Fotografare è una maniera di vivere. Ma importante è la vita, non la fotografia.

Importante è raccontare. Se si parte dalla fotografia non si arriva in nessun altro posto che alla fotografia.
Ferdinando Scianna.

La vita, come campo di sperimentazione fotografica, si traduce in oggetto d’ispezione privilegiato e fulcro intorno al quale ruota lo sguardo di quei fotografi, agenzie, quotidiani e riviste che ogni anno partecipano, con i propri scatti, alla selezione per uno dei maggiori riconoscimenti in ambito del fotogiornalismo: il World Press Photo.
Nata nel 1955 l’organizzazione del World Press Photo supporta e promuove il linguaggio ed il valore visivo proprio del fotogiornalismo di natura professionale, sondando le capacità del singolo fotografo di saper esprimere una creatività estetica che descriva le diverse sfaccettature del reale, conservando un proprio approccio personale. Ogni anno, infatti, una giuria formata da esperti esamina migliaia di opere fotografiche  inviate alla World Press Photo Foundation selezionando le migliori.
Gli scatti selezionati di questa  57esima edizione sono in mostra nelle sale espositive del Museo di Roma in Trastevere dal 2 al 23 maggio 2014.
La mostra rappresenta un’occasione per ammirare le immagini più rappresentative che hanno narrato e documentato eventi cruciali dell’anno appena trascorso indagando negli scenari più diversi come storie d’attualità, vita quotidiana, volti, natura e sport.
Sono i temi del dolore, della violenza, della ghettizzazione e dell’abbandono quelli principalmente trattati negli scatti selezionati. Fotografie che svelano molteplici realtà tradotte mediante un alfabeto visivo intimo che proietta lo spettatore nel cuore stesso della realtà che raccontano.
Un esempio è quello narrato nello scatto del fotografo sud africano Brent Stirton che nella categoria “Volti, ritratti in posa” vince il primo premio immortalando un gruppo di giovani studenti albini e non vedenti ospiti di un orfanotrofio sito in una regione dell’India. Attraverso quei volti si denota tutta la sofferenza e la solitudine di chi un proprio sguardo sul mondo non l’ha mai avuto.
Il premio come miglior foto dell’anno è stato assegnato all’americano John Stanmeyer di VII Photo Agency. L’immagine, scattata in una sessione notturna, mostra un gruppo di migranti africani sulla spiaggia di Gibuti che cercano di captare il segnale telefonico per i propri cellulari dalla vicina Somalia. Realizzata per il National Geographic la foto è vincitrice anche del primo premio nella categoria “Storie di attualità”.
Uno dei membri della giuria che ha premiato lo scatto commenta con queste parole la scelta dell’immagine catturata da Stanmeyer: ” E’ una foto collegata a tante altre storie – apre la discussione sui temi della tecnologia, della globalizzazione, dell’emigrazione, della povertà, della disperazione, dell’alienazione e dell’umanità. Si tratta di un’immagine molto sofisticata, potentemente sfumata. E’ così sottilmente realizzata e in modo così poetico, sebbene sia piena di significato, da trasmettere questioni di grande gravità e preoccupazione nel mondo di oggi.”
Quest’anno tre sono i fotografi italiani premiati: Alessandro Penso primo premio foto singola nella categoria “Notizie generali”; Bruno d’Amicis primo premio foto singole nella categoria “Natura” e Gianluca Panella terzo premio per reportage nella categoria “Notizie generali”.
La mostra World Press Photo attraverso scatti sofisticati e visivamente potenti promuove un percorso per lo spettatore emotivamente intenso. Un viaggio per immagini attraverso il quale gli eventi, che spesso hanno segnato la storia dell’umanità, creano un dialogo interculturale e un ponte immaginario che collega una moltitudine di visioni e mondi.

INFORMAZIONI TECNICHE

Dal 2 al 23 maggio 2014

Museo di Roma in Trastevere, Piazza S. Egidio 1B

info su: tel. 060608
www.museodiromaintrastevere.it
www.060608.it

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“L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi.” Marcel Proust
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“L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi.” Marcel Proust

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