Sempre promesseIn principio erano Jack Lemmon e Shirley MacLaine. Protagonista de L’appartamento, commedia di Billy Wilder del 1960, Lemmon interpreta Chuck Baxter, un giovane impiegato di una società di assicurazioni che si ritrova a prestare la chiave del proprio appartamento ai colleghi fedifraghi con la speranza di una promozione. L’avanzamento di carriera avviene quando la chiave giunge nelle mani del capo del personale che usa l’appartamento per gli incontri con la sua amante, tale Fran Kubelik, che il caso vuole essere anche l’oggetto del desiderio dello stesso Baxter. Il giovane regista e attore Pietro Morachioli, che abbiamo intervistato di recente,  adatta per il palcoscenico uno dei capolavori cinematografici del regista austriaco ritagliandosi, con successo, la parte del protagonista diviso tra la volontà di sentirsi realizzato sul lavoro e l’amore per una donna apparentemente fuori dalla sua portata. “Sempre promesse” è andato in scena dall’8 al 10 gennaio al Teatro San Paolo di Roma.

Il modo migliore per godersi e giudicare “Sempre promesse” è sicuramente quello di considerarlo come testo a sé, senza confronti con l’opera di Wilder, tratta da una sceneggiatura originale scritta dallo stesso regista e I.A.L. Diamond. Se l’originale è decisamente inarrivabile per scrittura, regia ed interpretazione, il talentuoso Morachioli centra il bersaglio nel realizzare una commedia leggera e gradevole capace di far sorridere e riflettere sui compromessi che siamo quotidianamente costretti ad accettare per farci strada nella vita e l’ineluttabilità dei sentimenti che, se sinceri, trovano sempre un modo per scombinare le carte in tavola.

Oltre che ottime capacità attoriali, Pietro Morachioli esprime gusto per le scene, sintetizzato in una scenografia volutamente minimalista (un unico spazio che contraddistingue varie situazioni) e buone capacità di dirigere gli attori (nel cast Giorgia Mareri, Raffaele Proietti, Dario Carbone, Martina Gatto, Roberto Fazioli, Salvatore Lanza, Valeria Moccia e Federico De Luca). Tiene il ritmo della storia, che alterna momenti brillanti e divertenti ad altri più riflessivi ed intimi, dove trovano spazio anche l’immaginazione e la fantasia.

Ciò che nella commedia di Moraioli si rivela a tratti poco incisiva è invece la caratterizzazione dei personaggi, un po’ superficiale e frettolosa, fatta ovviamente eccezione per il protagonista. Dal punto di vista delle performance l’unica nota dolente è rappresentata dall’interpretazione di Giorgia Mareri. Nella scelta dell’attrice che interpreta il ruolo di co-protagonista avremmo preferito una decisione più oculata capace di indirizzarsi su un’interpreta dotata di maggior esperienza, o semplicemente sensibilità, in grado di rendere la fragilità ma anche la forza richieste dal ruolo.

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