Mercoledì 23 e venerdì 25 luglio 2014, Villa Imperiale Pausilypon

L’Infinito Giacomo e Mamma

Due grandi artisti della scena, per i due prossimi appuntamenti teatrali

programmati dalla XV edizione di Teatri di Pietra in Campania 2014

 

Giuseppe Pambieri e Rino Martino saranno i prossimi artisti a calcare il suggestivo palcoscenico di Villa Imperiale Pausilypon a Napoli, nell’ambito di Teatri di Pietra in Campania 2014, rete culturale per la valorizzazione dei teatri antichi e dei siti monumentali attraverso lo spettacolo dal vivo, ideata da CapuAntica Festival con la collaborazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli, di PalaPartenope e Fontana Medina, sotto l’egida del Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Campania.

Due appuntamenti teatrali poetici e struggenti al tempo stesso, che prenderanno il via mercoledì 23 luglio con Giuseppe Pambieri in L’Infinito Giacomo – Vizi e virtù di Giacomo Leopardi, un ritratto inedito del poeta attraverso le sue opere, accompagnato dalle musiche di Mozart, Bach, Beethoven, Chopin, Rachmaninov, Dvořàk, nella drammaturgia e regia di Giuseppe Argirò.

Leopardi è un re senza regno, è Amleto che arriva oltre il limite del conoscibile, supera la coscienza affermando la vita nel suo groviglio inestricabile di bene e male; per il genio tutto è noia, è tedio incommensurabile. Il poeta di Recanati, con lucido disincanto, affonda a piene mani nella verità e ne trae la radice del dolore. È inutile chiedersi a che punto sia la notte, la notte non finisce mai. I regni, i globi, i sistemi, i mondi sono una pallida rappresentazione del pensiero dell’uomo, ma l’anima giace nelle profondità ed è a tutti invisibile tranne al poeta che può profanare il suo mistero e consegnarlo all’uomo.

Venerdì 25 luglio sarà in scena Rino Martino in Mamma – Piccole tragedie minimali di Annibale Ruccello, per la regia di Antonella Morea. Quattro monologhi dove la favola si confonde con la vita, attraverso gli occhi di quattro madri che hanno a che fare con la pazzia, l’alienazione e la pura realtà che confonde. Tra suore che rappresentano la perdita irrimediabile della fantasia e urla a bambini che si chiamano come i divi o i personaggi della televisione, c’è spazio per il rimando a una realtà che non esiste, quella delle favole che però assumono sempre più i tratti del mondo vero.

Deliri verbali fondati sulla contaminazione e alterazione del linguaggio. La ritualità e il mondo popolare rappresentano il motore di tutta la messinscena, dove l’ambiguo maschile/femminile esprime al meglio il carattere tragicomico dei personaggi.

Il risultato è un caleidoscopio di parole che è più vicino alla vita di quanto lo sia alla favola, senza, però, togliere spazio alla fantasia e all’immaginazione.

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