La Compagnia di Scimone Sframeli ha portato anche a Trieste la sua ultima rappresentazione, Amore, al Rossetti in Sala Bartoli, dal 28 febbraio al 05 marzo 2017.

Un’ora sola, e quattro attori in scena: Gianluca Casale e Giulia Weber interpretano una coppia anziana immersa fra la routine e i ricordi, Spiro Scimone e Francesco Sframeli, invece, due pompieri che da sempre vorrebbero far coppia, se non fosse per la paura.

Ed in sostanza la rappresentazione teatrale non vuole che portare in scena i sentimenti e le azioni espresse e, soprattutto, represse, legate all’amore, sia da giovani, che più in là con gli anni, in coppie “tradizionali”, e non solo.

L’amore, non a caso anche la prima parola pronunciata dall’attrice femminile, è un tema che ci tocca, e che spesso vediamo rappresentato in maniera ironica e cinica, e qui viene raccontato tramite l’affetto, nonostante gli “spigoli” e le disavventure di una relazione.

Si parla di quotidianità e non c’è verso di non amare persino la routine quando si è accanto ad una persona per la quale si prova amore.

Eppure il pubblico in sala, mercoledì sera, non era concorde, anzi, era diviso in due: da una parte c’era chi rideva, ad ogni gag, per i tempi comici riuscitissimi, dall’altra chi guardava l’ora o si alzava prima del termine dello spettacolo.

Il motivo di tale discordanza nelle reazioni degli spettatori si può ricercare in alcuni fattori. Primo fra tutti, la ridondanza di parole e intere frasi.

Se, da una parte, frasi come:

“E noi amore, mentre gli altri sciavano, eravamo sotto le coperte. Eravamo a scaldarci sotto le coperte mentre gli altri sciavano”

con i tempi comici giusti risultavano divertenti e quasi una parodia, per, appunto, chi la vedeva come una rappresentazione degli stereotipi sulle coppie anziane; dall’altra, sentirsi ripetere quasi ogni frase, poteva risultare noioso a chi, invece, si concentrava per trovare un senso, una morale, il “filo rosso” che collegasse tutti gli elementi.

È così, allora, che il ritmo sembrava tutto meno che serrato.

Una seconda, penso determinante ragione, è stata la sensazione di stranezza che suscitava uno di quegli spettacoli che, molto apprezzati all’estero, qui non sempre vengono capiti, sensazione che, probabilmente, chi aveva già conosciuto Scimone e Sframeli in “Nunzio” o, “La festa”, aveva completamente superato, mettendosi sulla stessa lunghezza d’onda dei due, rispettivamente, autore e regista.

Una cosa, però, è arrivata ad entrambe le fazioni del pubblico: “Amore” è un inno, che invita a non aver paura di amare, e di vivere tutto, anche l’intimità, a qualsiasi età, fino in fondo, prima che sia troppo tardi.

Ora è solo da capire quale fazione fa per voi.

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