È la storia di un potere che si sottomette all’amore, un’opera giovanile che sancisce il successo di Verdi e gli fa spazio tra i grandi compositori della storia della musica.

587 a.C., Gerusalemme viene assediata dai Babilonesi. Nullo è il tentativo da parte di Zaccaria, il Gran Pontefice, di evitare la conquista da parte di Nabucodonosor catturando Fenena, sua figlia. Ismaele, nipote del re di Gerusalemme, riesce però a liberarla, spinto dall’amore nei suoi confronti.

Nabucco di Verdi

Eppure Fenena abbraccia il credo degli ebrei e diventa una di loro, battendosi per la libertà di quello che è diventato il suo popolo. Alla corte dei Babilonesi il Gran Sacerdote di Belo fa giunger notizia che Nabucco è morto ed è Abigaille, figlia primogenita di Nabucco, a prendere in mano le redini della situazione.

In realtà Abigaille è una schiava e appena viene a conoscenza dell’inganno scatena tutta la sua ira. Nabucco però non è morto e reclama il suo di diritto di trono e corona. Ma il suo delirio di onnipotenza lo condanna e al “Non son più re, son Dio!” viene colpito da un fulmine che gli toglie il senno. Abigaille quindi si impossessa della corona, fa imprigionare colui che ha sempre creduto suo padre e condanna a morte Fenena e con lei, gli ebrei.

Al sentir “Fenena a morte!” Nabucco ritrova la ragione e grazie al vecchio e fidato ufficiale Abdallo recupera il trono, impedendo anche il genocidio degli ebrei e della figlia Fenena. Egli stesso prega quel Dio non più pagano e mentre Abigaille implora il perdono, togliendosi la vita, Zaccaria conclude con una profezia tutta per lui: “Servendo a Jehova sarai de’regi il re!”.

Regia attenta e fresca quella di Andrea Cigni, ripresa poi da Danilo Rubeca, che conserva la tradizionalità dell’opera affiancando uno svecchiamento necessario per portarla in scena quasi duecento anni dopo.

Nabucco di Verdi

 

Scenografie essenziali ma suggestive quelle di Emanuele Sinisi. All’ingresso in sala il pubblico viene accolto da un gigantesco telo che ricorda la monumentale Porta di Ishtar, coi mattoncini cobalto e l’iconografia propria di Nabucodonosor II. Anche i costumi di Simona Morresi aiutano ad ultimare la scena, riuscendo a caratterizzare i personaggi attraverso sfarzo e colori, abiti di un’altra epoca che si intersecano perfettamente col progetto di resa innovativa voluto dalla regia.

Nabucco è Giovanni Meoni, baritono che con estrema naturalezza si destreggia tra drammaticità e caratterizzazione psicologica. Da re bellicoso passa ad essere semplicemente un padre e dopo ancora un devoto. Il ruolo sembra esser scritto per lui.

Esuberante invece, e talvolta spropositato, il vibrato glottale di Amarilli Nizza, Abigaille. Ruolo importante e complesso che richiede una voce drammatica di coloratura, è a volte troppo spinta. In compenso, bene la modulazione dei volumi.

Il Gran Pontefice degli ebrei, Zaccaria, è impeccabilmente interpretato da Nicola Ulivieri, ruolo apparentemente banale e monotono che nasconde impervie prove di emissione (superate agilmente!).

La coppia di innamorati, Ismaele e Fenena, portano una tinta pastello nell’opera ed entrambi danno prova di grande vocalità. Riccardo Rados più incerto all’inizio, ha una voce solida che riesce a rendere leggera nei momenti di maggiore intimità. Ana Wakizono, giovanissima e al suo debutto verdiano, è un mezzosoprano esemplare, voce calda e morbida guarnita da una recitazione composta e fascinosa.

Bravi anche Andrea Schifaudo, Rinako Hara e Francesco Musinu che sicuri (chi con imponenza, chi con dolcezza) calcano il palco completando il quadro di artisti meritevoli in questa produzione che vede coinvolti il Teatro Ponchielli di Cremona, il Teatro Grande di Brescia e il Teatro Fraschini di Pavia.

Ma il protagonista vero e proprio è il Coro, diretto magistralmente da Francesca Tosi. Molto statico e purtroppo a volte poco coordinato, presta la voce alle magnifiche composizioni di Verdi lasciandoci a bocca aperta. Preziosa è infatti la direzione d’orchestra del Maestro Christopher Franklin che guarda la partitura  meticolosamente senza tralasciare una sola virgola.

Nel complesso, buona riuscita per questo Nabucco che sarà in scena fino al 26 gennaio per proseguire poi verso Udine. Non perdetelo!

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