Nell’immaginario collettivo, il Lago dei cigni rappresenta, per eccellenza, il “classico” della danza classica. Per intenditori e non, la delicatezza eterea dei cignetti e le musiche senza tempo di Cajkovskij materializzano visivamente l’idea stessa di balletto.

La coreografia fa parte della storia del repertorio russo. L’allestimento portato in scena dalla compagnia del Balletto Nazionale di Brno è quello storico, firmato nel 1895 da Marius Petipa e Lev Ivanov.

Il Lago, danzato da questa giovane compagnia, è un elogio alla scuola accademica, quella più legata alla tradizione. I danzatori affrontano le difficoltà tecniche del balletto con delicatezza ed eleganza. Belle e fiabesche le scenografie, negli “atti bianchi” una poetica luce blu risplende sul candore pallido dei cigni, regalando un’atmosfera fatata. La compagnia ha un organico di 45 elementi ed è un prestigioso ensemble della Repubblica ceca, il quale ha un repertorio classico e moderno-contemporaneo.

Il coreografo della compagnia Robert Strajner ha saputo unire la magia della danza classica alle nuove tecniche moderne. Questa versione del Lago è stata apprezzata non solo per le musiche e le coreografie, ma anche per le componenti drammaturgiche. Il lago dei cigni richiede ai ballerini una notevole capacità interpretativa. Andrea Smejkalovà appaga nell’elegante e delicato profilo di Odette avvalendosi di una tecnica di rilievo e poetica ingenuità; convincono anche le dinamiche che concede al ruolo di Odile, personaggio dai tratti briosi e seduttivi. Ivan Popov è un Principe Siegfried radioso nel primo atto e capace di equilibrare le specificità del secondo e terzo atto. Michael Pimek è un Rothbart, il quale rivela eleganza e proporzione. Da segnalare anche l’ottima esecuzione del pas de trois del primo atto affidato ai solisti della compagnia.

Ancora una volta il “Lago” ha conquistato il favore del pubblico, confermandosi uno dei balletti di danza classica più famosi e rappresentati in tutto il mondo.

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