Piacevole la serata del 23 novembre al Teatro Miela, un omaggio alle evoluzioni moderne del jazz con i Nikitch & Kuna Maze.

Come aperitivo una opening band, la triestina Bst Quartet, dal retrogusto acido per la giovane età dei suoi componenti: quattro ragazzi (forse) poco più che ventenni, con un nutrito seguito di amici e fan pronti a sostenerli dalla platea.

Ma acido è stato anche il jazz che ci hanno proposto i quattro talentuosi triestini, macchiato di funk, vivace e un po’ ribelle alle simmetrie, in cui ogni strumento a momenti viaggia seguendo linee melodiche proprie per poi rincontrarsi, mentre l’attenzione del pubblico rimane avvinghiata alle evoluzioni e improvvisazioni ora del flauto traverso, ora della chitarra, del basso e della batteria.

Un’apertura di concerto briosa e incoraggiante che ha scaldato il pubblico in vista dell’esibizione dell’atteso duo belga, Nikitch (Nicolas Morant) e Kuna Maze (Edouard Gilbert).

Produttori e amici dai tempi delle lezioni di jazz alla scuola  musicale  francese di Chámbery, i due musicisti hanno deciso di collaborare in un progetto comune che è diventato realtà per la prima volta nel 2018, quando hanno pubblicato il loro primo EP, Cake, prodotto dall’etichetta discografica Cascade Records.

Dopo l’ottima risposta ottenuta dalla stampa e il sostegno di molti professionisti della musica e DJ internazionali, il duo è tornato in studio nel 2019 per dare vita ad un nuovo EP, “Mush”, prodotto dall’etichetta britannica True Thoughts. Le differenti inclinazioni musicali dei due artisti si uniscono in un mix in cui il jazz si lascia contaminare dai battiti frenetici del footwork, il broken beat e l’hip—hop, mentre il flauto si lancia in ipnotiche improvvisazioni.

Quella che ci hanno portato sabato sera è stata una musica lounge un po’ ballerina, non a sufficienza forse, perchè anche se in piedi su invito dei musicisti, alcuni di noi (io) si sono ritrovati a oscillare ad occhi chiusi nel tentativo di distinguere ogni ingrediente di un jazz pieno di consapevolezza delle proprie parentele ed affinità.

In definitiva, quando hanno suonato  “Another one” dell’album Cake, ho pensato “Yes, but just one”.

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Collaboratrice , La Nouvelle Vague Magazine
Neolaureata a Ca’ Foscari in Lingue e letterature europee, americane e postcoloniali, nutre una passione per tutto ciò che sfida i confini dell’immaginazione e sovverte il concetto di realtà. Affetta da un disturbo ossessivo compulsivo che le fa leggere tutto ciò che le passa per le mani, ama in particolar modo la letteratura ispano-americana, in cui sogna di precipitare, realizzando un lungo e memorabile viaggio attraverso i paesi dell’America Latina.
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