Dal 29 maggio arriva in tutte le sale italiane San Andreas di Brad Peyton (Viaggio nell’isola misteriosa). Prodotto da Village Roadshow Pictures, New Line Cinema e Flynn Picture Compay, il film è distribuito da Warner Bros. Pictures.

Quando la famigerata Faglia di Sant’Andrea scatena un terremoto di magnitudo 9 in California, il pilota di elicotteri di soccorso Ray Gaines (Dwayne “The Rock” Johnson) e la sua quasi ex moglie Emma (Carla Cugino) si dirigono da Los Angeles a San Francisco per tentare di salvare la loro unica figlia Blake (Alexandra Daddario).

San Andreas è l’ennesima dimostrazione di come certi film non possano essere salvati né da budget smisurati né da attori di qualità come Paul Giamatti. Ma andiamo con ordine.
In una pellicola che fa del suo punto forte gli effetti speciali, sebbene nell’ultima parte la loro qualità vada a calare senza motivi apparenti, durante la visione si ha una continua e fastidiosa sensazione di “già visto”.
Palazzi che crollano e onde giganti in 3D dovrebbero riuscire a sorprendere il pubblico e a rimanere impressi nella mente dello spettatore ma, oramai, semplicemente non hanno più effetto.
Siamo stati testimoni della fine del mondo in 2012, abbiamo resistito al freddo glaciale di The Day After Tomorrow ed i più attempati hanno osservato impotenti la distruzione della Casa Bianca in Independence Day. Solo per citare altre opere del filone “catastrofico”.
Il problema di San Andreas va ricercato quindi nella poca originalità e nel pessimo uso del 3D che, oltre a far aumentare il prezzo del biglietto, non sembra aggiungere particolare valore all’opera cinematografica.

A tutto questo vanno inoltre sommate le stereotipate, poco interessanti e a tratti insensate storie che procedono parallele alla vicenda del terremoto.
Da una parte vediamo il divorzio tra Ray ed Emma che, sebbene parta da un origine tragica, più avanti si trasforma in un’amichevole chiacchierata facilmente risolvibile.
Dall’altra parte abbiamo invece Blake ed i suoi volenterosi ma alquanto inutili scudieri che, contro ogni logica ed ignorando il basilare istinto di sopravvivenza, con il loro comportamento sembrano quasi non volere uscire vivi dalla città di San Francisco.
Alcuni di voi potrebbero chiedersi dove è Paul Giamatti in tutto questo. È praticamente in un altro film.
Nei panni di un geologo esperto di terremoti, ci si aspetterebbe una qualche comunicazione, anche indiretta, tra questo personaggio e Ray ma, contro ogni previsione, i due non vengono mai in contatto rendendo così fondamentalmente inutile il ruolo di Giamatti che, non contento, rovina quelli che sarebbero potuti essere gli unici colpi di scena del lungometraggio.

L’elenco dei difetti della pellicola sarebbe ancora molto lunga ma, per motivi di spazio e tempo, possiamo riassumere il nostro pensiero dicendo che San Andreas è noioso, scontato, mal realizzato, decisamente troppo lungo e non meritevole del prezzo del biglietto.

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Responsabile Redazione di Roma, Autore La Nouvelle Vague Magazine
Nato a Roma, studia Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Roma tre. Appassionato di cinema, libri, serie tv e arti marziali, sogna di diventare giornalista professionista.
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