta: decidere di proseguire o chiudere definitivamente i ponti. Scegliere di proseguire implica la volontà di cercare la bellezza sempre, in ogni cosa, anche lì dove non te lo aspetteresti mai.”

Dei suoi cattivi maestri Alessandro cita in prima istanza Gino de Dominicis, cui lo ha paragonato Luca Tomio della Galleria Toselli di Milano, giungendo ai lavori di Ubaldo Bartolini e di Luca Maria Patella, padre putativo di decine di artisti che oggi praticano il concettuale:“ un uomo che ho avuto l’onore di conoscere e a cui sento di essere affine.”
Eppure rimane la concezione filosofica di Lacan il fulcro interpretativo delle sue opere; secondo il filosofo francese il nodo centrale dell’inconscio riguarda il linguaggio la cui struttura portante emerge nelle elucubrazioni psichico mentali. Lacan è la chiave di lettura dei lavori di Cannistrà, dove affiorano molteplici declinazioni soggettive, numerosi interpretazioni dell’io.

“Lacan ha enunciato un pensiero a cui tengo in particolar modo; egli afferma che il tempo del silenzio è di gran lunga superiore al tempo della parola. Una verità che può essere associata al linguaggio vuoto che sempre più spesso è legato al contemporaneo, sono convinto che un’opera d’arte debba cambiare lo spettatore, debba in qualche modo non lasciare indifferenti.”

Alessandro mi ha congedato con una frase di Proust: “il mondo non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale.” Il genio artistico ha da sempre rivoluzionato il mondo, oggi più di ieri c’è la necessità di incoraggiare menti illuminate facendo in modo che diventino i fari delle nostre coscienze.

Alessandro tornerà tra qualche mese in Italia, prossimamente sarà impegnato in un progetto che realizzerà per la galleria milanese Officine dell’Immaginehttp://www.officinedellimmagine.it/

 Per approfondire il lavoro di Alessandro Cannistrà:  http://www.alessandrocannistra.com/home.html

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