L’ungherese e altre donne in scena al  “Teatro dei Contrari”, via Ostilia 22, Roma dal 7 al 12 Maggio

Portare in scena uno spettacolo ben fatto con una compagnia di attori non professionisti implica sempre un grande, grandissimo impegno, a volte scarsamente ricompensato, ma se la tua compagnia è fatta di persone in cui brilla il fuoco sacro della “scena”, di uomini e donne che negli occhi hanno solo un palco ed un sipario, allora tutto viene facile…anche rappresentare un musical, bestia nera di qualsiasi habitué del palcoscenico.

Quest’anno, dopo “Gran Guignol” e spettacoli forti e sopra le righe, Emanuela Dessy, regista de “L’Ungherese e altre donne”( in scena dal 7 al 12 maggio al “Teatro dei Contrari”) non manca di stupire il pubblico con una scelta coraggiosa: un adattamento, crudo e diretto, dei testi di Mario Fratti, drammaturgo Aquilano la cui arte, poco riconosciuta in Italia, ha avuto un vastissimo successo negli Stati Uniti, sua patria adottiva dagli anni ’60.

Ed è così che la scena dell’incantevole “teatro dei contrari” di Roma si tinge dello stesso colore della Grande Mela, dove si incrociano quattro storie: d’altri tempi quanto attuali.  L’arrivo di una giovane donna in cerca di avventure in una città piena di illusioni e delusioni, la durezza e le difficoltà degli inganni di coppia per garantirsi una vita di apparenze, l’amore dato e rubato, il sesso, la vita. Storie che si intrecciano, si mescolano e non danno un minuto di respiro ai cinque  attori (Miro Barsocchi, Rosaria Bonamico, Rossella Petrucci, Andrea Scoscina e Andrea Tolli) che non perdono un colpo, alternandosi  e vestendo panni sempre diversi ma restando per tutto il tempo, sicuri, sulla scena.

Non ci sono mezzi termini, non c’è censura, i testi sono diretti e schietti: d’impatto.  Il palco indossa un personaggio alla volta, il “dentro” che parla, lo vedi fisso, nel tuo obiettivo ed intorno a lui  una scena fatta di attori che interpretano “l’altro”, quel che c’è al “di fuori” che ballano, si vestono si svestono, senza mai perdere l’attimo e niente da dire se qualche parola scivola via, mangiata dalla musica.

Uno spettacolo godibile che lascia un sapore agrodolce ed una voglia di sapere…e dopo cosa ci sarà?

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Avrei voluto una vita tranquilla ma non posso farci niente… se l’arte mi perseguita io la lascio fare.
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