Prima di tutto una domanda sulla data di uscita del disco. Il primo aprile è sicuramente una scelta particolare, è stata solo una casualità o l’avete selezionata per qualche motivo in particolare? E come sono andati i festeggiamenti?

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Ci piaceva l’idea di prendere come giorno di uscita una data particolare. È la giornata degli scherzi, ma quest’anno aveva anche un significato diverso: è stato il primo giorno fuori dallo stato di emergenza dopo due anni. Dare più livelli di lettura a quello che facciamo, soprattutto ai testi che sono molto importanti per noi, è una nostra caratteristica. Anche il titolo dell’album si inserisce in questo discorso, perché ‘tuttapposto’, nel contesto che stiamo vivendo, è sia ironico sia beneaugurante. La presentazione a Officina Pasolini è stata epica: abbiamo fatto ascoltare il disco direttamente dai nastri su cui è stato realizzato, con il registratore a bobine (lavoriamo in analogico), sviscerandone i segreti in una parte talk, e poi abbiamo suonato live i brani.

A proposito del disco, i titoli dei brani sembrano più descrivere il tema delle vostre che un soggetto specifico. Come li scegliete e come influenza il vostro processo creativo?

I titoli dei nostri brani sono in genere parole singole, non riprendono necessariamente il testo del ritornello, anzi capita spesso che siano espressioni che non compaiono nemmeno nelle canzoni. Cercano più che altro di comunicare in un lampo, con poche sillabe, le sensazioni che proviamo ascoltando la canzone. Infatti i titoli arrivano sempre per ultimi nella fase di composizione. Quando Carlo scrive riempie la pagina col testo; i demo sono identificati dalle parole iniziali delle strofe che vengono cantate. A un certo punto, in genere quando la canzone è terminata, arriva il titolo.

Parlando proprio del gruppo, come è nato e quali sono state le maggiori difficoltà che avete dovuto superare all’inizio della vostra carriera?

Due di noi (Carlo e Simone) sono fratelli; abbiamo iniziato a suonare insieme sin da piccoli e abbiamo continuato a farlo praticamente per tutta la vita. Quando abbiamo conosciuto Valerio abbiamo trovato un’anima affine alla nostra e in breve tempo abbiamo registrato il nostro primo album ‘Sottomarini’, che è uscito a novembre del 2019. La difficoltà maggiore che abbiamo dovuto affrontare, e che in parte rimane ancora, è dovuta principalmente ai grandi cambiamenti che la pandemia ha portato nel mondo della musica. Il nostro primo tour si è interrotto a metà, nel febbraio 2020; ancora oggi la ripartenza per il settore è difficile, principalmente per chi come noi comincia dal basso e ha voglia di portare la propria musica in giro con i concerti. Anche perché noi siamo essenzialmente una band live, basata sulla performance anche durante la registrazione, e sul palco le nostre canzoni esplodono di energia.

Quali progetti avete per questo 2022?

Stiamo organizzando le date per l’estate, non vediamo l’ora perché saranno delle grandi feste. Ci auguriamo che ‘tuttapposto’ possa continuare il bel percorso iniziato con ‘sottomarini’ e le prime indicazioni ricevute dall’uscita sono già molto incoraggianti! E poi abbiamo già in cantiere un sacco di canzoni nuove, che non tarderanno ad arrivare.

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