Come va, va… una Roma Stralunata in uno stornello trasteverino 

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Fraschette, vino, poveri diavoli da osteria, strimpellate al chiar di luna e profumo di…carciofi un tanto all’etto, tritare il tutto con una nota stonata di nostalgia e avrai Come va, va… commedia esplosiva e struggente come lo è l’eterna Roma! Il teatro off che non ti aspetti che, come il blues e il suo alter ego italico, la serenata, sorge dalla strada, dai vicoli di una città ancora pregna di odori campestri che si affaccia alla contemporaneità come una popolana svogliata e affaccendata.

Una commedia che sorge dalla pancia popolare, l’arte espressionista de’ noantri che deforma una prosaica realtà per raccontarla in uno stornello trasteverino. La compagnia I STRALUNATI che già il nome è un manifesto d’arte strampalata si riappropria di uno spazio industriale con cui convive e di cui è l’anima. Si tratta della compagnia dei dipendenti Würth Italia che ha voluto affiancarsi all’associazione culturale, nata in ricordo di Antonio Perilli, collega scomparso prematuramente, che ha lasciato un segno, tradotto in spensierato vernacolo romanesco dagli affezionati colleghi: ogni volta l’esibizione è anche un omaggio ad una persona istrionica, attore anch’egli della compagnia che sicuramente avrebbe preferito una pasquinata ad una frase autocelebrativa!

Come va, va… è già un appello al pubblico a non prendersi sul serio perché i 4 attori si alterneranno nelle prove di monologhi in romanesco, alcuni inediti, dell’attore, autore nonché regista della compagnia, Valter Proietti, con la collaborazione dell’altro scanzonato interprete Agostino Franchi, altri noti: “Er fattaccio der vicolo der moro” di Americo Giuliani, “Mio padre è morto a 18 anni partigiano, di Roberto Lerici e il testo “Fritto misto”  della Littizzetto tradotto in vernacolo romanesco.

Siamo a Roma e c’è una compagnia di dilettanti diretta da una sedicente regista di fama internazionale che, via via che la rappresentazione si trasforma nella commedia parodistica di se stessa, tradisce origini e orizzonti artistici molto più nostrani.

Ed infatti, alla fine, da 3, Agostino Franchi, Nahid Islam e Valter Proietti, i poveri diavoli diventeranno 4 perché anche la regista di oltreoceano, Marzia Mosca, diventerà la proprietaria ammaliante di una fraschetta, dalle fattezze molto più verosimili!

Dalla spensieratezza romanesca di Nahid, voce romanesca che non ti aspetti, che con tenero disincanto restituisce un’immagine acerba e amarcord di una Roma allegorica fatta di carretti, serenate, mercati rionali pittoreschi, d’un tratto interrotta dalle urla triviali dei venditori che ci riportano ad una molto più rassicurante realtà.

Dal greve al grave dei vicoli di Roma che inghiottono storie di improbabili delinquenti che, tra un bicchier di vino e una trama sordida alle loro spalle, si ritrovano trascinati in strada, in un “fattaccio” che la sorte ingrata gli ha cucito addosso, incombente come la propria ombra adunca riflessa, su un vicolo dirimpetto.

E quando sembra che il lieto fine possa trionfare, ecco che anche l’amore si fa beffa dello spettatore che, come un avventore tronfio e viziato da un oste di astuta goliardia, stenta a credere ad un finale del teatro dell’assurdo che trascina tutti in una risata, un coup de théâtre dal sapore maccheronico, di romanella.

Un talento romanesco quello di Valter e di Agostino che sa pescare nella romanità agrodolce che si cela nei vicoli di questa città e che ci mette in guardia nel ricercare l’arte ovunque, anche al di fuori dei soliti circuiti!

In quale grande tournée ritroveremo i “poveri diavoli”? Prossimamente, alla Würth di Bolzano dove il sold – out ed un brindisi, sono già assicurati!

Noi speriamo comunque che Bolzano ce li restituisca più romani che mai!

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Sedicente eclettica e anticonformista, bourgeois, in senso habermasiano, intraprendente giocoliera in bilico tra yin e yang: ecco come amo definirmi al di là di ogni stereotipata classificazione demo-psicografica. Nata a Benevento, cittadina di cultura “catto-centrista”, allo scoccare della maggiore età, “emigro” nella capitale con la classica valigia in tetrapack (rivisitazione post-moderna della tipica dotazione in cartone da primo emigrante), piena di sogni e scommesse a lunga scadenza, che accompagna gli out–of-home students. Laurea in Scienze della comunicazione, dal marketing all’ufficio stampa al giornalismo fino alle strategie di digital branding la comunicazione quasi non ha più segreti per me. Scrivere è sempre stata la mia prima vera passione al pari della danza: la scrittura e la danza sono i veri amori della mia vita!
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Sedicente eclettica e anticonformista, bourgeois, in senso habermasiano, intraprendente giocoliera in bilico tra yin e yang: ecco come amo definirmi al di là di ogni stereotipata classificazione demo-psicografica. Nata a Benevento, cittadina di cultura “catto-centrista”, allo scoccare della maggiore età, “emigro” nella capitale con la classica valigia in tetrapack (rivisitazione post-moderna della tipica dotazione in cartone da primo emigrante), piena di sogni e scommesse a lunga scadenza, che accompagna gli out–of-home students. Laurea in Scienze della comunicazione, dal marketing all’ufficio stampa al giornalismo fino alle strategie di digital branding la comunicazione quasi non ha più segreti per me. Scrivere è sempre stata la mia prima vera passione al pari della danza: la scrittura e la danza sono i veri amori della mia vita!
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