Radici, la serie TV su SKY : recensione della prima puntata

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E’ andata in onda lo scorso venerdì su alcune reti Sky la prima puntata di “Radici”, miniserie in quattro episodi già andata in onda la scorsa primavera negli Stati Uniti in occasione del Memorial Day.

Prodotto da Levar Burton (il Kunta Kinte del 1977), “Radici” è il remake del famosissimo sceneggiato (all’epoca si chiamavano così), visto in tutto il mondo quarantanni fa, basato sul romanzo di Alex Haley.

Haley nel suo libro ricerca i propri antenati, arrivando fino al capostipite, Kunta Kinte, giovane guerriero Mandinka deportato dal Gambia nel 1767, in piena epoca del brutale mercato di schivi negri.

Nel 1977 la saga di Kunta Kinte aveva fatto molto scalpore.

Del resto arrivava una manciata di anni dopo le rivolte delle black panter, degli scontri violenti in cui i neri rivendicavano i propri diritti di parità con il popolo bianco. Si perché se la schiavitù era terminata da tempo, i diritti erano ancora ben lontani dall’essere eguagliati con scuole diverse, bus diversi, bagni diversi..

Forse fu il primo vero approccio televisivo alla storia della deportazione del popolo africano, costretto a lavorare duramente nei campi degli stati meridionali dell’America del nord, spesso in condizioni estreme, con punizioni durissime per chi tentata di scappare.

I personaggi, e gli antenati dello scrittore, divennero subito familiari. Dal forte e orgoglioso Kunta Kinte, che a forza di punizioni accetta nel tempo di essere chiamato Toby e si rassegna alla sua nuova condizione. E poi la figlia Kizzy, Chicken George e suo figlio Tom.

Due anni dopo, nel 1979, venne realizzata la seconda serie “Radici le nuove generazioni” che prosegue la storia della famiglia di Haley dal 1865, con l’arrivo della fine della schiavitù, fino agli anni ’60.

Il cast di entrambe le serie era davvero stellare: Louis Gosset Jr, Edward Asner, Robert Reed, Roxie Robert (la mamma di Lenny Kravitz), OJ Simpson e, nella seconda serie. Henry Fonda, Marlon Brando, Olivia De Havilland (Via col vento), Debbie Allen (Fame) fino ad una giovanissima Irene Cara.

Kunta Kinte non cambia

La voglia di riproporlo era davvero forte, ma, secondo i produttori, la serie del 1977 avrebbe potuto annoiare i giovani per come era stata girata. Così ci rimettono le mani sopra, rendendola, nelle riprese, ambientazioni, colori, più vicina alle serie attuali. Ma la sostanza del racconto di Kunta Kinte non cambia.

Nella prima puntata abbiamo visto la vita in Gambia del guerriero Mandinka Kunta Kinte (interpretato da Malaki Kirby), la sua crudele deportazione (con tanto di cruento tentativo da parte dei prigionieri di colore di appropriarsi nella nave che li sta portando negli Stati Uniti), il suo arrivo alla piantagione nel Maryland, alla sua “educazione” alla nuova vita affidata al violinista di casa (uno strepitoso Forest Whitaker, già protagonista di The Butler – un maggiordomo alla Casa Bianca e attualmente sul grande schermo in Star Wars Rouge One), che, prima a malincuore poi con grande umanità, lo aiuterà ad accettare la sua nuova condizione.

Pur essendo girato in modo egregio, la prima puntata non ci ha entusiasmato più di tanto. Forte è ancora il ricordo, per chi ha più di 45 anni, del primo Radici, e diverso è lo sguardo verso questa storia.

La deportazione e la schiavitù nera anche negli ultimi anni è stata spesso rappresentata al cinema.

Basti pensare ad esempio a “12 anni schiavo” Oscar come miglior film e miglior interprete maschile (indimenticabile l’interpretazione di Chiwetel Ejiofor), molto simile alla storia di Haley (essendo reali alla fine le somiglianze sono ovvie), o anche a quasi metà film “Django Unchained” di Quentin Tarantino con Jamie Fox, Leonardo di Caprio e Christoph Walz (premio oscar).

Quindi anche chi non ha visto Radici nel 1977 ha avuto la possibilità di conoscere questa bruttissima e lunga pagina di storia Americana.

Questo remake quindi non aggiunge comunque nulla a quel racconto, né fa conoscere altri aspetti della schiavitù.

Forse sarebbe stato meglio, anche per celebrare il Memorial Day, riproporlo nella sua versione originale.

Noi lo avremmo sicuramente apprezzato di più.

1 commento

  1. Comprendo che sia quasi impossibile essere fedeli al romanzo, ma questa serie fa degli errori imperdonabili. La moglie del primo padrone nel romanzo non esiste e invece nella prima puntata pare sia lei che tiene in mano la situazione di Kunta e Violinista. Violinistra che tra l’altro in quella piantagione non c’è mai stato. Violinista che si prende cura di Kunta sia prima sia dopo che gli è stato tagliato il piede, quando è stato il dottor Wallace padrone della piantagione a farlo? Un Kunta che parla l’inglese quando per anni si è rifiutato? Girata molto bene, ottimi attori (anche se un Forest Withaker nei panni di Violinista non ce lo si vede un granchè), e bella colonna sonora. Attendo di vedere il bel Jonathan Rhys Meyers nei panni dello sporco e alcolizzato Tom Lea…

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