MITICOTANGO: Il Celebrazioni come Buenos Aires

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Miticotango: Adrián Aragón e Erica Boaglio (primi ballerini e coreografi); I Fiori Blu – piano, basso, violino, chitarra, percussioni e fiati (musiche di Piazzolla, De Andrè, Discepolo, Gardel, Mores, Cobian).

La platea piena, soprattutto di signore un pò agées che probabilmente hanno fatto parte di qualche scuola di tango, o circolo di appassionati del ballo, o semplicemente nostalgiche del periodo più bello della loro vita in cui ballare il tango ha rappresentato la massima espressione di sensualità concessa alle signorine di buona famiglia.

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Nessun elemento sul palco, ma solo il Quintetto dei musicisti disposto come quinta scenica semicircolare, ciascuno su un piccolo podio solitario insieme al proprio strumento; al centro il pianoforte suonato dall’unica donna, con i capelli lunghi sciolti sulle spalle nude e vestita di paillettes nere.

Lo spettacolo inizia con l’esibizione in solitaria dei primi ballerini, accompagnati dal Quintetto: nulla rimanda alla classica immagine di sensualità palpitante e oscura che si è abituati ad associare al tango, nulla rimanda al famoso “pensiero triste che si balla“, o alla penombra di una sala in cui si può immaginare l’incontro tra un uomo e una donna sconosciuti che danzano senza guardarsi negli occhi per dare una forma pubblica all’eros.

Nulla di celebrativo, insomma, nè di poetico, nè di carnale.

Piuttosto grandi sorrisi delle ballerine, occhi negli occhi con i compagni, luci colorate, zero dramma, ampio contatto fisico, un accenno appena di chiaro-scuro delle luci sui corpi muscolosi delle ballerine seminude. Completamente annientata la poetica dell’allusione erotica, del tocco accennato ma non compiuto, che invece compone gran parte dell’immagine collettiva che si ha di questa danza sensuale.

Bravissimi, ovviamente, fluidi e perfetti nella loro coordinazione.

A compensare l’ assenza di scenografia, un’apprezzatissima trovata spettacolare, con due bellissimi momenti in cui più coppie danzavano sul palco, accompagnati dalla musica che sembrava provenisse da un grammofono. Muovendosi in un gioco di luci color seppia a far sembrare il tutto un’animazione di figure di una vecchia foto di inizio secolo.

Bellissime le musiche, che raccoglievano differenti punti di vista e ricucivano diverse latitudini, come in un viaggio in giro per il mondo che attraversava l’Oceano, portando la poesia sensuale di alcuni pezzi di De Andrè, Ho visto Nina Volare, su tutti, nelle strade notturne di una Buenos Aires di tanti anni fa.

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