Sarà in scena al Teatro Verdi di Trieste, fino al 17,  Tosca; opera pucciniana tra le più rappresentate al mondo.

ToscaUn vero e proprio trionfo quello della prima della Tosca, tenutasi al Verdi la serata del 9 e che sarà in scena fino al 17.

La stagione del teatro ha deciso di concludere in bellezza e lo fa scegliendo una delle opere più rappresentative di Puccini, la Tosca, appunto.

 

L’atmosfera è quella da “gran finale”. Ci sono le autorità e gli appassionati; i turisti e i curiosi. Un  pubblico di ogni età riempie le poltrone, i palchi e il loggione.

Si tratta di un allestimento del Comune di Bassano del Grappa/Opera Festival e del Comune di Padova.

Regia, scene, costumi e luci portano la firma del regista argentino Hugo de Ana.

Un allestimento, quello della Tosca, raffinato ed imponente, anche se forse un po’ troppo ridondanti le proiezioni in scena a mo’ di mapping didascalico sulle scenografie. Proiezioni non del tutto apprezzabili da prospettive diverse da quella frontale.

La direzione musicale è affidata al Maestro Fabrizio Maria Carminati.

Tosca si sviluppa nei suoi tre atti, uno più emozionante dell’altro. Anche se l’effettivo decollo di Cavaradossi alias  Massimo Giordano, c’è stato nel secondo atto. Se è sembrato un tantino rigido nel primo,  nel secondo è riuscito a sfoderare forza e intensità tali da valergli un’ovazione da parte del pubblico proprio durante il suo canto di addio alla vita (E lucevan le stelle). Un applauso infinito condiviso con il primo clarinetto del Verdi, Masini.

Molti sostengono che nel comporre Tosca, Giacomo Puccini ci abbia messo l’anima.

Si tratta senza dubbio di un’opera che perfettamente ci descrive la Roma papalina dell’800.

ToscaUn’atmosfera che racconta una Roma scomparsa, tra vecchi canti popolari e piccole rivolte popolari, in contrasto, spesso, con il clero.

Un’opera dal forte valore politico, ma che spesso finisce per essere oscurato dall’aspetto romantico e della storia d’amore senza il lieto fine.

Nel ruolo di Floria Tosca , la sera della prima, abbiamo visto Svetla Vassileva, soprano bulgaro. La sua è una Tosca grintosa, anche se forse un po’ troppo simile al concetto di “donna gelosa”, che ha più l’uomo moderno che quello ottocentesco.

È Angelo Veccia a vestire i panni di Scarpia. Un’interpretazione dai movimenti scenico-gestuali misurati, perfetti a rendere ancora di più l’ambiguità del personaggio.

Tosca si conferma un’opera senza tempo, capace di incantare il pubblico davvero di tutto il mondo.

Sono passati centodiciotto anni da quando Giacomo Puccini completò quest’opera e l’incantesimo è ancora intatto.

 

 

 

 

 

 

 

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General Manager, Autrice La Nouvelle Vague Magazine
Linamaria Palumbo. Siciliana di nascita romana d’adozione, triestina per residenza. Laureata al DAMS di Palermo. Si occupa di blog di social e contenuti digitali. Ama le belle storie. Spesso le si “chiude la vena” per gli argomenti che l’appassionano, ma nulla di violento. Da sempre risponde a domande che nessuno le ha mai posto.
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