Blob, mercoledì sera. Tra i tanti flash associati in sequenza dal famoso programma colpisce una scena: la regina Elisabetta che stringe la mano del presidente turco Erdogan.
Chi è vicino a me esordisce con “Ah per quello la scena prima mostrava un fiume di sangue”.

E a me, in una stringente associazione di idee, viene in mente una delle proiezioni viste la sera prima al Teatro Rossetti di Trieste: le macerie di Kobane.

Ancora una volta il Rossetti tinge la sua stagione con i colori del teatro civile e stavolta lo fa con un esperimento e una prova non facile: Kobane Calling on stage, andato in scena per una replica unica martedì al Politeama Rossetti.

- Advertisement -

Grazie a Zerocalcare per il viaggio e l’ispirazione, a Nicola Zavagli per averlo messo in scena e a tutto il cast dei 14, meravigliosi attori per aver dato carne e vita a dolore e sogni.

Vale la pena citarli tutti, gli attori, appartenenti anche alla compagnia Teatri d’Imbarco dello stesso Zavagli e Beatrice Visibelli, specializzata nell’approfondimento storico e nella riflessione civile: Massimiliano Aceti, Luigi Biava, Fabio Cavalieri, Francesco Giordano, Carlotta Mangione, Alessandro Marmorini, Davide Paciolla, Lorenzo Parrotto, Cristina Poccardi, Marcello Sbigoli, Andrea Fali, Martina Gnesini, Jacopo Lunghini, Francois Mesheki, Niccolò Tacchini, Gabriele Tiglio e Matilde Zavagli.

Kobane Calling on stage è un documentario teatrale, un esperimento che prende il via dal famoso fumetto del disegnatore romano, uscito nel 2015.

Un fumetto e un viaggio in Siria e Iraq, quello affrontato dallo stesso ZeroCalcare in prima persona, che gli è costato l’inserimento nella black list aerea per USA.

Zerocalcare è un personaggio che si dev’essere sentito nominare almeno una volta nella vita, dato che

è il fumettista italiano contemporaneo di maggior successo, viste le oltre 700.000 copie vendute e tradotte nel mondo (120.000 solo le copie di Kobane Calling esportate)

E se non si è mai sentito nominare, o non si è mai letto di lui, lo si può facilmente ritrovare tra le righe, o meglio le battute, di Kobane Calling on stage.

In Kobane calling on stage il fumetto prende vita, fondendo quelli che sembrano i due sguardi preminenti di ZeroCalcare: poesia e ironia.

Rojava, fiore nel deserto

Lo sguardo di un giovane uomo deciso a partire verso un luogo lontano, che fa incrinare la voce al solo nominarlo, per fare un’informazione diversa.

Ci si può chiedere cosa possa spingere a intraprendere un viaggio di questo tipo e la risposta ci arriva dallo stesso ‘Calcà’:

perché Kobane è un faro nella notte e Rojava indica una via di convivenza pacifica per tutto il Medioriente

Rojava, è il fulcro di una rivoluzione che prosegue da quarant’anni ed è il fiore nel deserto di un territorio che è a flag without a country, una bandiera senza un paese e un insieme di territori a cavallo tra quattro paesi: Turchia, Siria, Iran e Iraq.

Proprio la Turchia è il maggior “nemico” del Kurdistan dove i partiti di minoranza non hanno fondamentalmente nessuno potere politico e dove i cosiddetti cittadini di serie B vengono perseguitati.

Kobane

È il luogo in cui, come prima indicazione, ti suggeriscono strategie per riconoscere dal rumore ( o meglio, dall’onomatopea) che produce la provenienza di una bomba lanciata a pochi metri da te, Isis o America che sia.

È mettersi in ascolto. È la voce di uomini e donne che credono in un futuro diverso.

È il luogo in cui le donne guidano altre donne e uomini  e mettono in discussione i rapporti secolari che intercorrono tra loro.

Kobane non è solo una battaglia del popolo curdo, ma dell’umanità intera

Kobane non è una città, è un museo della vergogna dell’umanità

Kobane ha visto il male assoluto, quello che noi fortunati siamo soliti vedere solo nei cartoni come Ken il Guerriero, e HA RESISTITO.

Da un tetto di Kobane è partita la resistenza, dal tetto di un teatro, metaforicamente o più realisticamente dalla cultura, si può educare una nuova umanità.

un atto d’amore del teatro al mondo poetico e comicissimo di Zerocalcare, ma anche un atto di solidarietà a chi ogni giorno in Siria mette a rischio la propria vita in una terribile guerra senza fine

Un altro atto d’amore

Una fotografia si erge alle spalle dei ragazzi in chiusura come a riportare tutti i presenti alla tragica realtà dei fatti: ritratta è Ayse Deniz KaracagilCappuccio Rosso‘, portata anche in scena in Kobane calling on stage.

Ayse Deniz Karacagil è una delle vittime della stessa resistenza di Kobane, morta in battaglia nel 2017. Una delle protagoniste che, attraverso le Unità di protezione popolare (Ypg) per difendere la propria cittadina a confine con la Turchia, ha dovuto in prima persona imbracciare le armi.

Uomini e donne che se dalla Turchia sono additati come terroristi, rappresentano invece totalmente ciò che è veramente il coraggio.

E che adesso che le truppe americane non sono più presenti in quei territori, sono di nuovo sotto attacco della Turchia

Valeva la pena segnalarlo, per ricordare la carne e del sangue che sta dietro ai disegnetti che vengono interpretati da attori

Kobane Calling on stage è una prova accolta dal pubblico del Rossetti con affetto, attenzione e una lunga ovazione finale che ben evidenzia la necessità di produzioni che guardino all’attualità, anche quella più dura.

- Advertisement -

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.