Tre monologhi non da ascoltare e nemmeno da guardare ma da….annusare.

Il 9 luglio la prima di Cibami  nel magico scenario “der fontanone”.

Tutto è stato curato nei più piccoli dettagli e l’accoglienza riservata agli spettatori è stata una vera sorpresa. Quale introduzione migliore per uno spettacolo dedicato al cibo e alla società nelle sue sfaccettature più nascoste e allo stesso tempo più evidenti se non un gustoso aperitivo? ( regalatoci dal Ristoro degli Angeli).

 E così fra le note e i profumi di “una piccola coccola gastronomica” e un regalo per ognuno da parte di Cinzia Cipriani,  ci siamo lasciati travolgere dalla bravissima Tiziana Foschi accompagnata dal suono sempre affascinante della fisarmonica di Roberto Palermo.

Tre monologhi, tre donne appartenente distanti fra di loro per storie, scelte, abitudini e convinzioni.

 C’è un altare e aria di sacralità. Tutto è lento, è tempo di riflessione, di penitenza, di preghiera.

Ma… “Gesù non ha fatto proprio a tavola le cose più straordinarie?” …Il coraggio di farsi delle domande e di seguire delle scelte. Questo il profumo del cibo del primo monologo. La devota suorina che sceglie di lodare il creato pelando patate, ci chiede e si chiede se sia più importante sapere o servire.

Cibo come penitenza per pochi e mistero per molti.

Dalla sacralità alla passionalità il salto è breve. Il tempo di una musica e di un cambio di scena perfetto e l’altare si trasforma nella cucina di una donna complessa, forte, che vuole amare e che…cucina un’ insalata russa molto molto speciale!

Foto by Giovanna OnofriRaccontata con sapiente ironia e interpretata con maestria e una comicità irresistibile, Tiziana Foschi toglie le vesti “ sacre” e diventa una donna come tante che vuole sedurre e lasciarsi sedurre, che sa che nella sottile arte dei profumi e dei sapori culinari è nascosta la possibilità di conquistare un uomo.

“Prendere per la gola” si potrebbe dire. Solo che la protagonista in questione esegue davvero alla lettera il compito e i suoi uomini diventano la portata principale dei suoi menù.

E così accade che l’insalata russa da lei preparata anni prima aveva il fidanzato russo condito insieme al resto e forse al nuovo “finanziere del suo cuore” capiterà la stessa sorte!

Cibo come specchio della complessità del rapporto fra uomo e donna . Di una società che spesso ci vuole perfetti. Profumo da ritrovare : la semplicità. Il cibo è una lunga storia d’amore a pensarci bene.

 Al suono di una campana sacra, moderna versione di un rintocco quasi fiabesco che introduce la nuova scena, Roberto Palermo incanta il pubblico con il suono della sua fisarmonica.

Protagonista insieme a Tiziana del terzo monologo con un empatia e un’energia contagiosa,  la scena si trasforma grazie alla musica e alla narrazione in un quadro più complesso.

Questa è la storia di Sofronia e Rasputin ( “ Pane e tempesta” di Stefano Benni ).

E’ la storia nella storia; è sapiente miscuglio di segreti, complicità e rivalità.

E’ profumo di un amore che nasce dalla diversità.

Cibo come armonia e bellezza per Sofronia; forza e dominio per Rasputin. Entrambi cercano l’arte nelle loro cucine perché loro stessi sono due artisti.

 Non è necessario avere un ingrediente segreto per rendere speciale un profumo o un ricordo ci insegnano. Siamo noi in grado di  diventare cuochi sopraffini di noi stessi mescolando e scegliendo con cura gli ingredienti della nostra vita.

Favola moderna, storia d’amore e di comica rivalità conferma il genio ironico e creativo di un sempre grande Stefano Benni.

 Suo il terzo e conclusivo monologo e di una bravissima Cinzia Villari i primi due monologhi presentati.

 La riuscita questi tre atti unici è stata il risultato di un gioco di squadra vincente.

Splendide le scene di Daniele Pittacci che raggiungono la massima espressione nel terzo monologo con un tavolo da cucina che sa di bello, di buono, di storie da raccontare e da vivere.

Non di meno valore l’ottimo lavoro di Isabella Fagiano per i costumi e Camilla Piccioni per le luci.

                                      “ …ce la possiamo fare se ancora abbiamo un odore” – Tiziana Foschi-

Giudizio sintetico : eccellente ricetta di teatro, musica e poesia. Da gustare in compagnia.

Foto by Giovanna Onofri

Interviste ai protagonisti

Tiziana Foschi

Sei stata bravissima! La cosa che ti è piaciuta di più interpretando questi tre atti unici?

Grazie!

La cosa che ci tenevo ad unire su tutti e tre i monologhi è l’idea dell’odore; l’odore delle personalità che poi fanno emergere i personaggi con le varie alchimie. Quindi visto che la cucina è un po’ l’alchimia delle persone e non si riconoscono quasi più con l’odore,   io continuo nella mia vita a sviluppare questa idea che bisogna frequentarsi, bisogna annusarsi, bisogna essere un po’ animali. Abbiamo tirato in scena delle persone un po’ al limite, che vivono la terra soprattutto. Mi interessava trasmettere questo. L’idea è “ ce la possiamo fare se ancora abbiamo un odore.”

Grazie Tiziana!

Cinzia Villari

 Soddisfatta per la serata?

Si soddisfatta! Può sempre andar meglio. Era una prima dopo molto tempo che non si faceva, ha i difetti della prima e fa davvero molto caldo! Io che faccio anche l’attrice e so cosa significa, soffrivo moltissimo per loro.

 Come nasce l’ispirazione per questi monologhi che hai scritto?

L’idea..guarda, gravitavamo sempre intorno al cibo, però non ci bastava il cibo come idea di qualcosa che si mangia e basta.

Mi interessavano questi personaggi un po’ al lato, questi personaggi che per farsi sentire devono urlare; quindi una suora che apparentemente sembra mite..il cibo come denuncia, un omicida che denuncia un disagio esistenziale e l’ultimo personaggio che insomma è… una lotta , una battaglia fra intenti.

Nascono originariamente come tre pezzi separati e poi abbiamo deciso di trovare un filo unico. Stiamo sperimentando. Non si sa mai cosa succede dopo!

  La musica! Dimmi della musica in questo spettacolo

Io lavoro sempre con la musica in realtà. Questa volta abbiamo lavorato solo con un musicista, ma normalmente io lavoro con musicisti dal vivo e non è mai musica di sottofondo ma sono dei veri personaggi. Bisogna scegliere musicisti che sappiano stare in teatro e Roberto è uno di questi!

Grazie Cinzia! 

Roberto Palermo

Cosa pensi di questa esperienza?

Suonare in teatro è un’esperienza sempre meravigliosa perché dai la voce musicale a quello che gli attori danno con la voce propria e crei un’atmosfera. E’ un’esperienza che ormai faccio da tanti anni. Spesso vado in teatro a fare musica dal vivo.

 La cosa che ti ha più divertito di questi monologhi?

Tutto è stato divertente!quello che mi diverte di più è il cambio di personaggio che Tiziana affronta e che è molto complicato.

 Si è notata una grande empatia fra voi in scena! Complimenti.

E’ un feeling che si crea quando si prova, quando poi le musiche vanno bene con quello che l’attore o l’attrice dice.

 Il cibo per te è?

Il cibo è essenziale!! E più è biologico, più è buono e meglio è.

 Stai preparando qualcosa di nuovo?

Sto per andare in scena con Glauco Mauri da Ottobre fino a Maggio e iniziamo dal Piccolo di Milano, facciamo l’apertura della stagione li.

Grazie Roberto!

Alcune immagini dello spettacolo

(Foto a cura di Giovanna Onofri)

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Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare. – Bruno Munari – Insegnante di scuola dell’infanzia per passione, amo ripetermi che leggere fra le righe dell’arte sia una forma di comunicazione privilegiata della quale i bambini sono i veri maestri. Laureata in Scienze dell’Educazione con una Tesi dedicata al confronto fra i modelli mass mediali in relazione alla multicultura e alla multireligiosità in una prospettiva interculturale, scelgo di perfezionarmi successivamente proprio in Educazione Interculturale, convinta che saper guardare sempre “oltre”, osservare attentamente e ascoltare con curiosità, siano una buona chiave di lettura per stare al passo con questo mondo che non si ferma mai, proprio come i bambini ai quali dedico il mio lavoro. Proprio come l’Arte, alla quale dedico il mio entusiasmo.
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Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare. – Bruno Munari – Insegnante di scuola dell’infanzia per passione, amo ripetermi che leggere fra le righe dell’arte sia una forma di comunicazione privilegiata della quale i bambini sono i veri maestri. Laureata in Scienze dell’Educazione con una Tesi dedicata al confronto fra i modelli mass mediali in relazione alla multicultura e alla multireligiosità in una prospettiva interculturale, scelgo di perfezionarmi successivamente proprio in Educazione Interculturale, convinta che saper guardare sempre “oltre”, osservare attentamente e ascoltare con curiosità, siano una buona chiave di lettura per stare al passo con questo mondo che non si ferma mai, proprio come i bambini ai quali dedico il mio lavoro. Proprio come l’Arte, alla quale dedico il mio entusiasmo.

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