La vedova allegra, Circo Massimo_Nadja Mchantaf (Hana)_ph Yasuko Kageyama-Opera di Roma 2020_9554 WEB

La Vedova allegra è un titolo emblematico nella storia della musica. Non solo per la fama quasi immediata da cui è stata travolta, arrivando nel 1910 a diciottomila recite in almeno dieci lingue diverse su palcoscenici tedeschi, americani, inglesi e italiani, ma soprattutto perché è riconosciuta come il capolavoro di un genere musicale a sé, osannato o denigrato a seconda del diverso punto di vista artistico.

Resta il fatto che, nelle sue declinazioni nazionali, la formula dell’operetta ha conosciuto decenni di successi e di divismo spesso maggiori di quelli operistici, per cui alcuni aneddoti sono rimasti nella storia del costume esattamente come quelli della Malibran o della Colbran, anche grazie a una maggiore vicinanza con il mondo del cinema (si pensi a Lubisch su tutti). Il merito del successo, naturalmente, è da annoverarsi anche in questo caso a quegli artisti che hanno legato il loro nome a quello del compositore o di un determinato periodo storico: così quello che Hortense Schneider fu per Offenbach, per Lehár è Mizzi Günther. Star dell’operetta asburgica fino al 1941, fu la prima “mitica” Hanna, personaggio creato e poi portato al successo, replicato più di mille volte. Di lei si può ascoltare una registrazione storica– la Vilja-Lied che alleghiamo qui sotto – che trasmette le atmosfere di quegli anni.

Anche in questa sorta di esperimento multidisciplinare proposto dal Teatro dell’Opera di Roma per la stagione estiva, la differenza è stata affidata nella mani degli interpreti, centro focale dell’idea scenica.

Il previsto allestimento in lingua originale di Damiano Michieletto, infatti, è stato accantonato, causa Covid, in favore di una forma di concerto implementata da un progetto visivo di Giulia Randazzo e Giulia Bellè, allieve di “Fabbrica” Young Artist Program. L’idea è originale, ma il suo sviluppo non pienamente convincente, a causa della scarsa compatibilità qualitativa dei video e di una incostante coerenza fra immagine, montaggio e musica. Pregevole però il tentativo che, sviluppato diversamente, potrebbe dare forma a un nuovo modo di fruizione dell’opera nelle stagioni estive.

Va da sé che, in questo caso specifico più che mai, la forma scenica avrebbe aiutato nella comprensione della lingua – almeno nelle parti dialogate, qui appositamente ridotte all’osso – e agevolato una attenzione allo spettacolo, invece costantemente divisa fra gli schermi dei video e dei titoli e il palcoscenico. Tuttavia la scelta dell‘idioma originale e il limite imposto all’interpolazione drammaturgica, le cui invenzioni sono state fuorvianti in altri allestimenti nostrani, hanno permesso di godere di un raro esempio di purezza originaria. Le melodie e l’orchestrazione, messe così in primo piano, hanno brillato su tutto il resto, rammentandoci il raro talento compositivo di Franz Lehár, troppo spesso svilito come autore di un genere secondario. Questa scelta produttiva ha inoltre favorito tutti gli interpreti che, senza eccezione, sono risultati ottimi sul fronte vocale, con qualche punta di eccellenza.

La vedova allegra, Circo Massimo, Nadja Mchantaf, ph Yasuko Kageyama, Opera di Roma 2020

Fra tutti, preme sottolineare i deliziosamente convincenti Marcello Nardis e Simon Schnorr, divertenti e caratterizzati al punto giusto senza gigionerie oltre allo stile, davvero incantevole, di Juan Francisco Gatell in tutti gli interventi di Camille (forse il ruolo vocalmente più difficile, dopo quello della protagonista), sfortunatamente per nulla supportato dalla fonica che non ha amplificato al meglio il timbro e i differenti registri. La questione della amplificazione nelle stagioni estive dell’Opera di Roma è già stata trattata più volte ed è superfluo ribadirla: peccato che non riescano a perfezionarla come accade in altri Paesi.

Impeccabile, poi, il Danilo di Markus Werba, sia sul fronte seduttivo sia sul piano vocale, lo stesso si dica della Valencienne di Hasmik Torosyan che ha spiccato sia nei duetti sia nello spassoso numero delle Grisettes. Tuttavia una vera performance stellata è stata quella di Nadja Mchantaf, Hanna Glawari. Non solo perché possiede una voce dal timbro lirico e vellutato, non solo perché è oltremodo sexy tanto nel canto come nella danza, non solo perché ha sfoggiato un atteggiamento sempre disinibito e scanzonato anche nei momenti più difficoltosi del ruolo, dandoci l’illusione – mai scontata – di incarnare il personaggio, ma soprattutto perché ha reso il divismo della Vedova, privandolo dei fronzoli storicistici. Ne ha fatto una diva moderna, da osservare a distanza, ma al contempo non affettata, non bamboleggiante. Ha incarnato qualcosa che è in nuce persino nella trama, ma che spesso viene nascosto dal costume, dalla scena, dall’ambientazione o da una recitazione ipocritamente “Belle époque”. Hanna rappresenta l’affermazione della libertà della donna, femminista ante litteram, nel vivere l’amore e il conseguente matrimonio. Una donna che è sessualmente al pari del marito, che sa usare le stesse doti di seduzione e non è semplice oggetto, ma che, di contro e al momento giusto, può sacrificare il suo vantaggio in nome di una risoluzione felice per tutti. Una donna intelligente e bella, affarista e innamorata, complessa eppure razionale.

Oltre alla bellezza della musica, alla piacevolezza della storia, forse fra le pieghe era nascosto e si è palesato anche questo desiderio di indipendenza e di parità fra uomo e donna che l’esecuzione frizzante e mai autocompiacente di Stefano Montanari ha saputo valorizzare. Una bacchetta che, a sua volta, non si compiace degli estetismi vocali di tradizione, ma che serra i tempi o si attarda inaspettatamente per donare un senso drammatico alle armonie e alle frasi musicali.

La vedova allegra, Circo Massimo, Markus Werba, ph Yasuko Kageyama, Opera di Roma 2020

La vedova allegra

Die lustige Witwe

Musica Franz Lehár

Operetta in tre atti
Testo di Victor Léon e Leo Stein

OPERA IN FORMA DI CONCERTO

Direttore Stefano Montanari

MAESTRO DEL CORO Roberto Gabbiani

PROGETTO VISIVO Giulia Randazzo* e Giulia Bellè*

PERSONAGGI E INTERPRETI

BARON MIRKO ZETA Andrea Concetti

VALENCIENNE Hasmik Torosyan

HANNA GLAWARI Nadja Mchantaf

GRAF DANILO DANILOWITSCH Markus Werba

CAMILLE DE ROSSILLON Juan Francisco Gatell

RAOUL DE ST. BRIOCHE Marcello Nardis

VICOMTE CASCADA Simon Schnorr

BOGDANOWITSCH Roberto Accurso

SYLVIANE Marianna Mappa*

KROMOW Roberto Maietta

OLGA Angela Schisano*

PRASKOWIA Sara Rocchi**

PRITSCHITSCH Alessio Verna

GRISETTES  Agnieszka Jadwiga Grochala* / Michela Nardella 5, 7, 12 agosto, Emanuela Luchetti, Claudia Farneti, Stefania Rosai, Silvia Pasini, Marzia Zanonzini

Fotografie ed immagine di copertina Yasuko Kageyama

*dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

**diplomato “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

Il materiale fotografico è stato fornito dall’ufficio stampa e utilizzato previa autorizzazione. Si declina ogni responsabilità riferibile ai crediti e riconoscimento dei relativi diritti.

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