Si terrà giovedì 14 luglio al Multisala Savoy di Roma (Via Bergamo, 25), alle ore 21.00, la proiezione di “Alienween”, film scritto e diretto da Federico Sfascia. Il film partecipa alla XXXVI edizione del FANTAFESTIVAL (Mostra Internazionale del Film di Fantascienza e del Fantastico) nella sezione Panoramica Italia.
Abbiamo intervistato il regista.

Nei titoli dichiari che è tratto da una storia vera. Escludendo l’invasione aliena, quali sono gli aspetti reali che sono stati trasportati nel film?
Alienween

Scrivere “basato su fatti realmente accaduti” mi faceva ridere vista la natura palesemente assurda del contesto e al tempo stesso penso che le dinamiche interpersonali rappresentate non siano così lontane dalla realtà, anzi a pensarci bene, forse nel film sono meno assurde.
Certe dinamiche della vita di coppia, l’assuefazione a qualsiasi immagine passi per i social, la crescente autoreferenzialità nel rapportarsi con il prossimo, alla fine sono tutti fatti realmente accaduti. Ogni giorno. Tutti i giorni. Avanti così!

Rabbia, rimorso, gelosia sono sentimenti ben presenti in Alienween, è ben visibile anche un equilibro tra queste emozioni. Nella vita come gestisci questi sentimenti?

Questa è una “domandona”: la rabbia la gestisco tenendo bene a mente che ci sono leggi che puniscono l’aggressione e l’omicidio tra esseri umani (sorride n.d.r); la gelosia ho imparato a gestirla evitando relazioni sentimentali, il rimorso non lo gestisco ma a masticare rimpianti sono un campione.
È veramente difficile gestire queste pulsioni con intelligenza, sono sentimenti, rincoglioniscono la gente per definizione. Credo che per stare bene bisognerebbe smettere di essere persone ed iniziare ad essere frullatori. O lavastoviglie. Quel che è…

Un film horror che strappa delle risate allo spettatore. Cosa non sempre presente in un film horror, come mai hai inserito questo effetto nel tuo lavoro?

In realtà la commedia horror o l’horror splatter è una tipologia di horror molto classica, film come la Casa 2 di Sam Raimi o Splatters di Peter Jackson hanno una preponderante componente comico-grottesca. Per quanto mi riguarda è l’approccio che trovo più appagante, forse perché la commedia che piace a me nasce dalle situazioni create dall’idiozia e dalla cattiveria dei personaggi messi in scena, ed è una roba che nella vita mi terrorizza molto di più di un tizio immortale armato di machete. Se il tizio immortale ti colpisce, il machete puoi fermarlo con la tua testa. Muori, ma lo fermi. L’idiozia non la fermi con nulla. E rimani anche vivo. Direi che è ovvio quale delle due cose sia più spaventosa.

Una storia che racconta il disagio del vivere moderno. L’invasione aliena può essere visto come un pretesto per far venire fuori le mediocrità dei personaggi.

Sì, anche questa è una caratteristica delle storie horror che preferisco: l’evento fantastico racconta sempre qualcos’altro. Nel caso specifico, un’invasione aliena mortale non può far altro che scatenare reazioni nelle vittime e le reazioni raccontano chi sono i personaggi.
E i personaggi sono mediocri, egoisti, ipocriti ed ignoranti.
Poi ci sono anche persone dal cuore d’oro eh. Magari il cuore ce l’hanno spezzato, ma da qualche parte un po’ di empatia e di umanità gli è rimasta.
L’invasione non è altro che il catalizzatore per far cadere le maschere dei personaggi e far riemergere i fantasmi del loro passato.

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