Cosa sappiamo del Parkinson? Delle conseguenze che esso provoca? Sono queste le domande che si è posta Mariaelena Masetti Zannini quando qualche mese fa ha conosciuto Laura Rinaldoni. Quarantaseienne con diagnosi di Parkinson risalente a 10 anni fa.  La conosce, la frequenta, diventano amiche. E da lì nasce l’idea di raccontare le verità che molti non sanno. L’autrice e regista, già conosciuta nell’ambito teatrale per lavori come SS,Musami o Vate alle colonne del Vizio, Parole dal cielo, Il paradiso delle Vergini, Piccole donne freak e opere sul mare come Ora Era L’ira a Capri ed Eroideide a Castellammare del Golfo, decide di mettere in scena Orchidea – storia di un fiore malato ad una sola condizione: che sia la stessa Laura a portarlo in scena. Abbiamo intervistato l’autrice e regista.

Orchidea, storia di un amore malato. Di cosa parla questo spettacolo?

E’ il racconto poetico della vita di Laura Rinaldoni,una donna malata di Parkinson che confessa emozioni a caldo ed esperienze di vita forti, spesso estreme, legate alla sessualità e al dramma farmacologico che scatena in questa malattia impulsi violenti,autolesionisti ma al contempo vibranti di energia creativa.Gli effetti collaterali delle terapie son stati per questa donna (e lo sono,in generale) più devastanti della malattia stessa.

Desideravamo fortemente raccontare questa realtà a me sconosciuta fino a poco tempo fa, credo sconosciuta ai più, e renderla pubblica. Lo spettacolo nasce dall’ispirazione di portare sul palcoscenico la verità delle sue parole,attraverso audio originali che negli anni la donna ha tenuto gelosamente nascosti come un diario segreto e che ora,come un film onirico,attraverso la drammaturgia di quest’opera, prenderanno vita sul palcoscenico con lei,ovviamente,e tanti meravigliosi artisti della scena del teatro e dell’arte contemporanea.

Orchidea – Storia di un fiore malato. Intervista a Mariaelena Masetti Zannini

In scena la protagonista di questa storia Laura Rinaldoni. Hai voluto fosse lei a raccontare questa storia, ma Laura non è un’attrice. Coraggio e un pizzico di follia?

Il teatro, come ogni forma d’arte in genere, ha il dovere d’esser coraggioso e certamente,un po’ folle. Altrimenti diviene un atto di pura rappresentazione estetica,un esercizio di stile fine a se stesso. È stata una scelta certamente criticata da alcuni agli inizi del progetto.

Solo lei poteva farlo nel giusto modo, senza strumentalizzare l’argomento,perché desiderava fortemente esporsi, con l’unico mezzo che non ti può mai tradire, il cuore, senza stingere un messaggio importante che ha resistito fino ad ora nonostante tante lacrime.

Dicevamo: Laura non è un’attrice. Ci interessa sapere come è stato dirigere una donna che non ha esperienza. Su cosa hai puntato?

Laura è già di per se un teatro, è ipnotica, stravagante, incredibilmente, ironica e sincera. Ho puntato tutto sulla sua umanità ed è stato emozionante,naturale. Non avrei mai pensato di fondere il mio pensiero con il suo, riuscire così ad entrare nella vita di un’altra persona e continuare a scrivere frasi da lei solo iniziate. Il miracolo della creazione è solo una conseguenza del riconoscimento fra due anime.

In scena non è da sola? Come hai costruito lo spettacolo?

Innanzitutto grazie a una preziosa coregia, quella con l’attrice e regista Emanuela Bolco, con la quale ormai condivido regie da molti anni e grazie anche ad un valoroso gruppo di grandi professionisti che hanno creato con immensa passione una vera e propria struttura tridimensionale. Le sfere coinvolte sono infatti quella emozionale data dalla documentazione originale del diario segreto di Laura, quella onirica espressa dal guizzo poetico e dalla performance art e l’essenza del teatro più puro, dalla voce del verbo di attori di stampo classico che vibrano nella sperimentazione più autentica.

Orchidea – Storia di un fiore malato. Intervista a Mariaelena Masetti Zannini

Perché vuoi raccontare questa storia?

Perché Laura è un esempio di vita, un incontro che mi ha cambiata nel profondo e che credo possa far riflettere molte persone.

Cosa vuoi che resti al pubblico?

L’immagine del fiore più bello e luminoso del mondo.

Un invito per i nostri lettori a vedere Orchidea?

Citando l’opera inviterei tutti a vivere per un’ora, in questo teatro, come se dovessimo morire domani, lanciando le pastiglie dalla finestra per uscir fuori e far l’amore all’aria aperta con gli spiriti e godere del sangue del fuoco e del dolore. È meraviglioso sentire. E condividere.

Perché non si sta per nulla male in mezzo ai fiori. Nel bene e nel male.

Orchidea – Storia di un fiore malato. Intervista a Mariaelena Masetti Zannini

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