Vittorio Zucconi è il “Testimone della Storia 2018” per il Premio Luchetta

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Premio Testimoni della Storia 2018 per il Premio Luchetta è Vittorio Zucconi, il quale ha ricevuto il Premio una decina di giorni fa durante la registrazione, al Teatro Rossetti di Trieste, della serata ‘I nostri angeli’ che vedremo in onda la prossima settimana su Raiuno.

Prima della registrazione del programma il giornalista è stato anche intervistato dal collega e amico Enzo D’Antona che lo ha accompagnato nella presentazione del suo nuovo libro.

Da incontro stampa a tavolo di confronto

Per l’occasione, Vittorio Zucconi ha partecipato all’incontro stampa, riservato ai vincitori, stuzzicando e stimolando alla riflessione i giovani colleghi premiati sul mestiere del giornalismo e sulla fatica che questo mestiere comporta.

Zucconi infatti li ha interrogati sul significato del successo ai nostri tempi e su quale sia la motivazione che oggi porta a intraprendere questa strada.

È incoraggiante sapere che c’è gente che crede in questo lavoro. Cosa vi ha indotto a scegliere questo mestiere?

Su questo, e su ciò che distingue un buon giornalista, si è poi spostata la discussione, diventata tavolo di confronto tra colleghi e professionisti.

Tra le risposte si è arrivati alla conclusione che non sono i numeri a rendere un professionista un buon giornalista ma la devozione, la struttura di supporto redazionale e soprattutto l’impatto che il proprio operato ha sui lettori e sul cambiamento di visione che permettono.

Il lato fresco del cuscino

Nell’introdurre Vittorio Zucconi e il libro, D’Antona ha sottolineato quanto conti il punto di vista degli altri giornalisti: è importante il riconoscimento dei lettori, gratifica, però il riconoscimento degli altri colleghi riempie d’orgoglio.

 

Vittorio rappresenta la sintesi dei giornalisti italiani

Enzo D’Antona

Il giornalista infatti è stato inviato di guerra, corrispondente; in ogni caso tutto ciò che il giornalista può fare.

D’Antona ha poi ricordato come Zucconi sia diventato anche il nome di un tipo di articolo che i direttori dei giornali si aspettano dai redattori.

La mia più grande fortuna è stata quella di aver trovato dei redattori, caporedattori, capi servizio amici che tolleravano quello scrivevo, sopportavano la mia follia e pazientavano

Il lato fresco del cuscino” è l’ultimo libro di Zucconi.

Enzo D’Antona lo ritiene forse il più bello, non una serie di articoli scritti durante la sua carriera ma un libro intimo, un libro di ricordi personali.

Dal racconto dell’amore per la stampa e il rapporto di fiducia con gli stenografi.

O il blocco riguardante la lunga esperienza giornalistica tra cui spiccano gli incontri con Clinton e con quella che sarebbe potuta diventare la prima presidente americana donna, Hilary Clinton.

Il richiamo a Roma per Papa Woytyla morente

Tra gli aneddoti presenti nel libro c’è anche quello riguardante la visita a Roma di Zucconi quando Papa Giovanni Paolo II era in punto di morte.

Zucconi fu richiamato dalla redazione che gli fece avere un pass speciale per entrare nel Vaticano e scrivere del clima interno che si respirava in quei momenti.

Di un quarto d’ora di tragitto dall’entrata del Vaticano all’Osservatore Romano il giornalista scrisse un paginone intero di Repubblica di centottanta righe.

Il giornalismo è per il 10% ciò che scrivi, il 90% fatica fisica

Citando Montanelli: “le due caratteristiche principali dei giornalista sono delle scarpe dalla buone suole e uno stomaco di ferro”

Quindi

 saper digerire tutto, affrontare qualsiasi situazione e scrivere ovunque è fondamentale

Foto: Paolo Giovannini

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Quasi trentenne triestina, laureanda in scienze dell’educazione col sogno di lavorare con minori in difficoltà. Curiosa di natura e sempre pronta a mettersi in gioco con nuove esperienze Appassionata di teatro e soprattutto di musical; di cinema, danza, musica e divoratrice di libri, insomma di qualsiasi forma d’arte
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