di Fabiana Errico

Per tutti coloro che vogliono scoprire e farsi conquistare dal fascino delle atmosfere ottocentesche, è in scena al Teatro San Paolo dal 23 gennaio al 17 febbraio “La ragione e il sentimento”, opera in due atti liberamente ispirata al celebre romanzo Sense and Sensibility di Jane Austen del 1811.

Le sorelle Dashwood, Elinor (Patrizia Grossi) e Marianne (Ester Cantoni), si trasferiscono nel Devonshire a Barton Cottage ospiti di Sir John Middleton (Giorgio Barlotti) e di sua suocera, la simpatica e cinguettante signora Jeggins (Lucia Ricalzone).

Elinor, la sorella maggiore, dall’indole razionale e riservata, sembra non essere indifferente al fascino di Edward Ferrars (Giuseppe Renzo) ricco e stimato avvocato seppur timido e impacciato. La natura emotiva e sognatrice di Marianne si esprime pienamente quando incontra John Willoughby (Daniele Biagini), giovanotto dallo spirito romantico ma dal comportamento piuttosto ambiguo.

L’esperienza esaltante del primo amore fa sì che Marianne non prenda affatto in considerazione le attenzioni del Colonnello Brandon (Massimo Lello) amico ed ex compagno d’armi di Sir John Middleton.

Elinor e Marianne rappresentano la dicotomia tra cuore e cervello, l’eterno dilemma su cosa far prevalere tra l’istinto della passione e il buon senso.

Le vicende delle sorelle Dashwood ci danno prova di come la ragione e il sentimento abbiano la necessità di sostenersi a vicenda di fronte ai vari sconvolgimenti della vita.

Elinor, giudicata fredda e senza cuore dalla sorella, troverà conforto riuscendo finalmente a esprimere i propri sentimenti, mentre Marianne si renderà conto che è da sciocchi correre dietro amori falsi e impossibili e che le passioni cieche non sono l’unica via per la felicità. La crescita emotiva delle sorelle Dashwood, rappresenta il processo di maturazione dell’individuo. L’ingenuità romantica della giovinezza viene investita dalla razionalità e dal dolore dell’esperienza trovando in seguito quel giusto equilibrio tra la ragione e il sentimento.

Nell’adattamento teatrale, curato da Ester Cantoni e Giuseppe Renzo, non mancano il brio e l’umorismo tipici dei romanzi di Jane Austen, così come il tentativo di conservare intatte le caratteristiche della “Novel of Manners” in cui i dialoghi (che generalmente si prestano bene a una trasposizione scenica) hanno un ruolo centrale.

L’atmosfera e costumi riproducono fedelmente il fascino degli ambienti domestici della piccola nobiltà di campagna. Il disegno arguto di un mondo convenzionale e pettegolo, crea un filo diretto tra il salotto del ristretto mondo della provincia inglese e la società odierna in cui il gossip e le formalità fanno parte del vissuto quotidiano. Le tradizioni si evolvono ma rimangono invariate le dinamiche e le passioni che muovono l’animo umano.

 

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