Vale la pena uscire la sera, quando l’occasione è uno spettacolo come Error Materia. Bando ai timori e ai dubbi, il teatro non muore neppure dopo pandemia e lockdown, ma ritorna più forte, più vero, più potente. “Fare il teatro” con serietà (e il verbo non è casuale, casomai causale) è ogni giorno più difficile: il pubblico è distratto, quando non incivile, e sempre più attratto dai mezzi tecnologici che permettono una fruizione individualistica del prodotto artistico rispetto al rito collettivo; la situazione economica poi… neppure a dirlo. Per affrontare un mestiere in questo campo ci vuole coraggio e determinazione, insieme a chiarezza di intenti, capacità, analisi, talento… Bene, al teatro Vascello abbiamo toccato con mano, occhi e orecchie tutto questo.

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Lo spettacolo è appunto Error Materia: un lavoro creativo di un team giovane, per nulla superficiale, bensì attento alla elaborazione drammaturgica del racconto come alla tradizione delle sue trasposizioni sceniche. Forti anche di una preparazione accademica, nonché di una sinergia con la squadra di tecnici che completa il lavoro “artigianale” dell’azione scenica con rigore specialistico, i quattro protagonisti presentano questo progetto, iniziato nel 2019, che amplifica i linguaggi, pungolando lo spettatore, titillandone la fantasia, impedendone la distrazione.

Ombre, pupazzi, suoni, luci, corpi, voci: materia appunto, e anima, tanta tanta anima. Il quartetto creativo  – formato da Evelina Rosselli, Caterina Rossi, Michele Eburnea e Diego Parlanti – ha preso su di sé non solo gli oneri interpretativi, ma anche quelli drammaturgici e registici. Un impegno di rilievo che, nonostante qualche piccolo nodo, ha recuperato le suggestioni della favola collodiana, una favola nera e per nulla patinata, come la tradizione cinematografica suggerisce. Sulla trama, organizzata in quadri, si innesta la ricerca multidirezionale sui linguaggi della contemporaneità, strettamente legata a un atteggiamento critico di questa giovane generazione di artisti sulla stessa operazione produttiva – come dichiarato apertamente nelle note di regia. Così se la narrazione ha un suo andamento coerente e, ancor più, avvolgente, qui e là si nota qualche sporadico inserimento attualizzante che stona un poco con il resto. Pazienza, l’operazione nel suo complesso è riuscita, il resto lo sistemerà il tempo. D’altronde lo stesso sottotitolo “Studio da “Le avventure di Pinocchio, storia di un burattino” di Carlo Collodi” avverte della parzialità del lavoro e della sua natura in evoluzione. Una evoluzione su cui è impossibile ancora far pesare il confronto con una tradizione relativamente recente: si pensi al Pinocchio di Carmelo Bene, ad esempio, solo per citare uno spettacolo che ha una lunga storia scenica e di ricerca.

A parte Michele Eburnea, che si fa carico del personaggio di Pinocchio, gli altri saltano e scendono da una maschera all’altra, da una “funzione” all’altra, dando vita a un dialogo che è anche specchio di una condizione umana sempre attuale. Nell’insieme si intuisce la volontà di fare di Pinocchio un emblema del singolo contrapposto al mondo. Non tanto nella ricerca identitaria di sé, quanto piuttosto nel tentativo di trovare una strada propria. Una necessità che, forse per la loro generazione, è più attuale che mai, soprattutto dopo due anni di limitazioni sociali. Compatti nella concezione creativa, tutti, senza esclusione, si adoperano con consapevolezza e rigore, con professionalità, ma anche umanità. Sarebbe sciocco, di fronte a uno spirito comunitario, stabilire un primato. Se primato c’è – e di fatto c’è – allora appartiene a tutti. Anche a Camilla Piccioni che ne delimita gli spazi, a Filippo Lilli che ne sincronizza i tempi e a Danilo Rosati che ne suggerisce gli artifici. Insieme hanno realizzato un giovane capolavoro in cui l’illusione cattura, senza mentire.

Error Materia

Studio da “Le avventure di Pinocchio, storia di un burattino” di Carlo Collodi

drammaturgia originale, regia e interpretazione Evelina Rosselli, Caterina Rossi, Michele Eburnea e Diego Parlanti (Gruppo Uror)

light design Camilla Piccioni

sound-design Filippo Lilli

realizzazione scene Danilo Rosati

produzione La Fabbrica dell’Attore- Teatro Vascello e Accademia D’Arte Drammatica Silvio d’Amico.

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