Ci siamo fatti strada tra la pioggia battente, la neve, influenze sinistre ed influenzati  ma siamo ugualmente riusciti ad arrivare alla terza serata de “Il Club dei Narrautori” il contest gratuito per scrittori che mette in palio una pubblicazione editoriale.

Undici i partecipanti di questa serata (qualcuno è caduto sul campo di battaglia!) che si sono sfidati con i loro racconti davanti ad un’attentissima giuria tecnica composta da: Federico Ligotti (giornalista e addetto ufficio stampa del vecchio editore), Giuseppe Elio Ligotti (scrittore e docente) e Valerio Carbone (Edizioni Haiku) e dalla giuria popolare selezionata, secondo il volere del fato, tra il nutritissimo pubblico del KO, amata sede del ring letterario a San Lorenzo.

Questa serata è stata vinta da Roberto Reale e noi, come vuole l’etichetta, l’abbiamo braccato ai piedi del palchetto ed intervistato.

Ciao Roberto, complimenti per la vittoria! Hai un minuto per dire tutto quello che pensi su “Il Club dei Narrautori”

Grazie mille. Meravigliosa iniziativa e bravi sia Jacopo che Danilo a rendere divertente e mai statica la serata!

Ti sei definito “un poeta”:  quanto è difficile per un poeta farsi ascoltare? E quanto conta il giudizio del pubblico sul tuo lavoro?

Essere un Poeta è quello a cui tendo e quello che vorrei diventare, ma mi sento realisticamente ben lontano dal raggiungerlo. Farsi ascoltare è difficile ma più difficile è mettersi in gioco davvero. Spesso evito di condividere ciò che scrivo pensando, così, di preservarne la purezza: un modo come un altro per mascherare la paura di non essere compreso.

Il giudizio di chi legge? Fondamentale. Riscrivo ogni rigo infinite volte: una frase scritta senza impegno sarà letta senza gioia -mi ripeto-.

Voci di corridoio raccontano che il Ko di San Lorenzo [dove si svolgono le nostre serate n.d.r.] sia stato per te scenario di una storia romantica, collegata proprio con “il Club dei Narrautori”: ce la racconti?

Quasi tre anni fa, al rientro da anni di vita all’estero, decisi di leggere in una serata tra amici nell’allora Simposio (odierno KO) le poesie che mi avevano accompagnato fino lì. – Il caso vuole che anche Danilo Cipollini leggesse quella sera ma, per fortuna, la storia romantica non è collegata a lui  – . Tra il pubblico mi colpì lo sguardo caldo come le mattine d’estate e il sorriso genuino come l’odore di prato della ragazza bionda seduta in prima fila. Finita la lettura parlammo brevemente, prima che scappasse verso chissà quale destino. Passarono mesi. La cercai, la rincorsi, la fermai. Ritrovato quello sguardo caldo e quel sorriso pulito non avrei più potuto abbandonarlo: lei è poesia.

[e dopo aver “stramazzato” tutto il pubblico femminile con l’ultima dichiarazione, procediamo con domande decisamente più prosaiche!]

Quali sono stati gli scrittori/poeti che ti hanno ispirato?

Molti, ne cito solo alcuni per essere breve e li cito nell’ordine in cui hanno influenzato la mia vita non certo tutti allo stesso modo: Charles Baudelaire, William Blake, Milan Kundera, Jack Kerouac, Federico Garcia Lorca, Giacomo Leopardi, John Fante, David Foster Wallace, Mario Vargas Llosa e un più profano ma attuale Baricco.

Lo scrittore a cui non vorresti MAI essere paragonato

Me stesso…

Tutti gli scrittori a un certo punto vantano una frase celebre che verrà ricordata, la tua sarà:

“Futuro alle spalle”

[…e se avete cinque minuti, Roberto ci dà anche la parafrasi e l’interpretazione linguistica, seguitela! (che la prossima settimana vi interrogo)]

È il titolo del progetto che sto cercando di portare a termine e che racconta del lunghissimo viaggio che mi ha visto passare dalla capitale del capitalismo e dall’individualismo (New York), alle mistiche e silenziose Ande Peruviane. Ho tentato di descrivere in maniera critica l’essenza delle diverse culture e l’effetto che hanno avuto su di me e il modo in cui entrambe hanno portato a definire quello che sono oggi. Il titolo parte dalla visione rivoluzionaria del tempo che hanno gli abitanti delle Ande:

-Volendo raffigurare il tempo e la vita su una linea in cui l’uomo è al centro, gli andini rappresenterebbero il Passato davanti e il Futuro dietro, al contrario di quanto ci potrebbe sembrare logico. Per gli andini il passato è davanti agli occhi, ed è visibile: lo abbiamo già vissuto, ci rappresenta, tutto quello che siamo è nel passato. Il futuro, invece, è dietro chi parla e non è visibile, non possiamo vederlo, si nasconde dietro le nostre spalle.

-Nella nostra visione del mondo il Futuro ci incute timore: lo aspettiamo e viviamo tutta la vita in funzione di esso. Siamo protesi in avanti, guardando solo quello che sarà, volendo dal Futuro tutto ciò che pensiamo ci manchi. In questo modo tendiamo a dimenticare il passato e a trascurare il presente.

-Nella visione andina, non esiste alcuna ansia per il Futuro, la vita si vive solo nel Presente con l’ausilio del Passato. Il Futuro non è cattivo né carico di aspettative, è semplicemente qualcosa che non esiste e pertanto non vale la pena preoccuparsene.

Un concetto semplice, nient’altro che un cambio di sistema di riferimento…

Grazie mille Roberto, ci vediamo alla serata finale del 7 giugno!

E tutti voi narrautori nell’ombra, tirate fuori carta e calamaio ed iscrivetevi inviando un messaggio sulla pagina facebook: http://www.facebook.com/IlClubDeiNarrautori le prossime serate si svolgeranno:

VENERDì 22 MARZO 2013
VENERDì 05 APRILE 2013
VENERDì 19 APRILE 2013
VENERDì 03 MAGGIO 2013
VENERDì 17 MAGGIO 2013
VENERDì 31 MAGGIO 2013
VENERDì 07 GIUGNO (Finalissima)

Vi aspettiamo a bordo palco!

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Avrei voluto una vita tranquilla ma non posso farci niente… se l’arte mi perseguita io la lascio fare.
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