Un infinito di note suonate e cantate in uno spazio sonoro che promette appuntamenti con cadenza mensile. Storie particolari legate al suono di epoche diverse. L’amore è protagonista e il desio, lessico antico, coinvolge.

Note, note, solo note. Mani impetuose hanno fluttuato sui tasti bianchi e neri ardendo.

In senso metaforico, a occhi chiusi, abbiamo assistito a una pièce eccellente.

Il sipario si è aperto lo scorso 13 ottobre al Millelire per L’opera è donna, primo appuntamento degli otto in cartellone per il Millelire all’Opera.

L’introduzione all’ascolto da parte di Claudio Cavallaro ha guidato verso le arie più famose di opere liriche. Bellini, Donizetti, Gounod, Saint-Saëns e Puccini i grandi musicisti scelti per il programma della serata. Il mondo indescrivibile in cui si è messo piede ha svegliato corde sensoriali e emozionali. Il sogno. I Capuleti e Montecchi, “Eccomi…oh quante volte, oh quante”, dà inizio alla serata. La voce soave, estensione vivace, di Laura Orlandi, soprano, incanta.

Il pianoforte, guidato dal maestro Massimo Spada, si accorda con la voce e si vestono di luci.

Vari i colori e scelti in modo oculato per ogni aria proposta. Spaziando tra il blu, il rosso, il verde e il rosa per rendere il gioco lineare e aggraziato, dovuto alla maestria di Antonio Lupi.

Il pubblico estasiato ha ascoltato assorto le storie di ogni personaggio femminile che si strugge per amore. Fatto di sacrificio e afflizione, e dove il linguaggio musicale lascia intendere stati d’animo espressi da uno specifico strumento, anche senza l’uso delle parole.

Nel contesto rientra il gergo operistico fatto di termini che né sottolineano il sapere. Il libretto, testo verbale quasi sempre in versi, usato per la composizione del lavoro musicale, permette di seguire l’Opera tutta, parola per parola. La cavatina, aria con cui in un’opera lirica gli interpreti si presentano in scena, nota come aria di sortita, la quale consente di far sfoggiare le doti del cantante e, infine, la sortita, ossia la comparsa di un attore sulla scena.

Il lessico affascina e rimanda a tempi eleganti di desio e di corteggiamento in cui, forse, ci si può sentire parte.

Gorgheggi e suono impetuoso suggeriscono sorrisi e felicità. Si è dentro suggestioni, momenti e racconti. E l’interpretazione né diventa portavoce.

Da Lucia di Lammermoor, “Il Dolce suono…Ardon gli incensi”, da Romeo et Juliette, “Je veux vivre” e da La Boheme, “Quando men vo”, le altre arie, le quali hanno preceduto i bis pucciniani. L’inframmezzo dell’assolo al pianoforte è stato incantevole, lo Studio in forma di Valse Op. 52, il quale ha tenuto tutti con il fiato sospeso.

Laura Orlandi e Massimo Spada hanno donato al pubblico una serata sublime, dentro uno spazio acustico perfetto e che, su territorio, in particolare il quartiere Prati di Roma, vuole puntare a non far perdere questo appuntamento musicale di cadenza mensile.

In conclusione un motto: La musica non serve a niente senza pubblico. Un incitamento che l’ideatore dell’iniziativa de il Millelire all’Opera, Andrea Salvi, afferma con entusiasmo.

Come fare a non essere d’accordo?

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