Il grande che diventa più piccolo nel più grande

L’inversione di un punto di vista che gli adulti dimenticano di avere nella fretta di diventare “ grandi”.

Finalmente a Roma, al Centrale Preneste Teatro, la Baracca – Testoni  Ragazzi di Bologna presenta “Il bagnetto”.

Come nasce l’idea della particolare ambientazione del vostro spettacolo?

Tutto nasce da una fotografia, dove vediamo i grandissimi Stanlio e Ollio dentro a un enorme bagno, da lì, da questa immagine così surreale e nello stesso tempo dolce e divertente è nata l’idea dell’ambientazione de “Il bagnetto”.

La rassegna teatrale Infanzie in gioco ha visto avvicendarsi, in questa ricca stagione , numerose compagnie. Ognuna di loro ha voluto sottolineare un particolare aspetto che lega il teatro alle nuove generazioni. Voi cosa volete mettere in evidenza?

Nel caso specifico del bagnetto ma in generale anche a riguardo di altre nostre produzioni, un aspetto per noi importante è il fantastico, l’immaginario, cerchiamo di fare un teatro che permetta ai nostri bambini di preservare l’incanto ma anche il divertimento e il gioco.

La compagnia La Baracca Testoni Ragazzi di Bologna  è considerata un’eccellenza nel panorama nazionale dedicato ai laboratori didattico educativi per i più giovani. Vorreste riassumere per noi il significato profondo del lavoro che svolgete con tanto entusiasmo?

Da anni facciamo laboratori con i giovani perché riteniamo sia importante cercare la bellezza, trovare la poesia che la vita ci offre e che troppo spesso non riusciamo a vedere o ci dimentichiamo di cercare. Il teatro per le nuove generazioni è e deve essere un mezzo per vedere il mondo in cui siamo da diversi punti di vista, per poi rielaborarlo con una nostra personale poetica e una propria originale lettura del mondo.

Il bagnetto è uno spettacolo di Bruno Cappagli con Giovanni Boccomino e Luciano Cendou. Qual è la caratteristica più determinante di questo spettacolo?

Il gioco, l’incanto, il vedere due uomini adulti tuffarsi nel mondo fantastico dei piccoli. Importante è mostrare quanto poi anche un adulto può preservare dentro di sé il mondo del gioco, e nello stesso tempo per il bambino è occasione per riconoscere nell’adulto qualcosa che lo rende davvero vicino al suo mondo.

Vivere il mondo degli adulti giocando con gli occhi dei bambini. Cosa un adulto non dovrebbe mai dimenticare secondo voi?

Che non è un male giocare per davvero, che vivere il mondo con occhi anche di bambino può aiutare a godere davvero a pieno la gioia del vivere quotidiano. E renderlo così migliore.

A chi vorreste dedicare questo spettacolo?

A tutti quei bambini e bambine che un bagnetto non ce l’hanno.

Grazie e buon lavoro.

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Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare. – Bruno Munari – Insegnante di scuola dell’infanzia per passione, amo ripetermi che leggere fra le righe dell’arte sia una forma di comunicazione privilegiata della quale i bambini sono i veri maestri. Laureata in Scienze dell’Educazione con una Tesi dedicata al confronto fra i modelli mass mediali in relazione alla multicultura e alla multireligiosità in una prospettiva interculturale, scelgo di perfezionarmi successivamente proprio in Educazione Interculturale, convinta che saper guardare sempre “oltre”, osservare attentamente e ascoltare con curiosità, siano una buona chiave di lettura per stare al passo con questo mondo che non si ferma mai, proprio come i bambini ai quali dedico il mio lavoro. Proprio come l’Arte, alla quale dedico il mio entusiasmo.
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Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare. – Bruno Munari – Insegnante di scuola dell’infanzia per passione, amo ripetermi che leggere fra le righe dell’arte sia una forma di comunicazione privilegiata della quale i bambini sono i veri maestri. Laureata in Scienze dell’Educazione con una Tesi dedicata al confronto fra i modelli mass mediali in relazione alla multicultura e alla multireligiosità in una prospettiva interculturale, scelgo di perfezionarmi successivamente proprio in Educazione Interculturale, convinta che saper guardare sempre “oltre”, osservare attentamente e ascoltare con curiosità, siano una buona chiave di lettura per stare al passo con questo mondo che non si ferma mai, proprio come i bambini ai quali dedico il mio lavoro. Proprio come l’Arte, alla quale dedico il mio entusiasmo.

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