LOCUS SOLUS DI RAYMOND ROUSSEL. Intervista a Marco Pascarelli, curatore del libro. 

Nella sua roulotte superaccessoriata Roussel girò mezzo mondo, visitandolo nell’unica maniera in cui la sua sorprendente fantasia lo riteneva tollerabile, cioè praticando il viaggio immobile, il turismo senza contatto.

Per quanto se ne sa, Roussel, che fosse in Egitto, a Tahiti o a Palermo (dove morì), abbandonava raramente la sua camera e se lo faceva era solo per confondere mondo e vaudeville, vita reale e letteratura popolare.

Nell’alveo del suo guscio protettivo, sullo sfondo cangiante delle mete più esotiche, lavorava senza sosta a cesellare le sue frasi bifronti, cercando per ore il nome di un personaggio.

Lì proteggeva la sua delicatissima salute, curando i fragili nervi con pericolose e acrobatiche miscele di barbiturici; lì riusciva a riattivare il miracolo estatico della sua creazione poetica. Il mondo rimaneva fuori, come si confaceva alla sua indole di vero aristocratico, estraneo e magnetico

(tratto dall’introduzione di Locus Solus, curata da Marco Pascarelli)

Raymond Roussel nacque a Parigi nel 1877 e morì suicida a Palermo a 56 anni. Ossessionato dalla stella obliqua del successo, la inseguì per tutta la sua esistenza, senza mai raggiungerla.

La sua scrittura, ricercata, fantasiosa e astrusa lo rese uno dei capostipiti del surrealismo. Locus Solus, scritto nel 1914, è il suo lavoro letterario più noto e la giovane casa editrice Grenelle lo ripropone nella nuova traduzione di Susanna Spero.

Il testo è curato da Marco Pascarelli e preceduto da una sua introduzione approfondita che consente al lettore di conoscere la vita fuori dagli schemi dell’autore e il clima sociale in cui viveva.

Una scelta particolare per una nuova casa editrice. Cosa ti ha spinto a curare il romanzo di Roussel?

Più che una scelta consapevole, quello con Raymond Roussel è stato un incontro folgorante.

Non molti erano i libri che avevamo in mente di fare quando Edizioni Grenelle è nata, poco più di un anno fa, e Locus Solus era tra questi.

La vicinanza al surrealismo – sotto la cui stella la nostra casa editrice nasce, richiamandosi alla strada di Parigi che ospitò il primo bureau della più grande avanguardia del Novecento –, l’inconsapevole capacità di fare scuola da parte di un autore tanto singolare e solitario, l’ invenzione di un metodo compositivo inedito, di un linguaggio e di uno stile singolarissimi, infine l’enorme ricchezza di generi racchiusi all’interno di un libro che sarebbe riduttivo definire un romanzo, sono stati per noi tutti moventi sufficienti a farci investire nel’impresa di una nuova edizione e traduzione del capolavoro di Raymond Roussel.

Raymond Roussel è considerato uno dei “padri spirituali” del surrealismo e della patafisica. Ma la sua vita personale?

Come si sa, e si sa poco al di là di un’aneddotica forse un po’ troppo romanzata e alla ricerca del personaggio, Roussel fu tutto meno che un caposcuola.

Benché Breton e Duchamp non perdessero neanche una delle sue discusse messe in scena parigine, nonostante il gruppo OuLipo deve molto, per esplicita ammissione dei suoi autorevoli componenti (Queneau, Perec, Calvino su tutti), al procédé rousseliano (un metodo compositivo che sfruttava fenomeni linguistici come le omofonie, le paronomasie e i metagrammi per originare delle occasioni narrative), Roussel si schermì sempre dal venir avvicinato a questi autori e movimenti.

Cercava solo di dare voce alla sua ossessione letteraria, a rincorrere la fama che, secondo lui, non poteva non arridergli, vista la sensazionale scoperta di cui era “autore” – cioè che all’interno del linguaggio, e per volere di certi apparentemente involontari incipit linguistici, si celassero infinite e meravigliose storie che andavano solo colte.

Per questo visse sempre molto riparato, non frequentava molto i circoli e i salotti dell’epoca, era totalmente votato alla disciplina imposta dalla regola compositiva che aveva inventato e anche quando viaggiava non usciva mai veramente da sé o dal suo lussuoso camper – una vera stravaganza per l’epoca – con cui girava il mondo.

La scrittura come sperimentazione: Roussel ne è un esempio. Che senso ha riproporlo oggi?
LOCUS SOLUS DI RAYMOND ROUSSEL
Raymond Roussel

Il senso è, innanzitutto, quello di ristabilire una giustizia, dando a Roussel quello che gli spetta e tributandogli l’onore che non ebbe mai in vita e anche dopo, nonostante la riscoperta delle avanguardie come anche della filosofia (Foucault gli dedicò un’importante monografia), faticò ad arrivare.

Volevamo, inoltre, mostrare le ascendenze di molti fenomeni letterari più o meno recenti (da OuLipo in poi). L’occasione offerta dalla scrittura rousseliana e dalla scoperta del suo procédé è poi quella di ragionare su certe potenzialità creative che si annidano all’interno della struttura linguistica tout court.

Non è un caso che, secondo molti, l’enorme scoperta fatta da Roussel era in realtà una cognizione antichissima relativa alle origini di ogni narrazione mitica, intesa come una sorta di affezione interna al linguaggio e manifestata dalla curiosa confusione di sensi cui certi bisticci di parole danno luogo.

Locus solus decostruisce i percorsi narrativi e mentali ordinari. Dove porta, secondo te?

Credo che addentrarsi consapevolmente dentro le maglie delle narrazioni di cui è disseminato Locus Solus – narrazioni che definirei pulviscolari, in grado di derivare da interstizi minimi del linguaggio e di diffondersi le une nelle altre – sia l’esperienza letterariamente più prossima al famoso thaumàzein aristotelico.

La meraviglia che si genera dalla scoperta di quell’inedito spazio narrativo creatosi per apparente raddoppiamento di un segno, che in realtà significa in maniera ambigua cose differenti, credo conduca a scoprire le disperanti possibilità ancora disponibili per il narrare.

Insomma, non tutto è stato scritto e probabilmente non lo sarà mai, tuttavia il cimento del dicibile è sempre continuamente riproposto.

Non tutti possono e sanno raccoglierlo, Roussel lo ha fatto, consapevole o meno che il linguaggio sia sempre in affanno rispetto al mondo.

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Chi sono
Milanese trapiantata a Fidenza, si è diplomata alla Scuola di Cinema di Milano. Ha lavorato in teatro in qualità di regista e assistente alla regia e per tre anni ha tenuto corsi di teatro ai detenuti all’interno del carcere di Como. Ha pubblicato diversi racconti in antologie con ARPANet Edizioni e ha collaborato con alcune testate giornalistiche. Si occupa dell’ ufficio stampa del festival cinematografico Parma International Music Film Festival di Parma. Ha pubblicato tre libri: Piccole storie dei sette giorni, Fornelli metafisici e Ricettario Patafisico (Graphofeel)
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