È  Il dissoluto punito, o sia il Don Giovanni a sedurre il pubblico del Verdi. Allex Aguilera al suo debutto in Italia firma l’allestimento di questa ouverture.

Ad aprire il sipario del Teatro Verdi di Trieste un vero capolavoro di Mozart. Un mito che si presta a mille punti di vista e a innumerevoli disamine, sia sul piano estetico che su quello etico.

Un testo che racchiude nei suoi due atti numerosi piani di lettura: dal piano politico a quello sociale; da quello misterioso e oscuro dell’animo umano, a quello della spregiudicatezza di certi tiranni, dalla menzogna all’ esoterismo.

Sicuramente Mozart, durante la scrittura del Don Giovanni (con libretto di Da Ponte) non fu immune a quelle che erano le rivoluzioni in atto nel nuovo continente di cui giungevano notizie, animate da venti che presto sarebbero soffiati anche in Europa.

A testimonianza di questo essere figlio del suo tempo, Mozart, mette in scena un dissoluto oligarca che non si cura delle proprie azioni e per le quali, tra l’altro, non conosce il pentimento.

Un Don Giovanni che insidia migliaia di donne, senza curarsi nè del loro aspetto nè della loro condizione, nè tanto meno dei loro sentimenti e che usa come unica giustificazione di questo comportamento licenzioso il fatto che “amandone una farei torto a tutte le altre“.

Questa sfacciataggine, che diventa a tratti delirio di onnipontenza, è la cifra stilistica che accosta il protagonista alla figura del tiranno. A fare da contraltare a Don Giovanni, abbiamo personaggi come Masetto, esponente del popolo che decide di ribellarsi alla tirannia esercitata dal signore che esige quasi un ius primae noctis con l’amata Zerlina.

Anche la componente esoterica di questo dramma giocoso, non  può passare inosservata.

La morte. Una morte che è quasi una compagna di viaggio serena per tutto il dramma. Sempre lì in agguato ad aspettare che pazientemente la natura faccia il proprio corso. Aspetto, quello della morte, reso in maniera forse un pò troppo didascalica in questo allestimento di Allex Aguilera, il quale sceglie di tenere in scena una scenografia cimiteriale, che dà sicuramente un connotato lugubre ma che forse finisce per sovrastare le mille altre sfumature del Don Giovanni.

Aguilera, nel suo allestimento, è come se osasse poco. Mette in scena un Don Giovanni rassicurante e alla classica maniera, è come se avesse deciso di …vincere facile (Per citare una pubblicità tormentone del nostro tempo).

Applauditissimo il direttore Gianluigi Gelmetti  che ha diretto l’orchestra in perfetto equilibrio tra buca e palcoscenico; il cast non è stato da meno: nel ruolo di Don Giovanni (baritono) Nicola UlivieriDonna Anna è affidata alla spagnola Raquel Lojendio; Leporello interpretato Carlo Lepore; Donna Elvira interpretata da Raffaella LupinacciLuis Gomes è stato l’applauditissimo Don Ottavio, Masetto Gianpiero Ruggeri; Diletta Rizzo Marin nei panni di Zerlina, mentre Il Commendatore è affidato ad Andrea Comelli. Il coro è stato preparato dal M° Alberto Macrì; mentre le scenografie sono affidate alla giovane Philippine Ordinaire, i costumi a William Orlandi, il disegno luci è di Claudio Schmid.

Insomma, in ultima analisi, è senza dubbio uno spettacolo da vedere!

Il Don Giovanni lo vedremo ancora in scena al Teatro Verdi sia stasera che il  4, 5, 7 e 8 novembre, con l’alternanza dei cast.

Tutte le info sono reperibili presso il sito del Teatro Verdi.

fonte Foto
Sito ufficiale Teatro Verdi

 

 

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General Manager, Autrice La Nouvelle Vague Magazine
Linamaria Palumbo. Siciliana di nascita romana d’adozione, triestina per residenza. Laureata al DAMS di Palermo. Si occupa di blog di social e contenuti digitali. Ama le belle storie. Spesso le si “chiude la vena” per gli argomenti che l’appassionano, ma nulla di violento. Da sempre risponde a domande che nessuno le ha mai posto.
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