Il sonno della ragione genera mostri

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Prendiamo in prestito il titolo di questa recensione da un’opera del pittore spagnolo Francisco Goya: El sueño de la razón produce monstruos. Si tratta di  un’acquaforte del 1797 che fa parte del ciclo de ‘Los Caprichos’ in cui vediamo un uomo accasciato su un tavolo sovrastato da rapaci notturni, pipistrelli e un gatto che immobile osserva la scena. L’atmosfera da incubo, grottesca e inquitenate, ricorda quella di Macbeth, probabilmente una delle tragedie più visionarie e potenti di tutta la produzione shakepseariana.

E’ la storia di una parabola sul potere e sulla sua degenerazione, sulla sete inestinguibile di dominio dell’uomo sull’uomo. Un marito e una moglie legati l’un l’altro dalla bramosia del dominio che li condurrà alla morte in un lago di sangue.

E’ un testo che viene definito classicamente universale e che in quanto tale si è prestato spesso a rivisitazioni e riadattamenti in chiave moderna più o meno efficaci.

La vicenda è nota: a Macbeth e Banquo, due valorosi generali del re di Scozia Duncan, tre streghe profetizzano rispettivamente un destino da re e uno da capostipite di una regale dinastia. Macbeth accecato dalla sete di potere e con l’aiuto della spietata moglie, assassinerà Duncan diventando re. Il peso dei sensi di colpa lo getteranno in una profonda disperazione che culmineranno con la morte di Lady Macbeth, sua moglie, lo stesso Banquo e l’intera famiglia del rivale MacDuff, che diverrà poi suo carnefice, favorendo l’ascesa al trono di Malcolm, figlio di Duncan.

L’associazione culturale Foxtrot golf propone (fino al 24 novembre) al Teatro Ambra alla GarbatellaMacbeth Downtown – urban tragedy’, un Macbeth, immaginato nei tempi e nelle atmosfere metropolitane.

Il plot rimane pressoché invariato mentre l’azione si svolge tra la periferia romana e quella milanese.

Le tre streghe si trasformano in tre lucciole, Annunziata, Ida e Concetta (Giulia Innocenti, Maddalena Rizzi, Francescaelisa Molari). Macbeth/Ciro (Francesco Branchetti) da re di Scozia diventa il re delle fotocopie mentre la violenta e sanguinaria Lady Macbeth/Marisa (Isabella Giannone) conserva le caratteristiche di spietata donna di potere. Marisa spingerà Ciro a incrementare la sua attività, poi a prendere in gestione gli internet point di una vasta area della periferia romana fino a macchiarsi le mani di un orrendo omicidio.

Il tentativo di Guardigli, autore del testo, di rileggere un grande classico in chiave moderna se da un lato risulta apprezzabile e coraggioso, non riesce tuttavia ad essere incisivo fino in fondo e rimane un progetto troppo ambizioso.

La stregoneria, i fantasmi, le apparizioni e l’esperienza allucinatoria sono ben lontani dal ‘sound and the fury’ (l’urlo e il furore) del Macbeth shakespeariano.

Machbeth Downtown (urban tragedy)

di Gianni Guardigli

regia Francesco Branchetti

con

Isabella Giannone (Marisa)

Francesco Branchetti (Ciro)

Vincenzo Schirru (Antimo)

Riccardo Francia (Marco)

Giulia Innocenti (Annunziata)

Maddalena Rizzi (Ida)

Francescaelisa Molari (Concetta)

Musiche Pino Cangialosi

Scene e costumi Clara Surro

Assistente alla regia Ilaria Fioravanti

Disegno luci Flavio Mainella

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