La rassegna “La fotografia al femminile“, dopo la mostra dedicata a Charlotte Rampling, promuove nelle sale espositive dell’Auditorium Arte un secondo importante appuntamento con la personale intitolata a Tina Modotti fotografa.

Realizzata in collaborazione con Contrasto e prodotta da Cinemazero, la selezione di 60 opere ripercorre il percorso artistico, politico ed umano di questa donna rivoluzionaria ed eclettica.

Il fascino e il dinamismo della sua esistenza umana, fa di Tina Modotti quasi un’eroina da romanzo, una protagonista della sua epoca che ha fatto della denuncia sociale e dell’impegno politico il suo timbro caratterizzante.

Nata alla fine dell’ottocento da famiglia operaia Tina già giovanissima, frequentando lo studio dello zio, si avvicina all’universo fotografico ma per contribuire al mantenimento  familiare, conosce la dura realtà del lavoro impiegata come operaia in una filanda.La difficile situazione economica e sociale di quegli anni costringe la famiglia ad emigrare negli Stati Uniti e saranno per la Modotti anni molto proficui per lo sviluppo del  suo percorso umano ed  artistico.Nel 1913 infatti a San Francisco, dove lavora come sarta, spinta dal suo spirito intellettuale e creativo si immerge nell’ambiente delle manifestazioni teatrali e frequenta il vibrante mondo delle mostre d’arte. Affascinata dalla recitazione, negli anni successivi, ad Hollywood interpreta dei ruoli in alcuni film e grazie alla sua bellezza ed eloquenza espressiva diventa musa ed in seguito amante del noto fotografo Edward Weston. E’ attraverso il sodalizio con Weston che Tina approfondisce la conoscenza dell’arte della fotografia e, per merito del proprio talento, in breve tempo raggiunge una piena autonomia d’espressione. Spinta dallo spirito bohemien che gli era proprio, la coppia decide di trasferirsi nel Messico rivoluzionario dei primi anni 20 avvicinandosi presto all’ambiente artistico del paese, tra cui i grandi pittori muralisti del calibro di Diego Rivera, la pittrice Frida Kahlo con cui Tina stringerà un’amicizia profonda, e le personalità politiche del Partito Comunista;è proprio grazie a questo dinamico intrecciarsi di eventi che Tina Modotti intraprende un’esperienza artistica unica e brillante.

Dopo un primo periodo che potremmo definire sentimentale, in cui pone l’interesse fotografico su di un panorama naturalistico in cui i soggetti preferiti sono i fiori, i bambù e i cactus, opere che ritroviamo esposte anche nella mostra romana, Tina sposta l’attenzione del suo obiettivo verso una struttura visuale più appassionata facendo della fotografia una narrazione di denuncia e di inchiesta sociale.

Le tracce di una radicata ideologia e militanza che l’artista ha maturato attraverso le esperienze umane in Messico si ritrovano prepotenti nel percorso espositivo a lei dedicato, la sublimazione  dei simboli del popolo sottomesso e dello sfruttamento del lavoro emergono dalla forza estetica dei suoi scatti.Da citare le immagini sulla marcia dei “campesinos”ritratta nel particolare di decine di teste ornate da “sombrero” che sfilano unite per le strade,alle donne rivoluzionarie immortalate mentre manifestano brandendo bandiere.La miseria e la povertà del paese sudamericano vengono descritti nelle molteplici declinazioni della vita quotidiana: nei ritratti dei bambini vestiti quasi di stracci,nella scelta di ritrarre il particolare delle mani: mani di  operai, mani di donna che lavano i panni, le mani del burattinaio, mani consumate dalla dura vita dell’epoca.

All’alba degli anni 30, in un clima politico e sociale in continuo fermento, Tina Modotti torna nel continente europeo continuando la sua militanza politica in Russia ed unendosi alle Brigate Internazionali nella guerra civile spagnola, periodo nel quale ha la possibilità di conoscere e frequentare grandi personalità come Capa ed Hemingway.Impegnata nella lotta politica abbandona del tutto la fotografia.

Tornata nuovamente in Messico, trova la morte nel 1942 nel paese che tanto ha amato e che ospita la sua tomba al Pantheon de Dolores di Città del Messico.

Trascorsi più di settanta anni dalla sua scomparsa le tracce emotive delle molteplici esperienze di vita di questa donna indipendente e” pasionaria” si esprimono, attraverso gli scatti esposti a Roma, per mezzo di un linguaggio visuale forte ed incisivo descrivendo sentimenti ed ideologie considerate ancora oggi attuali.

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INFORMAZIONI TECNICHE
dal 14 Marzo 2013 al 07 Aprile 2013
ingresso libero
orari: da lunedì a venerdì dalle 17.00 alle 21.00
sabato e domenica dalle 11.00 alle 21.00
 Auditorium Parco della Musica
Viale Pietro de Coubertin, Roma

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