Dal 21 al 25 ottobre lo spettacolo “Scintille” arriva in scena al teatro Rossetti di Trieste

«La folla da sotto urlava: “Non saltare!”», scrisse il New York Times. «Ma le alternative erano solo due: saltare o morire bruciati. E hanno cominciato a cadere i corpi» Gian Antonio Stella, “Quella svista sull’8 marzo”, Corriere della Sera, 8 marzo 2004.

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Successe a New York poco più di un secolo fa, il 25 marzo del 1911. La giornata lavorativa delle impiegate alla “Triangle Waist Company” è quasi finita, sebbene le porte del grattacelo restino sbarrate. Questo per assicurarsi che le donne lavorino fino all’ultimo secondo. Ma qualcosa alla fabbrica non va. Le finestre vanno in frantumi e ne esce denso fumo nero: l’edificio sta bruciando. E tutto per una piccola scintilla caduta da una lampada a gas. Le porte sono sempre chiuse, le scale antincendio crollano, le operaie non hanno via di scampo. 146 di loro muoiono, ma Caterina, una delle sopravvissute, è qui per narrarci come andò quel giorno di marzo.

Lo spettacolo si apre con la grande attrice Laura Curino, solitaria fra le macchine da cucire. Anche se sola in realtà non è. Per un’ora, attraverso di lei vivono Caterina e le sue due figlie, un’operaia russa di nome Dora e molti altri. È l’inizio del ventesimo secolo e Caterina è emigrata a New York con la sua famiglia e una valigia piena di speranze. Provengono dai campi italiani, sanno poco l’inglese, ma lei e le sue figlie trovano presto lavoro in una fabbrica di camicie.

Il nocciolo dello spettacolo è la difficile condizione delle operaie: donne, straniere e sfruttate. Durante la guerra le donne avevano sostituito nelle fabbriche gli uomini impegnati al fronte. Tuttavia ciò non era bastato a far guadagnare loro una piena parità con i colleghi maschi. Quindi è interessante scoprire come il ruolo della donna fosse ancora legato a doppio filo con quello di madre e moglie soggiogata.

Significativa è la frase di Caterina, “non ho mai avuto il coraggio di dire no”. Oppure il fatto che si preoccupi del marito, umiliato per non aver trovato impiego ed essere costretto a farsi mantenere dalla moglie. Tra sindacati clandestini e scioperi, lo spettacolo si muove sulle note di una presa di coscienza sociale sempre più forte. E non parliamo di un’analisi puramente femminista, ma che si concentra anche sul tema dell’immigrazione. I viaggi infiniti e pericolosi, la difficoltà nell’adattarsi ad una nuova realtà, i pregiudizi subiti. La storia delle nostre protagoniste riflette quella dei milioni di migranti che ancora oggi cercano una vita migliore. Anche se “Scintille”, scritto e diretto da Laura Sicignano, sembra focalizzarsi maggiormente sulla psicologia dei personaggi che sugli avvenimenti storici. Con una scrittura forte e folcloristica, arrivano in scena tre protagoniste di età e indole diverse. La severa Caterina, la figlia maggiore Lucia con la sua fame di cambiamento, e la minore Rosa, timida e ubbidiente. Gli avvenimenti vengono evocati da Laura Curino, che riesce ad essere sempre vera e a tratti commovente, ma mai sdolcinata.

Infine, dopo aver raccontato la sua storia, Caterina accende una lampada a gas. Una fiamma che forse simboleggia quella scintilla che fu tragedia, ma che portò anche a una maggiore presa di coscienza riguardo la condizione della donna e dei lavoratori. E intanto una voce fuori campo elenca i nomi delle altre operaie della Triangle Waist Company. Donne di ogni età e nazionalità: dall’Italia, dalla Russia, dall’ Austria, di venti, trentotto, diciassette anni e moltissime altre. Nomi che portano con loro una storia e che meritano di essere ricordati.

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