Le parola si trasforma in immagine: grandi autori visti da grandi fotografi

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L’Auditorium Parco della Musica regala ai suoi visitatori una perla preziosa: una esposizione fotografica dedicata ad alcuni dei volti più influenti del panorama letterario mondiale, dai primi del Novecento ad oggi.

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Se ne era già parlato in occasione dell’annuale appuntamento dedicato alla lettura Libri come; la mostra (che si potrà visitare fino al 21 aprile 2014) nasce da un progetto realizzato partendo da Scrittori, libro pubblicato da Contrasto. Il curatore dell’opera, Goffredo Fofi, ci spiega così l’ambizione dei grandi fotografi nel ritrarre gli scrittori: “I grandi fotografi volevano dimostrare la loro capacità di cogliere, di quei personaggi, qualcosa in più della ‘cronaca’. [Essi] ambivano a catturarne l’originalità, la diversità, la ‘qualità’ di artisti, ciò che li distingueva dagli altri contemporanei”.

Questo gioiello racchiude 250 scatti, ognuno con una proprio forza, accompagnato da una scheda sull’autore che ripercorre le tappe più importanti della sua carriera.

Il connubio tra arte visiva e scrittori, mette in risalto la potenza della parola attraverso l’immagine. Un dialogo che coinvolge il cuore: l’emozione di uno scatto che coglie l’attimo, impresso per sempre nella storia.

È entusiasmante per chi ama la scrittura (ma non solo)  scoprire il volto che si cela dietro quei romanzi che abbiamo letto e amato ma anche dimenticato, a volte.

Tornando alla mostra, ci tuffiamo nella Los Angeles degli anni Cinquanta con uno scatto di John Fante, lo scrittore italoamericano riscoperto grazie all’ammirazione incondizionata che Charles Bukowski aveva per lui. Lo stesso Bukowski, all’apice del successo alla fine degli anni’70, aveva fatto ristampare dalla sua casa editrice  i romanzi ormai introvabili di Fante, a cominciare da Chiedi alla polvere (da cui è tratta la frase in didascalia sul pannello fotografico).

C’è poi Italo Calvino che posa per Gianni Giansanti in una foto del 1984. La città fa da sfondo mentre Calvino tiene nella mano destra una sfera trasparente che ci mostra la sua immagine capovolta. Sembra quasi una suggestiva riproduzione delle sue Città invisibili.  Arriviamo al più recente scatto del 2009 di Paolo Pellegrin che immortala un Daniel Pennac sorridente per le vie di Belville, quartiere parigino in cui lo scrittore francese ha ambientato molte delle storie raccontate nei romanzi.

Non possiamo dimenticare le donne, che con i loro sguardi intensi danno un tocco in più a questa mostra: il premio nobel per la letteratura Alice Munro e la scrittrice inglese Zadie Smith, considerata dalla critica una voce prodigiosa del nuovo millennio.

Sono ancora molti gli scrittori che incontriamo in questa esposizione che ha più l’atmosfera di un arredo urbano che di una mostra fotografica intesa in senso classico. I pannelli su sui è riprodotta la gigantografia sono arricchiti da una frase emblematica di ogni autore.

Da Keruac a Hemingway fino ad arrivare a Philip Roth, passando per Joyce e Federico Garcìa Lorca.

Questa mostra traccia l’inizio di un viaggio lungo e appassionato che nasce sulle pagine dei libri  ma  che non avrebbe potuto aver luogo senza gli scatti di artisti unici come Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, Richard Avedon o Robert Doisneau.

Un immenso grazie a coloro che hanno saputo catturare gli sguardi e i gesti di chi ha reso grande la letteratura nel mondo.

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