Dal 19 al 30 ottobre va in scena Quando eravamo repressi 3.0 di Pino Quartullo al teatro Ghione di Roma.

Scritta e portata in scena per la prima volta negli anni ’90, l’opera riuscì a conquistare il pubblico grazie ad una trama originale, per i tempi, e ad un cast di eccezione composto da Alessandro Gassman, Francesca d’Aloja, Lucrezia Lante della Rovere e lo stesso Quartullo.

Alla sua terza versione, da cui il “3.0”, lo sceneggiato si arricchisce di elementi appartenenti alla società moderna e di un cast giovane ma in grado di sostenere il confronto con i propri predecessori.

Quando eravamo repressi 3.0Francesca Anna Bellucci, Annabella Aurora Calabrese, Matteo Cirillo e Tiziano Floreani sono quindi i nuovi protagonisti di una vicenda che Vittorio Gassman definì “dramma comica”.

Sebbene la trama non regali colpi di scena particolarmente eclatanti, lo spettacolo riesce ancora adesso a conquistare il pubblico grazie ad una storia dedicata agli scambisti e alla crisi della coppia nella società moderna.

I riferimenti a whatsapp, antifurti, smartphone e nuove tecnologie arricchiscono una storia già perfetta regalando la triste visione di una realtà sociale che, nonostante i vent’anni trascorsi dalla scrittura della sceneggiatura, presenta ancora oggi gli stessi problemi del passato.

Nel rappresentare questa situazione, Quartullo non poteva scegliere degli attori migliori.

Se infatti da una parte il lavoro di Giuseppe D’Andrea, responsabile dei costumi, riesce immediatamente a caratterizzare i personaggi agli occhi del pubblico, dall’altra la coordinazione e la sinergia dei quattro protagonisti blinda il successo dello spettacolo regalando agli spettatori  indimenticabili minuti di divertimento.

Imponendo e mantenendo il proprio ritmo della narrazione, anche grazie ad un uso intelligente delle luci che, in alcune occasioni, si elevano come un valore aggiunto alla rappresentazione, l’opera scivola quindi verso la propria conclusione senza mai annoiare e mettendosi al primo posto della classifica degli spettacoli più belli visti fino ad ora.

Quando eravamo repressi 3.0 intervista ai protagonisti

Sul palco in scena con un testo che ebbe come protagonisti attori come Alessandro Gassman, Lucreazia Lante della Rovere, Francesca d’Aloja e poi ancora Pino Quartullo, Giampolo Morelli… è una bella responsabilità la vostra? Cosa si prova?

Sicuramente è una grande sfida, per noi e per Pino che ha voluto scommettere su quattro attori non ancora molto conosciuti.
Il confronto è inevitabile ma questo ci stimola a fare sempre meglio e a dare sempre di più in scena. Inoltre ci auguriamo di condividere con loro non solo gli stessi ruoli, ma anche gli stessi successi.

Parlate dei vostri personaggi? Vi rappresentano?

Ognuno di noi ha un rapporto diverso con il proprio personaggio.

Tiziano Floreani, che interpreta il ruolo di Massimiliano, ha sicuramente potuto attingere alle sue origini per interpretare questo ruolo, Massimiliano è a sua immagine e somiglianza. Annabella Calabrese, che interpreta il ruolo di Petra, ha potuto utilizzare il suo accento di provenienza (barese), ma ha dovuto fare anche un lavoro su un personaggio che è molto più esplosivo e folle rispetto a lei. Francesca Bellucci che interpreta il ruolo di Isabella si è divertita a mescolare l’antipatia borghese di questo personaggio con una forte ironia che invece appartiene all’attrice.
Matteo Cirillo, in scena porta Federico, ha attinto alla sua parte più innocente , costruendo un personaggio puro e con la testa tra le nuvole.

A vostro avviso se la versione cinematografica fosse stata scritta oggi, sarebbe stata censurata?

A nostro parere no. Il testo non è in nessun modo volgare e regala molti spunti per riflettere sulle dinamiche di coppia e sull’amore. L’amore infatti è il vero centro della commedia. D’altro canto ogg, a differenza degli anni 90, abbiamo la possibilità di parlare più apertamente questo argomento, e di scherzare su cose che ci appartengono.

Ci sono dei momenti che vi imbarazzano?

No non ci sono momenti imbarazzanti anche perché fortunatamente si è creata una fortissima empatia tra noi attori. Pino è stato molto bravo nel creare un clima di lavoro ideale dove ognuno si appoggia e si arricchisce grazie al lavoro dell’altro.
L’unico pericolo è che ci divertiamo così tanto e la vera difficoltà è restare seri.

La commedia ha più o meno la vostra età. Quali sono state le difficoltà, se ci sono state, di adeguarsi ad un testo scritto quando voi eravate in fasce?

La grandezza di questo testo è proprio la sua attualità: sembra scritto ieri quando invece è stato scritto ventisei anni fa. L’unico lavoro che abbiamo fatto con Pino per attualizzare il testo, è stato quello di inserire all’interno della commedia dei riferimenti al mondo del Web, dei social che all’epoca non c’erano ancora, ma che oggi sono parte integrante della nostra quotidianità .

Un invito a tutti i lettori de La Nouvelle Vague.

Possiamo assicurarvi che il sesso non vi avrà mai fatto ridere tanto!!!!
Noi Vi aspettiamo al teatro Ghione…se poi non vi dovessimo convincere, potrete sempre aspettarci fuori (ridono n.d.r)

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Chi sono
Responsabile Redazione di Roma, Autore La Nouvelle Vague Magazine
Nato a Roma, studia Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Roma tre. Appassionato di cinema, libri, serie tv e arti marziali, sogna di diventare giornalista professionista.
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