In scena fino al 15 Dicembre presso il Teatro Millelire di Roma, Eva Braun, l’altra metà del fuoco, è uno spettacolo che vede protagonisti la follia e l’amore che si confondono e trasformano in funzione di un mal celato bisogno di affermazione personale.

Eva Braun ( Antea Magaldi) e i suoi ultimi 50 minuti di vita in compagnia della poetessa Antonia Pozzi ( Carlotta Oggioni), che già l’aveva preceduta nel giardino del signore dei suicidi, cercano di raccontare al pubblico cosa abbia rappresentato per entrambe essere donne condannate ad un amore malato.

Sebbene l’idea del dialogo messo in opera sia storicamente e didascalicamente interessante, lo spettacolo fatica a prendere fuoco.

Accendere i riflettori su troppi nomi, troppe conflittualità emozionali rischia di lasciare confuso chi assiste alla narrazione.

Difficile argomentare di qualcosa di cui si è già detto tutto ( la storia d’amore fra Hitler e la sua giovane amante ), senza cadere nel qualunquismo.

Una forte ed incisiva domanda che chiude quasi i 50 minuti di agonia di Eva Braun, sono il centro di quello che forse lo spettacolo potrebbe osare ad analizzare davvero:“ E mentre il mondo andava a fuoco tu Eva che cosa facevi?”.

Così chiede Antonia alla giovane donna. Così il mondo ancora oggi si chiede rispetto al male che si fece uomo.

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Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare. – Bruno Munari – Insegnante di scuola dell’infanzia per passione, amo ripetermi che leggere fra le righe dell’arte sia una forma di comunicazione privilegiata della quale i bambini sono i veri maestri. Laureata in Scienze dell’Educazione con una Tesi dedicata al confronto fra i modelli mass mediali in relazione alla multicultura e alla multireligiosità in una prospettiva interculturale, scelgo di perfezionarmi successivamente proprio in Educazione Interculturale, convinta che saper guardare sempre “oltre”, osservare attentamente e ascoltare con curiosità, siano una buona chiave di lettura per stare al passo con questo mondo che non si ferma mai, proprio come i bambini ai quali dedico il mio lavoro. Proprio come l’Arte, alla quale dedico il mio entusiasmo.
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Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare. – Bruno Munari – Insegnante di scuola dell’infanzia per passione, amo ripetermi che leggere fra le righe dell’arte sia una forma di comunicazione privilegiata della quale i bambini sono i veri maestri. Laureata in Scienze dell’Educazione con una Tesi dedicata al confronto fra i modelli mass mediali in relazione alla multicultura e alla multireligiosità in una prospettiva interculturale, scelgo di perfezionarmi successivamente proprio in Educazione Interculturale, convinta che saper guardare sempre “oltre”, osservare attentamente e ascoltare con curiosità, siano una buona chiave di lettura per stare al passo con questo mondo che non si ferma mai, proprio come i bambini ai quali dedico il mio lavoro. Proprio come l’Arte, alla quale dedico il mio entusiasmo.

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