È in scena dal 16 al 18 dicembre al Teatro Aurelio di Roma E la chiamano estate – Cronaca impietosa di una strana villeggiatura.

Si tratta di un libero adattamento di Carlo Munns in due atti della Trilogia della Villeggiatura di Carlo Goldoni.

Sul palco Pierpaolo Laconi, Lorenzo Benvenuti, Giuliana Macina, Antonio Gallo Luigi De Luca, Andrea Puglisi, Gioia Ricci, Giulia Ramezzana, Stefano Ferrara, Paola Zu diretti da Pierpaolo Laconi e Lorenzo Benvenuti.

E la chiamano estate – Cronaca impietosa di una strana villeggiatura. Si tratta di un suo libero adattamento in due atti della Trilogia della Villeggiatura di Carlo Goldoni. Come mai questo titolo?

Goldoni, sin dai primi esordi, mette sotto la sua lente attenta, la società del suo tempo con i suoi vizi e le sue virtù.

Tra i vizi dei veneziani in particolare, egli nota la passione per la villeggiatura, prima esclusiva mania dei nobili, poi terreno fertile per la borghesia.

E proprio due famiglie borghesi, nella Trilogia, scimmiottano i ricchi nobili cercando di organizzare le case più belle e le feste più divertenti, impegnandosi oltre le proprie possibilità economiche.

Giorno dopo giorno, passo dopo passo con una meticolosa preparazione si scavano la propria fossa, senza vedere avvicinarsi la loro rovina finanziaria.

Quello che ne emerge, è una cronaca puntuale e senza maschere di una villeggiatura che si risolverà in maniera strana.

Da qui l’idea di questo titolo che rende bene, crediamo, proprio questo percorso di discesa .

Tra tanti autori perché proprio Goldoni? Cosa di questo autore la colpisce particolarmente?

Goldoni ha vissuto in un secolo di grandi turbolenze, gli ultimi 30 anni li visse a Parigi vicino alla corte del Re di Francia , e ne vide la caduta rovinosa con la Rivoluzione Francese, un tempo di grandi trasformazioni della società e con il suo teatro volle in qualche modo leggere queste trasformazioni sia sociali, sia dei rapporti interpersonali, sia di quelli tra uomo e donna.

E lo fece però con una leggerezza tutta sua e unica che riusciva a toccare le coscienze divertendo.

Ed è una capacità ineguagliata che dopo più di trecento anni mi colpisce ancora.

Come è entrato in contatto con il cast? E’ una sua compagnia??

Con una parte del cast ho già lavorato in un’impegnativa produzione della durata di un anno e mezzo, dal gennaio 2015 fino al maggio 2016, con la quale abbiamo portato in 12 sites ( teatri, auditorium e chiese) Pane e Paradiso, un mio lavoro sulla vita di San Filippo Neri, in occasione dei 500 anni dalla sua nascita, un uomo che dato tutta la sua vita a questa città.

Un rodaggio importante che ci ha permesso di creare questo gruppo, integrato con nuove leve, che noi abbiamo chiamato Ensemble Sotto il cielo di Roma e con il quale affronteremo nuove sfide.

Lo spettacolo è prodotto da Sotto il cielo di Roma, è un’Associazione? Si occupa solo di Teatro? Ce ne parla?

Sì la nostra, è una Associazione. Siamo nati per creare un rapporto più profondo tra Roma e coloro che vi vivono.

Molti hanno una relazione superficiale, con il grande tesoro di storia, arte e spiritualità di questa nostra unica città.

E’ vero che è una realtà piena di problemi, tra i quali ogni giorno ci dobbiamo destreggiare.

Ma senza una coscienza matura, del fatto che nessuna città al mondo possiede una storia e un patrimonio così grande , non potremmo mai impegnarci a farla migliore per noi, per le generazioni future e per il mondo. Il teatro è uno degli strumenti, ma non l’unico.

Chi fosse interessato alle nostre iniziative potrà trovare informazioni sul nostro sito www.sottoilcielodiroma.it

Quanto è attuale, secondo lei, La trilogia?

Nella nostra società la mania di apparire, di ben figurare, di colpire il prossimo mettendo in mostra ciò che si possiede, spesso di là dalle proprie reali possibilità, è ancora altamente diffusa.

Non solo, ma per soddisfare questa passione, spesso si prendono strade, o meglio, scorciatoie pericolose, che rovinano esistenze e famiglie intere. E il messaggio di Goldoni suono ancora chiaro: attenti!

Ne “E la chiamano estate” lei ha reso più moderno il lavoro di Goldoni. Come ha fatto? Ha cambiato il lessico? E le Musiche?

Abbiamo voluto dare un look più attuale, senza costumi d’epoca, con scenografie curate ma moderne, con musica italiane Anni 60, gli anni del nuovo modo di vivere degli italiani. E senza esagerare, ho aggiornato anche il linguaggio per rendere più scorrevoli i dialoghi spesso serrati tra i protagonisti.

I due registi Pierpaolo Laconi e Lorenzo Benvenuti, hanno poi dato all’opera un giusto ritmo, veloce, piacevole e moderno che coinvolge gli spettatori nella vicenda di questa strana villeggiatura.

Un invito ai nostri lettori

Non posso che invitarvi a godere la saggezza divertente di Goldoni in  questi nostri tre spettacoli

  • Venerdì, 16 dicembre ore 21
  • Sabato 17 dicembre ore 21
  • Domenica 18 dicembre ore 18

presso il Teatro Aurelio , Largo San Pio V (Zona Villa Carpegna) – Roma.

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