…divento idea, frammento, possibilità. Un verso, richiamo a ciò che non si vuole perdere ma conquistare. Occhi che scrutano il mondo descrivendolo con stupore e profondità, raccontano una storia con delle liriche, alta espressione di sentimenti, ricerca e amore.

Monica Maggi si è raccontata dietro ad un microfono, all’interno della presentazione del suo libro di Poesie Infedele all’idea di me. In stile casalingo perché l’ambiente lo ha permesso, della raccolta di 43 poesie, edita da FusibilaLibri, l’autrice ha scelto le liriche più emblematiche da declamare.

All’interno della sala del Centro Gabriella Ferri di Roma, il 30 marzo, si è tenuto il terzo incontro con astanti attenti ed appassionati della scrittura in versi sciolti. Nell’aria musica e canto, Giovanni Bocci alla tastiera e alla voce la versatile Dona Amati, scrittrice ed editrice, hanno donato un’atmosfera particolare interpretando stornelli romani e canzoni napoletane.

La stessa Monica Maggi, scrittrice e giornalista, appassionata d’Arte ad alto livello, titolare dell’Associazione Culturale Libra duepuntozero è sempre in movimento. Organizza flash mob di poesia ed altri notevoli eventi, come per esempio il bookcrossing, alla seconda edizione il prossimo 23 Aprile presso le stazioni metro Cipro e Piramide di Roma, sempre seguiti con passione.

La stessa autrice legge ciò che ha scritto. Con pudore. L’intensa tonalità cela l’emozione che suggerisce il perché delle sue idee e ciò che l’ha guidata fin qui. L’inchiostro su carta non deve rimanere lì, deve viaggiare.

Ciò che scrivo non è più mio, prende la sua strada.

Tra le righe osservazione, affetti e viaggi divengono punti chiave, quelli che raccordano e portano all’Amore. Sullo sfondo, infatti, il video proiettato racconta l’uscita del libro, l’anteprima. Tutto è movenza, in dissolvenza parole significative. Il loro susseguirsi le lega ed il punto interrogativo le trasforma in domande. Momento, fluttuare, significato, respiro, domare, paesaggio, tempo, salto, vuoto, figliamo, scalpitare, scardina, trapana, ponte. Amore. Ultima della serie con un punto. Il punto di partenza? Quello di arrivo? Si rinasce con esso? Amore per chi? Per ciò che ci circonda? Per ciò che viene fatto con dedizione ed attenzione?

Lievi scorrono i versi. Inviante è il concetto di felicità, il perché Monica Maggi è legata alla speranza per le persone che ama, senza limitare la limitezza umana. L’immagine chiara dei papaveri, rossi, resistenti, ma che non sono nulla allo stesso tempo con i loro petali velati, dai quali si ricava l’oppio, che ogni estate sono presenti senza eccezione. Anche in mezzo alla mondezza. Rimanda, nell’immediato, ad un verso di una canzone di Fabrizio De Andrè. Quadro generale che induce la mente a buttare giù versi nei mezzi pubblici osservando gente, panorami e le città che si abitano.

Piena di dubbi la poetessa si definisce operaia. Già pensa ad altro, a nuove parole da mettere in ordine. Poesie, poesia. Crede nella cultura, la quale, se fatta bene, diventa bene collettivo e ci rende più forti.

Continua ricerca che traspare alla lettura del libro, accettazione di se stessi, desiderio di essere amata e mai delusa. Una presenza, un te, sempre lì, figura indefinita, ma che vive dentro. Amore. Costante richiamo alla natura, il sentirla, il percepirla come il vento che sfiora. Meticoloso lavoro di vocaboli, calmi e rilassanti, mai volgari, donano ritmo dolce, senza fronzoli. Consapevolezza di se stessi, di saper fare, perseverare e non mollare, ove il mondo diventa grande scoperta come i primi sguardi dei bambini.

Colgo, infine, l’occasione per consigliare l’esposizione dei quadri in blu e di incisioni, sguardi metropolitani tra linee e traiettorie di Sabrina Carletti. Fino al 12 aprile al Centro Gabriella Ferri di Roma. Un ottimo modo per guardare e conoscere artisti emergenti.

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