Ventidue anni sono trascorsi dagli incredibili eventi di Jurassic Park e dalla morte del suo ideatore John Hammond, e Isla Nublar ha il suo nuovo parco attrazioni. Si chiama Jurassic World, è governato dalla Masrani Corporation, che ha rilevato il parco dalla Ingen (rimasta a occuparsi della sicurezza), e pieno di attrazioni spettacolari, dal gigantesco Mosasauro che si alza come un delfino a mangiare squali in un sol boccone, ai safari tra i dinosauri erbivori. Ma il pubblico vuole sempre attrazioni diverse, e la responsabile del parco, Claire Dearing, affida allo scienziato Henry Wu il compito, top-secret, di creare un nuovo dinosauro attraverso l’ibridazione genetica. E’ una bestia enorme, ferocissima e intelligente, cui viene dato il nome di Indominus Rex, e che cresce in isolamento nella parte nord dell’isola, lontano dai visitatori. Ma qualcosa va storto: il bestione fugge e semina il panico, proprio nel giorno in cui sono in visita all’isola i nipoti di Claire, Zach e Gray. La donna deve affidarsi perciò a Owen Gray, un ex militare addestratore di Velociraptor nell’isola, per rimettere a posto le cose.

Il seguito dei tre fortunati episodi di Jurassic Park esce solo ora, ma ha avuto una gestazione lunghissima. Già nel 2004 Spielberg (regista dei primi due episodi e produttore del terzo) cominciò a parlare di un possibile quarto capitolo, ma prima di giungere a oggi sono state scritte cinque diverse versioni della sceneggiatura, che gradualmente (complice forse anche la morte, nel 2009, di Michael Crichton, dai cui libri fu tratta la storia originale) hanno spostato l’ottica da quella di un semplice sequel a una sorta di nuova trilogia, di cui Jurassic World  è solo l’inizio. Forse è per questo che lo script,  pur essendo un ottimo esempio di sceneggiatura da manuale, che usa gli archetipi e i punti di svolta in maniera perfetta, risulta così poco coinvolgente.

In film del genere, quel che conta soprattutto, oltre alla capacità degli autori di mantenere a lungo la sospensione dell’incredulità, sono gli effetti speciali, e bisogna dire che almeno qui la scommessa è vinta (e d’altronde, con un budget totale di 150 milioni di dollari vorremmo anche ben vedere!) D’altronde la capacità di recitazione è poi quasi superflua, viziata com’è dalle innumerevoli scene in bluescreen per favorire gli effetti speciali e dalle frasi fatte con cui si passa da una situazione all’altra; ecco allora che Bryce Dallas Howard e Vincent D’Onofrio, due attori di comprovate capacità, si adeguano al ruolo macchietti tico che impone loro la storia, e Chris Pratt, nei panni del salvatore Owen Grady, mostra i muscoli e poco più.

Eppure, nonostante il sopracciglio all’insù dovuto all’esperienza e alle buone dosi di cinismo che questa porta, bisogna dire che il film ha un suo ritmo. Telefonato, certo, a volte tendente al banale e al deja vu, ma con una continua tensione, che non scade mai in effettacci horror. Certo, se nel ’92, anno del primo episodio, le riflessioni sulla clonazione erano davvero al confine con la fantascienza e il rapporto della specie umana con la Natura aveva un risalto anche politico, oltre che scenografico, oggi tutto ciò viene posto in secondo piano: troppi anni sono trascorsi, anche nel cinema, troppe visioni, troppi “mostri”, e ogni possibilità della trama di avere un risvolto sociale scade nel ridicolo. Tanto che viene da pensare, al termine del film, a quanto noi tutti, oggi, viviamo ogni giorno in una sorta di Jurassic World, dove le multinazionali ci stordiscono con effetti speciali, merchandising, viaggi all-inclusive, per non farci pensare al mondo della cui creazione siamo complici. E vista la massiccia campagna pubblicitaria, e i milioni di gadget ad essa collegati, con cui la produzione rimpolperà il budget degli incassi, c’è da pensare che tutti questi pensieri possano risiedere solo nella nostra mente di critici, e non certo in quella dei creatori di questa nuova trilogia. E men che meno in quella del pubblico pagante.

Regia: Colin Trevorrow – Con Bryce Dallas Howard, Chris Pratt, Vincent D’Onofrio, Judy Greer, Nick Robinson – Sceneggiatura: Colin Trevorrow, Derek Connolly – Fotografia: John Schwartzman – Montaggio: Kevin Stitt – Musica: Michael Giacchino – Scenografia: Ed Verreaux, Ronald Reiss – Produzione: Universal – Distribuzione: Universal – Durata: 124 min. – USA, 2015

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Davide Verazzani è un formatore aziendale e consulente organizzativo milanese, da sempre appassionato di cinema e teatro, arti che utilizza durante i suoi corsi esperienziali. Dal 1998 ha collaborato, come recensore e critico, a numerose riviste e webzine di cinema e teatro; dal 2003 scrive sceneggiature per lungometraggi e webseries e testi teatrali; dal 2006 frequenta corsi di recitazione e regia teatrale; nel 2010 ha formato una compagnia teatrale non professionista, che produce ogni anno uno spettacolo originale su testi collegati al mondo del cinema.
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Davide Verazzani è un formatore aziendale e consulente organizzativo milanese, da sempre appassionato di cinema e teatro, arti che utilizza durante i suoi corsi esperienziali. Dal 1998 ha collaborato, come recensore e critico, a numerose riviste e webzine di cinema e teatro; dal 2003 scrive sceneggiature per lungometraggi e webseries e testi teatrali; dal 2006 frequenta corsi di recitazione e regia teatrale; nel 2010 ha formato una compagnia teatrale non professionista, che produce ogni anno uno spettacolo originale su testi collegati al mondo del cinema.
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